Google vs Cina: giorno due

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google-title-2Giorno due dell’intricata (e appassionante) vicenda che mescola spionaggio, libertà d’espressione e globalizzazione. Senza dubbio a questo punto sono proprio le reazioni cinesi a dettare banco. Nella giornata di oggi, forse potrebbe arrivare una risposta ufficiale del governo. Finalmente il China Daily, dopo aver tergiversato per più di una giornata, pubblica una prima vera analisi delle dichiarazioni di Google. L’articolo è firmato Wang Xing. Riportiamo di seguito i punti più interessanti.

“La minaccia di Google di abbandonare la Cina dopo una serie di attacchi di hacker ha lasciato milioni di utenti cinesi nello sconforto; gli analisti hanno commentato la mossa come una strategia della compagnia per mettere sotto pressione il governo cinese. (…) Non è ancora chiaro se gli utenti in Cina, compresi moltissimi stranieri, saranno ancora in grado di accedere ai servizi della compagnia. David Drummond, legale della compagnia, ha detto in un’inusuale dichiarazione online che sono stati intercettati una serie ad alto tasso tecnologico provenienti dalla Cina, che hanno derubato alcune proprietà intellettuali (non si fa menzione dell’intrusione nelle caselle di Gmail di attivisti cinesi, ndr). (…).
Ha detto che non continueranno più a censurare Google.cn, la versione in cinese del motore di ricerca lanciata nel 2006, aggiungendo di essere in trattativa con il governo cinese sulla possibilità di far funzionare un motore di ricerca non filtrato nei limiti della legge. “Ci rendiamo conto che questo potrebbe portare alla chiusura dei nostri uffici in Cina.” Questa dichiarazione sottolinea un cambiamento nelle strategie della compagnia in Cina usate negli ultimi cinque anni, che forniva risultati censurati seguendo la legge cinese, in cambio della presenza nel mercato online più popoloso. Questa strategia ha premiato Google con il 35% del mercato dei motori di ricerca, nel suo quarto anno, secondo Analysys International.
Jiao Jian, un impiegato che usa abitualmente sia Baidu che Google ogni giorno, ha detto che la possibile chiusura avrà un impatto limitato sulla sua vita, dal momento che vi sono servizi analoghi offerti da altre aziende. “Ma è difficile trovare alternative a Google Maps, Gmail o Google Earth”. Ha espresso anche qualche poreoccupazione sul suo account su Gmail, se Google dovesse abbandonare il paese. Google ha lanciato il suo primo motore di ricerca in cinese nel 2000, ma solo con l’organizzazione di un team in Cina nel 2005 è riuscita a penetrare efficacemente nel mercato. La possibile ritirata di Google, ha spaventato i suoi 700 dipendenti nel paese, che temono di perdere il loro posto di lavoro. (…)
L’articolo di Drummond dice che Google cercherà di negoziare con il governo cinese per condizioni più favorevoli. (…)

L’articolo di China Daily aggiunge poco o nulla alla prima, timida, risposta di Xinhua di ieri. Ancora non si è registrata una risposta ufficiale del governo cinese, ufficialmente alla ricerca di ulteriori informazioni.

Alcune testate giornalistiche cinesi, in prima fila Chinanewstech, hanno sottovalutato e ironizzato sulle decisioni di Google di abbandonare il paese. Nella limitata interpretazione di questa testata che dovrebbe trattare di informatica e nuove tecnologie, manca completamente una visione di più ampio respiro. Quello che non è stato apprezzato, è che le dichiarazioni di Google sono giunte dopo aver informato il governo americano. L’operazione di Google è di respiro ben più ampio, e potrebbe non riguardare esclusivamente la compagnia di Mountain View. In molte analisi occidentali, manca difatti questo ragionamento. Secondo l’analista UBS Brian Pitz, la cosa è molto più grande del solo Google e, questo lo aggiungiamo noi, potrebbe fare parte di una strategia di più ampio respiro. E’ per questo che il governo cinese prende tempo, perché sa che la dipartita di Google potrebbe innescare una reazione a catena, dalle proporzioni disastrose. Niente più esperienza dall’estero in un settore che ogni giorno diventa più preminente. Niente più knowhow dalla Silicon Valley. Anche gli stessi investimenti stranieri in altri settori, dopo l’affare Rio Tinto, potrebbero farsi molto più cauti. Infatti questo caso presenta alcune analogie interessanti con Rio Tinto, la multinazionale dell’acciaio australiana, che tra la scorsa primavera ed estate è stata oggetto di un intricato scandalo di spionaggio.

Ad ogni modo, dopo più di una giornata dalle dichiarazioni di Drummond, ancora nessun’altra società hitech americana si è accodata. Tutti rimangono in attesa di una risposta ufficiale del governo cinese. In una dichiarazione giunta nella tarda giornata di ieri, Yahoo si allinea con l’eterno rivale di sempre. Ricordiamo che Yahoo, nonostante controlli indirettamente Alibaba e Taobao, ha rinunciato ad entrare nel mercato cinese con il suo marchio.

Oggi, sulla Xinhua appare un nuovo articolo che risponde indirettamente alle critiche sollevate da Google: Chinese official says Internet security a global problem. Un ufficiale del dipartimento di informazione cinese si è opposto con forza alle strategie degli hacker di destabilizzazione. Tutti i paesi dovrebbe lavorare insieme per estirpare questo cancro. “La rete cinese è aperta al mondo … La Cina è una vittima e si oppone strenuamente al cyber crimine” Ha detto. Gli attacchi provenienti dall’estero contro il gigante asiatico nel 2008 sono aumentati del 148%. Ha inoltre sottolineato come nelle recenti politiche contro la pornografia e i contenuti immorali contenuti nella rete cinese, China Internet Illegal Information Reporting Center ha ricevuto più di 80.000 segnalazioni riguardanti siti contenti oscenità di vario tipo. Interessante notare come la soluzione del problema, secondo l’esponente governativo, non risieda in una maggiore liberalizzazione della rete globale, ma in un maggior controllo.

Il caso si allarga

Uno studio legale americano, che rappresenta una compagnia di filtering in un controversia contro il governo cinese, ha rilasciato in una dichiarazione che è stata oggetto di email sospette durante un attacco coordinato proveniente dalla Cina, simile a quello cui è stato oggetto Google, e altre 20 compagnie US. Almeno 10 impiegati presso lo studio Gipson Hoffman & Pancione hanno ricevuto email tra lunedì e martedì. Lo studio aveva presentato una querela contro Pechino, due software house cinesi e 7 produttori di pc, per 2,2 miliardi di dollari, per conto di Solid Oak Software. Secondo lo studio difatti desume che siano state sottratte copie del codice prodotto da Solid Oak, e che siano state successivamente utilizzate e distruibuite in Cina, per filtrare la rete cinese.

Le minacce di Google raggiungono un nuovo profilo: il governo americano entra in campo

Mentre ancora si attende un qualche tipo di risposta ufficiale da Pechino, il segretario per il commercio americano Gary Locke ha ammonito la Cina a trovare un compromesso con Google e altre compagnie per affermare un clima di sicurezza. Le intrusioni avrebbero difatto creato un clima di insicurezza per tutte quelle compagnie americane che sono intenzionate a lavorare in Cina. L’amministrazione Obama pertanto incoraggia la Cina a lavorare fianco a fianco con Google e le altre compagnie per assicurare un clima sereno per le operazioni commerciali nel mercato cinese. Per un altro funzionario statunitense, ciò che è importante è che virtualmente tutti coloro hanno ascoltato le news, non hanno potuto fare a meno di esclamare un sonoro “WOW!”. “E’ importante che una delle più affermate aziende nel mondo mandi forti messagi alla Cina”.

La mossa di Google, come dicevamo ieri, è molto importante perché mette in serio imbarazzo la leadership cinese, alla ricerca di rispetto su scala mondiale. Questo ancora in molti non hanno capito. Soprattutto molti netizens cinesi indignati. Da come si comporterà in questa situazione Pechino, dipenderanno molte cose. Questo ovviamente è stato recepito dal governo cinese, che difatti molto probabilmente in queste ore si sta arrovellando per dare una risposta intelligente e sensata alle richieste di Google. Certo è che mai nessuna compagnia privata di tale spessore aveva osato mettere all’angolo la Cina, pubblicamente. Yahoo e Ebay ad esempio se ne erano andate in silenzio, e la stessa Yahoo è poi rientrata dalla finestra acquisendo importanti quote in Alibaba e Taobao.

Alle 17.00, ora di Pechino, ancora non è arrivata una risposta ufficiale dal governo cinese. Sono passati ormai due giorni dalle dichiarazioni di Google, che riflettono la disillusione percepita ormai da un numero sempre maggiore di società occidentali verso le aperture di Pechino.

Anche Yahoo sarebbe stata attaccata dagli hacker. Il malumore delle compagnie americane

Yahoo!Inc. sarebbe stata oggetto di un attacco informatico proveniente dalla Cina, dalle caratteristiche simili di quello di Google, secondo una fonte interna, informata dei fatti. Intanto i malumori delle compagnie americane cominciano ad emergere in maniera più chiara. Il produttore d’acciaio Nucor Corp si è lamentato delle politiche economiche utilizzate dalla Cina per dare incoraggiare le sue esportazioni. Anche le banche e le compagnie di assicurazione americane cominciano a fare sentire la loro voce, denunciando disparità di trattamento, che avrebbe portato ad un sostanziale handicap nei confronti della concorrenza cinese. Ecco allora come le dichiarazioni di Google potrebbero scatenare la tanto paventata reazione a catena, ovvero un vero incubo per la rampante economia cinese.

I servizi in lingua cinese spostati su Google.com

La ritirata di Google dalla Cina, dovrebbe riguardare esclusivamente Google.cn. Altri servizi come Gmail, Google Maps, Google Earth, Android pertanto potrebbero rimanere disponibili all’utenza cinese. Questo è quanto scrive China Daily nel suo ultimo articolo sull’argomento. Un portavoce della compagnia americana, raggiunto da un giornalista del quotidiano cinese, ha detto che gli utenti potrebbero continuare ad usare il motore di ricerca usando Google.com. “L’unica cosa che abbiamo annunciato è che tratteremo con le autorità per raggiungere un possibile accordo sul fornire servizi non censurati sul suolo cinese. Se tutto ciò dovesse violare la legge, chiuderemo Google.cn. Ovviamente continueremo a fornire servizi in lingua cinese sul nostro sito principale.”

La lista delle compagnie attaccate comincia a prendere forma

Gli attacchi hacker contro Google, provenienti dalla Cina, farebbero parte di uno sforzo spionistico di vaste proporzioni che coinvolge diversi settori: politica, diritti, economia. Le compagnie interessate dall’attacco sarebbero quindi 34, comprese Yahoo, Symantec, Adobe, Northrop Grumman and Dow Chemical. La recente intrusione smascherata da Google e che viene attribuita alla Cina diventa così un affare di stato, ha detto il portavoce della Casa Bianca Nick Shapiro.

Google.cn bloccato?

Arrivano le prime segnalazioni dello stop a Google.cn. Secondo un tweet di Kaiser Kuo, Google.cn non è più accessibile. A Kunming, dove si trova la sede di CinaOggi, continua a funzionare. Ricordiamo però che la censura funziona localmente, a livello provinciale. Pertanto la chiusura di Google.cn su tutto il territorio cinese potrebbe essere immniente. Invitiamo i lettori da Pechino o da altre città ad aggiornarci sullo stato di Google.cn.

Falso allarme! Kaiser Kuo ritratta! Google.cn funziona ancora. A Pechino Google.cn non presenta problemi. Ad ogni modo possiamo confermare che se si cerca di visualizzare il post originale di Google, il motore di ricerca cessa di funzionare per qualche minuto.

Gli account compromessi degli attivisti cinesi: arrivano le prime testimonianze

Secondo Danwei.org, Teng Biao, docente presso la University of Politics and Law in Beijing, interessato ai movimenti sulla tutela dei diritti umani, in un post pubblicato sul suo blog oggi, ha dichiarato che il suo account gmail è stato compromesso: le impostazioni del suo account hanno rivelato un forward della sua posta verso un altro indirizzo molto simile. Ha aggiunto di non sapere se il suo è uno degli account hackerati menzionati nel blog di Google. Ad ogni modo un suo vecchio indirizzo di posta era stato precedentemente violato numerose volte. Secondo il docente, la ritirata di Google è deludente. Arriva una seconda testimonianza da Key di Chinahush. Un altro account di un blogger cinese sarebbe stato violato. Ecco il post originale del blogger cinese.

La risposta del governo cinese

Ecco un nuovo articolo su Xinhua dedicato a Google. Arriva finalmente la risposta del portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu, dopo “appena” due giorni dalle conturbanti dichiarazioni di Google. Durante una conferenza stampa, Jiang Yu ha affermato che la Cina incoraggia lo sviluppo di internet. “La rete cinese è aperta” ha detto Jiang. “La Cina ha cercato di creare un ambiente favorevole per internet.” Ha detto Jiang, rispondendo ad una domanda sulla possibile ritirata di Google. “La Cina dà il benvenuto alle compagnie internazionali che operano nel settore IT seguendo le leggi. La legge cinese vieta gli attacchi hacker.” Nell’articolo Xinhua per la prima volta si parla degli attacchi hacker cinesi. La risposta del governo cinese è una non risposta in realtà che contiene una contraddizione di fondo, ovvero si parla di un’internet libera, ma osservante delle leggi imposte.