Sesso, spie e inganni

0
73

ian-clemente-titleEcco una storia illuminante sotto tanti punti di vista e come molte delle migliori storie, ci insegna numerose cose. Una torbida storia di sesso, inganni, spie e ingenuità.

Il vice di Boris Johnson, sindaco di Londra, è stato incastrato nella classica trappola da un agente segreto cinese di bella presenza, in una scena che sembra essere uscita fuori da un romanzo di spie. Ian Clement arrivò nella sua stanza d’albergo a Pechino per far sesso con un agente segreto, ma fu drogato e ore dopo, al suo risvegliò la sua stanza era stata messa sotto sopra. Il numero 2 del sindaco di Londra scoprì così che la donna aveva sottratto documenti confidenziali e downloadato dettagli sul capitale dal suo Blackberry. Clement cercò di nascondere questo episodio alla vista del suo capo, ma oggi ha dovuto ammettere: “Sono cascato in un tranello da manuale”. Il politico da 127.000 sterline l’anno è cascato nella trappola durante le Olimpiadi di Pechino dell’anno scorso, quando era in missione governativa per costruire contatti con dei potenziali investitori per i Giochi del 2012 che si terranno a Londra.
Clement, che fra le altre cose aveva una compagna in Inghilterra, disse: “Prima di arrivare a Pechino, sono stato addestrato dall’M16. Mi misero in guardia dai giochi di seduzione e mi avvisarono che spesso i servizi segreti cinesi utilizzano belle donne per ottenere informazioni. Non ho mai pensato neppure per un minuto che questo giochetto potesse funzionare con me.”
Il quarantaquattrenne esponente dei Tory incontrò la ragazza al party ufficiale per l’apertura delle Olimpiadi. Stava accompagnando il Ministro Tessa Jowell in Cina, ed era seduto a poche fila di distanza dal presidente americano George Bush. Clement confessò di “non essere George Clooney, così quando molte donne piacenti ad un tratto diventano particolarmente amichevoli, non è una cosa normale. Alla festa una bellissima ragazza cinese mi venne incontro, mi diede il suo biglietto da visita e mi offerse un drink. Al momento non pensai nulla di particolare, ma quando tornai nell’albergo, lei mi stava aspettando nella reception.”

Dopo due bicchieri di vino, Clement invitò la ragazza nella sua stanza. Si svegliò ore dopo, con tutti i documenti sparpagliati in giro per la stanza, e la ragazza ovviamente scomparsa.

“Non riuscivo a pensare, se non come un uomo eteosessuale ad 11 ore di volo da casa. Sapevo che non avrei dovuto fare questa cosa, ma ero ubriaco. Il mio portafoglio era aperto. Lo aveva esaminato attentamente, ma sapevo che non era una semplice ladra, perché non mancava nulla. Penso che abbiamo fatto del sesso, ma sinceramente non ne sono poi così tanto sicuro. Deve aver drogato il mio drink. Mentre ero a Pechino, prendevo decisioni importanti usando il mio Blackberry. Volevano sapere a che genere di affari stavo lavorando. Penso che la ragazza volesse sapere quali erano i miei piani, chi volevo incontrare, e come la nuova amministrazione conservatrice stava lavorando a Londra.”

Clement insomma decise di tenere per sé la spiacevole avventura. In seguito si giustificò così: “Non ho chiamato l’ufficio a Londra per informarli dell’accaduto. Non ne ho mai parlato con Boris. Non si trattava di una breccia nella sicurezza britannica di livello nazionale. Si trattava solo di qualche informazione economica e su come Londra viene gestita, nulla che avrebbe mai potuto mettere a rischio la sicurezza del popolo inglese, perciò non ne ho parlato. Ma alla fine è stato giusto alzarsi in piedi e parlare. Sono dispiaciuto, ho fatto un casino.”

Altrettanto interessante è la conclusione della carriera politica del nostro Ian Clement, una storia che sembra uscita da un copione dei fratelli Cohen. Alla fine Clement ha perso il suo lavoro un anno dopo, per aver falsificato le sue spese. Si è dimesso dall’incarico di Vice Sindaco a giugno (contribuendo sostanzialmente ad infrangere un record per l’amministrazione di Boris Johnson, giacché è il terzo vice sindaco che salta), per 156 sterline per un pranzo con la sua ragazza e altre spese. Aveva fatto spese personali con la carta di credito comunale e aveva cercato di farle passare per cene ufficiali. E’ stato ancora una volta scoperto, ed è stato condannato dai servizi civili a ridipingere i cessi pubblici. Eloquenti le sue parole che chiosano l’intera vicenda :”Non ce l’ho con nessuno, se non con me stesso”.

Fonti: Mirror, Guardian