Il villaggio fantasma di Sanjhih

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titleUn piccolo centro sulla costa di Taiwan ha dato vita a molte strane leggende che riguardano alieni e misteriosi eventi sovrannaturali. Scopriamo insieme se c’è qualcosa di vero…


Il villaggio arrivato dallo spazio

A un primo impatto potrebbe sembrare una città aliena, una di quelle che si vedono nei film di fantascienza o nelle serie Star Trek. Potrebbe suggerire l’idea di essere la scenografia ideale di film come “Fahrenheit 451” o “2001: Odissa nello Spazio”. Ma non ci troviamo in un set cinematografico, bensì in un villaggio abbandonato. Sanjhih (San Zhi), poco fuori Taipei, sulla costa nord dell’isola di Taiwan è una cittadina fantasma dove negli ultimi 30 anni si sono raccontate storie misteriose su alieni, fantasmi, zombi e morti inspiegabili. Ufo houses è un complesso di case che è stato battezzato così per via della forma elittica di ogni piano, che riprende e riporta alla mente l’aspetto di un disco volante.

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Il materiale, con cui furono costruite le case di Sanjhih, le aveva già condannate, poiché le estati risultavano più torride e gli inverni più gelidi.

 

 

Incredibili abitazioni

Il villaggio è composto da più di una ventina di palazzine trifamiliari costruite tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli ’80 comprendenti di giardini privati e piscine in comune. Il progetto prevedeva molte più palazzine che non sono mai state portate a termine perché la ditta costruttrice chiuse per bancarotta. In alcune abitazioni, completamente terminate, si possono trovare alcuni mobili distrutti, che riportano alla mente i cupi scenari di Silent Hill. Le tetre stanze sono disseminate di suppellettili, tracce del passaggio di qualche senzatetto locale o di giovani che hanno voluto contribuire a creare attorno al complesso, venuto dallo spazio, un alone di mistero e terrore.

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E’ uno scenario che sta intrigando le fantasie degli artisti, degli appassionati di fotografia e di video da tutto il mondo, anche perchè vi è chi sostiene che sia proprio l’aspetto delle case ad aver spinto gli alieni a boicottare la portata a termine del progetto!

 

 

Affascinante degrado strutturale

 
Gli edifici incompleti del complesso delle case aliene, hanno subìto più degli altri l’effetto distruttivo degli agenti atmosferici della costa. Nel corso degli anni molti soffitti sono ceduti, gli infissi delle finestre si sono arrugginiti, e all’interno delle abitazioni si è creata una fitta vegetazione. Nelle giornate di sole, l’intera struttura, vista dall’esterno, sembra un enorme parco giochi abbandonato, per la vivacità e varietà dei colori delle palazzine. Quando il cielo si scurisce il paesaggio si dipinge di tonalità surreali. Trapelano le atmosfere di un film horror, ma allo stesso tempo si palesa un’affascinante ricerca architettonica del passato che puntava a ricreare ambientazioni di un immaginario futuro. Vi è chi vorrebbe vedere questo centro restaurato e riadattato, ma ahimé il governo locale ai primi di ottobre di quest’anno ha deciso che le case ufo dovranno essere demolite prima della fine di novembre, perché sono considerate pericolose. Numerose sono le leggende metropolitane nate attorno a questo posto: si dice siano stati ritrovati dei cadaveri tra le rovine muschiose delle palazzette aliene.

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Il governo locale ha deciso di demolire Sanjhih a causa di problemi di pubblica sicurezza e danno d’immagine per Taipei

La storia di Sanjhih Township

Yu Zi è colui che ha supervisionato, per il gruppo Jian, il progetto delle case ufo di Sanjhih. In una recente intervista, il capo designer ha riferito che il governo di Taiwan aveva grandissime aspettative dopo gli anni ‘60 verso questo progetto futurista. Il governo locale, che aveva intenzione di promuovere e sfruttare la zona attirando il turismo balneare, verso la fine degli anni ‘70 aveva commissionato al team anche alcuni alberghi e altri complessi vacanzieri. Il proprietario di un’industria di gomme propose il prototipo delle case ufo utilizzando proprio i materiali della sua compagnia. La crisi energetica negli anni ‘80 aveva portato però alla chiusura della sua fabbrica e le palazzine degli alieni erano passate in mano alla banca. Nel 1989 una compagnia di birra locale aveva deciso di comprare e portare a termine le case ufo e voleva investire tra i 700 e gli 800 milioni di dollari di Taiwan, per ritrasformare il villaggio in un centro turistico a cinque stelle. Avevano optato per un aspetto ancor più minimalista e per questo le volevano bianche, pianificando interni luminosi in stile con la scenografia e il design di alcune scene del film Arancia Meccanica di Stanley Kubrick. I villeggianti avrebbero avuto accesso ad ogni privilegio a partire da spaziosi giardini ed enormi piscine. Nell’inverno dello stesso anno, nonostante la compagnia avesse investito già 150 milioni di dollari taiwanesi ed avesse portato a termine alcune palazzine, decise di fermare i lavori. Una fonte rivela che durante i lavori di costruzione vi erano continui incidenti e che queste storie spaventarono a tal punto gli abitanti, che sconsigliavano ai turisti di recarsi nella zona. Inoltre, la superstizione, radicatasi nelle menti dei cittadini delle aree limitrofe, ha portato a credere non solo che sia pericoloso recarsi nelle case ufo, ma che abbatterle sia di cattivo auspicio a causa dei fantasmi che le invadono, per colpa degli spiriti di coloro che sono morti lì e che non ritrovano più pace. Cypherone, che ha più volte nei suoi scatti immortalato questo particolare paesaggio e ha fatto molte ricerche sulla storia delle case, ci ha riferito che molto probabilmente le notizie e le leggende misteriose sono nate con il passaparola dopo l’incidente di un operaio che si è ferito cadendo dal tetto di una delle palazzine. Ad ogni modo Yu Zi, il capo designer dell’epoca, riferisce che effettivamente vi è un lato oscuro che avvolge questo complesso, poiché tutti quelli che hanno cercato di recuperare il progetto, si sono sempre imbattuti in invalicabili difficoltà che li hanno spinti alla rinuncia.

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Molti hanno rifiutato di credere alle storie e ai documenti fotografici su Sanjhih perché non hanno trovato il villaggio su Google Earth

La soluzione del mistero

Quelli che hanno visto di persona e fotografato gli interni delle abitazioni si sono spesso domandati se vi abbia mai realmente abitato qualcuno. La domanda nasce dalla presenza di mobili, letti, divani ed altro che potrebbe essere la prova di un trasloco. Un chiaro segno di chi, dopo aver comprato una porzione delle trifamiliari complete, ha sperato nella portata a termine dei lavori. Ma allora perché nel lotto interno si possono trovare oltre a pettini, specchi anche accessori ingombranti come scrivanie, librerie, insomma oggetti d’arredo che ci inducono a pensare che il luogo sia stato effettivamente abitato? La risposta è più semplice di quello che si può credere. A Taiwan, come accade anche tuttora in Cina, quando si propongono delle abitazioni in vendita, una o più case vengono completamente arredate, a dimostrazione di come possa essere trasformato ed organizzato l’ambiente. Nel caso delle case di Sanjhih, quelle che erano state terminate stavano per essere arredate per la vendita, ma chiaramente la decisione di lasciar decadere i lavori ha motivato anche l’abbandono del mobilio.

I prefabbricati Futuro sono 96, di cui 48 in Finlandia e gli altri sparsi tra Svezia, U.S.A., Australia, Nuova Zelanda, Unione Sovietica, Taiwan ed in alcuni Musei dedicati all’architettura

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Progetto Futuro

futurohousesLe ufo hoses di Sanjhih derivano da una moda nata verso la fine degli anni ’60 documentata da alcuni filmati in super-8, dal film “Futuro – A New Stance for Tomorrow” di Mika Taanila e da Tomorrow’s House from Yesterday, pubblicato da Desura. L’edizione in questione racconta dell’ Utopian space-age design e del Retrofuturo, ovvero il futuro immaginato direttamente dal passato, quello che ha portato una serie di idee, speranze ed oggetti che non sono mai esistiti e che chissà, forse grazie al loro permanere nell’immaginario collettivo, forse un giorno diverranno realmente parte della nostra quotidianità. Nel 1965 Jaakko Hildenkari chiese all’architetto finlandese Matti Suuronen di creare il design per alcuni prefabbricati ispirandosi a delle cabine spaziali. Ploykem Ltd., di Helsinki, nel marzo del 1968 produsse la prima abitazione. Con la presentazione a Finfocus di Londra, nell’ottobre dello stesso anno, furono battezzate Futuro. L’innovativo modulo abitativo, più che una vera e propria casa, nasceva come cottage di vacanze, infatti lo spazio era limitato a 50 metri quadrati suddivisi in cucina, bagno e sala che da area giorno si trasformava in area notte. La cabina abitativa, interamente in plastica, poliestere e PVC, attirò l’attenzione mondiale e per questo Futuro si spostò, nel 1969, dalla Finlandia agli U.S.A., dove però subì un brusco stop a causa dello scoppio della guerra in Vietnam. Inoltre la crisi legata al petrolio, negli anni ‘70, che alzò notevolmente il costo di questi prefabbricati, ha determinato la fine della loro fabbricazione dopo la novantaseiesima casa.

Foto: Lin Yung-jie