L’importanza della legge nel legismo

0
144

Le teorie del legismo vertono principalmente verso un fine pratico politico.

Molte sono le opere antiche che parlano di politica, ma non ve ne sono così efficaci come quelle dei legisti. Un esempio importante è il Guanzi, redatto tra il IV ed il II secolo, quest’opera raccoglie diversi scritti, in riferimento al ministro Guan Zhong, il quale ha reso il duca Huan di Qi, l’egemone di maggior lustro in Cina tra il 685 ed il 643. Anche Confucio ed il Lizi e pure il Shenzi, rendono omaggio a quest’importante figura della Cina. “Il libro del signore di Shang” (Shangjun shu) elogia il periodo aureo in cui la Cina nel 221 a.C. è un impero potente e solido. Le opere legiste si differiscono dalle altre composizioni che trattano di politica per il fatto di suggerire l’impiego del potere e formule pratiche da seguire. Risultano infatti dei manuali di teoria politica che hanno dato così le basi di una concezione del mondo. Questi pensatori orientali, per la prima volta mettono l’uomo e la società come primo gradino della politica. Intuiscono che per vivere correttamente il rifugiarsi nell’antichità e nel passato è poco auspicabile, la cosa migliore è sapersi adattare ai propri tempi ed ai mutamenti. Un famoso racconto di Han Feizi, su un contadino ed una lepre, mostra come il rimaner radicati ad un certo tipo di idea possa danneggiare l’uomo. Anche nel “Il libro del signore di Shang” è evidenziato il rifiuto autoritario del passato, per una necessità di comprendere i mutamenti dell’epoca in modo tale da creare il benessere del paese e del popolo cinese, grazie al metodo (dao). Sia nei legisti che in Han Fei si trova una attenta analisi degli inizi dell’umanità, la quale viene suddivisa in tre fasce caratterizzate nello sfociare nel disordine, che presentano un punto di osservazione antropologica e sociologica. I legisti, opponendosi al ritualismo confuciano, auspicano una situazione di vita designata dal seguire la legge (fa). Associati alla legge (fa) sono tutti gli strumenti geometrici, quali compasso (gui), squadra (ju), che combinati assieme designano l’insieme delle regole da seguire (guiju). Anche la bilancia (quan) è spesso ricorrente nel vocabolario legista, in quanto è simbolo di obiettività, arbitrarietà ed esattezza e quindi è di chi detiene il potere.

Infatti chi è detentore del potere della bilancia non ha necessità di applicare nessuno sforzo soggettivo, poiché è lei la garante dell’arbitrarietà, infatti la forza della legge (fa) è più forte di qualsiasi legame anche più forte di quello sanguineo. La legge deve valere per tutti e deve essere promulgata in codici scritti a cui tutti possono accedere, così nessuno potrà ignorarla e sottrarvisi. Le motivazioni di tipo morale non hanno alcun significato in uno stato basato su leggi con castighi uguali ed indistinti per ogni rango. Solo codificando ricompense e castighi è difatti possibile incitare l’uomo a comportarsi in una determinata maniera. Ritorna nuovamente l’acqua con Shang Yang, il quale volge la norma di Mencio e specifica che l’uomo segue il profitto come l’acqua la linea di maggior pendenza. Il potere non è quindi legato alla moralità o alla virtù (de). Shen Dao elabora una tesi in cui la garanzia, di un sovrano che operi con efficacia per il bene del popolo, è data dalla sua posizione di forza (shi). Anche in Han Feizi il valore morale non coesiste con una posizione di forza: per il sovrano è di primaria importanza l’efficacia delle istituzioni, il far rispettare la legge tramite una posizione di forza, la quale non implica nessun tipo di soggettività. A solidificare il tutto è fondamentale che il popolo si faccia recettore del messaggio del sovrano. Fonte di trasmissione sono un corpo di burocrati, i quali sono sotto il severo ed arbitrario controllo dell’imperatore. Nel contesto legista, il nome (ming) è la denominazione di una funzione che deve essere esercitata, mentre la realtà (shi) o la forma (xing) sono la modalità della funzione pratica. Il sovrano in quest’ambito è garante di questa corrispondenza tra forme e nomi (xingming) ed in base a ciò conferisce castighi o ricompense.

Legge, posizione di forza e tecniche di controllo sono le tre colonne portanti delle opere legiste che si concretizzano nella figura autoritaria del sovrano. I legisti per primi capiscono che sono le ferree e le solide istituzioni le radici del giusto governare. Han Feizi rappresenta l’unica opera che ricerca una base filosofica per giustificare la sua tesi politica. Egli è legato al sovrano Han, del quale è ambasciatore presso il futuro Primo Imperatore della Cina: accolto da Li Si, imprigionato è costretto al suicidio nel 233 a.C. Poiché era balbuziente, la sua arma migliore è lo scrivere. Egli combina con facilità la teoria politica legista al Dao taoista. Entrambe infatti hanno una posizione amorale, che differisce per il fatto che il primo usa l’amoralità per giustificare l’uso della forza, mentre nel secondo è giustificata dal fatto di rifiutare ogni tipo di costrizione. In termini di Dao vengono ribadite le leggi, in quanto la ragione penale concorre all’ordine universale, risultando così la ragione naturale (Li) che si esplica in diritto criminale nel contatto con la società, viene così piegato l’ordine naturale alle necessità dell’uomo. Si crea una sovrapposizione di ordine naturale e sociopolitico in Han Feizi riaffermando l’importanza del compasso e della squadra che apparivano anche nel Zhuangzi. Se la legge assume i tratti di descrizione del Dao, il sovrano si trova le vesti del Santo taoista, infatti l’uno è sopra le leggi come l’altro è sopra le distinzioni convenzionali. Se il Santo applica il non agire, il sovrano, poichè garante del potere, non lo usa. Han Feizi lo ricorda in una forma ritmata e rimata che porta alla mente il Laozi.