Germi di rifiuto e ritorno con Han Yu e Li Ao

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Uno dei più importanti prosatori cinesi di tradizione confuciana, Han Yu (768-824), segna il momento di passaggio da un ambiente di completa coabitazione a quello di crescente fastidio nei confronti della dottrina buddhista.

Egli si sente chiamato in causa a ristabilire gli antichi classici valori attraverso le sue opere di prosa e specialmente nel saggio sul “L’origine del Dao”, dove ribadisce che è necessario ristabilire l’equilibrio e l’ordine non lasciandosi influenzare dai messaggi propagati e divulgati da taoisti e buddhisti. Per riacquistare un benessere sociale ed una stabilità politica bisogna reistituire l’etica Confuciana, perciò egli decide di ribadire e sottolineare quale sia il Dao autentico. Armato del filo diretto con Confucio, presenta nel 819, durante una cerimonia imperiale legata ad una reliquia di Buddha, un memoriale dove rimprovera il culto e l’osservanza verso un barbaro di lingua non cinese. Il suo messaggio però, in un periodo dove il buddhismo è a braccetto con il potere, lo porta ad essere mandato nel più estremo Sud della Cina. Ma le sue parole, che esprimono un profondo senso di malcontento verso il buddhismo, pochi anni dopo la sua morte ritornano dall’oltre tomba a dare i loro frutti, infatti il suo invito a bruciare i monasteri, libri ed a restituire allo stato le proprietà, si trasforma in realtà, poiché inizia una fortissima corrente di persecuzione nei confronti dei buddhisti. Questo uragano, dell’845, che si abbatte sui monasteri che vengono effettivamente bruciati ed a cui vengono confiscati i beni in favore dello stato, oppure distrutti, più che per un fattore ideologico, come auspica Han Yu, è per un motivo strettamente economico: i monasteri poiché esenti da imposte accumulano ricchezze inimmaginabili a discapito del potere imperiale e della popolazione cinese. Alla vista di questa forma di parassitaggio, la delusione porta così ad una riaffermazione di quella che è l’identità e la cultura cinese , che decide di dare così un duro colpo all’istituzione buddhista.

Un altro pensatore che cerca delle risposte nella sua tradizione e cultura, ma decisamente non combattivo, è Li Ao (772-836). Egli nel “Libro sul ritorno alla natura fondamentale” riprende l’argomento della natura fondamentale e permanente (xing), e delle emozioni (qing), le quali indicano aspetti particolari e variabili. Li Ao descrive un cammino dello spirito che può equivalere all’illuminazione sia buddhista, sia taoista che confuciana, il tutto per esplicare che non vi è alcun detentore privilegiato con il monopolio per raggiungere la salvezza.