Consolidamento delle scuole buddhiste in Cina – VII-IX secolo d.C.

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Sotto la Dinastia Tang (618-907) il buddhismo raggiunge il massimo splendore. Quest’epoca vede sbocciare un continuo numero di scuole buddhiste propriamente cinesi. L’iniziativa di viaggi di pellegrinaggio verso l’India, di monaci come Xuanzang (602-664) e Yijing (637-713), apporta un sempre crescente interscambio religioso, culturale e linguistico, al punto tale che molti monaci dell’epoca hanno perfetta padronanza sia del cinese che del sanscrito, dando modo alle opere ed ai testi di avere una maggiore possibilità di traduzione e di divulgazione. Questi pellegrinaggi inoltre fanno si che la dottrina buddhista venga portata dall’India anche in Corea e Giappone. Nonostante in questo periodo la filosofia buddhista raggiunge il suo apice, il clan imperiale è strettamente legato al pensiero taoista, che è base della sua vita quotidiana e degli studi dei testi principali, quali Daodejing, Zhuangzi e Liezi. Neppure il confucianesimo è totalmente scalzato: opere come “Significato corretto dei cinque classici” (Wujing zhengyi) vengono appositamente redatti, sotto la supervisione di Kong Yingda (574-648), proprio per creare un’unificazione di quello che è il pensiero cinese classico, poiché è importante il senso della continuità delle tradizioni. Le comunità monastiche buddhiste, che sono ormai già il doppio rispetto a quelle taoiste, patrocinate dalla Dinastia Tang, iniziano ad integrasi con le strutture statali, ma si creano dei forti malcontenti da parte della società cinese, poiché molti monaci diventano proprietari fondiari dell’impero, così che dal regno di Xuanzong (712-756) vengono limitati i voti ed il potere economico dei monasteri. Il messaggio che si plasma nei monasteri dell’epoca, crea un prodotto di riflessione cinese, nel quale i fondatori delle scuole, riferite ai sutra, interpretano il senso celato e profondo dei testi indiani, accostando la loro esperienza e ponendo quindi come finalità la salvezza. Così facendo, questi elaborano ed adattano la dottrina buddhista per quello che è lo spirito cinese. Molte comunità sono sparse in varie parti della Cina l’una indipendente dall’altra, poiché questa corrente di pensiero, essendo portatrice della dottrina della vacuità ha una dimensione interiore dove il centro è assente ed anche perché crede nel rifiuto di un unica verità, poiché ritiene che la verità sia relativa. Un fatto di non semplice comprensione per la comunità cinese è che diverse scuole di pensiero hanno dato alla luce differenti e contraddittori testi di epoche diverse, che solo con la nozione del Mahayana dell’adattamento (upaya), in cinese (fangbian) esplica il coabitare dei differenti messaggi: Buddha prevede diversi livelli di comprensione e perciò vi sono diversi livelli di sutra, così che le diverse scuole non sono eretiche, ma a volte rappresentative ed altre volte eretiche.

Zhiyi (538-597) è il fondatore della scuola Tiantai durante il regno della Dinastia Sui. Studia con Hiuisi (515-577) ed in seguito si trasferisce sul monte Tiantai, dal quale prende nome la scuola. Lì elabora, tenendo presenti le differenti fasi dell’insegnamento del Buddha (panjiao), uno schema di cinque periodi ed otto insegnamenti che dà la possibilità al “Sutra della Ghirlanda” e al “Sutra del Nirvana” di conciliarsi nel “Sutra del Loto”. Il messaggio che scaturisce dal sutra è quello di Buddha portatore di salvezza, poiché esplica che ogni vivente possiede la natura di Buddha (foxing) e quindi può auspicare a divenire Buddha. Con Zhanran (711-782) si arriva a riconoscere la presenza di Buddha anche nelle cose inanimate e quindi pure nelle più infime particelle. Già con Daosheng la dottrina buddhista è stata vista dai pensatori cinesi come una soluzione salvifica per tutti, tanto è che con la sua interpretazione, anche i corrotti hanno la possibilità di giungere alla buddhità. Solo la scuola Faxiang (Yogacara) vede una categoria a cui non è esteso tale privilegio. Una particolarità del “Sutra del Loto” è il fatto che questa universale salvezza è possibile anche in questa vita, così affermando taglia il cordone ombelicale che lo legava al buddhismo indiano, che ritiene solo pochi arhat capaci di risvegliarsi. Ma la concezione cinese ha la profonda necessità di poter assistere in vita alla ricompensa per tutti gli sforzi fatti. Tiantai poiché non accetta la dualità, determina una verità ternaria, la quale, come per Madhyamika, risiede nella via mediana. Ogni cosa è vuota perché non ha una realtà indipendente, ma allo stesso tempo essendo un fenomeno, ha un’esistenza temporanea, da qui il passo successivo porta ad oltrepassare entrambe e immergersi pienamente nell’idea che il tutto e le sue parti sono la medesima cosa: Un solo pensiero ed i tremila mondi. Per questo motivo la cosa più importante per la scuola Tiantai è la concentrazione (zhi), che permette di accorgersi della vacuità del tutto e con la visualizzazione (guan) della realtà temporanea opera la coltivazione dello spirito.

Un’altra scuola buddhista cinese che ha un importante sviluppo in Cina è la scuola Huayan, che non presenta nessuna corrispondente in India. Sotto Wu Zhao, Wu Zetian, coglie i frutti più succulenti della sua dottrina: l’imperatrice si avvale del totale appoggio e consiglio della corrente di pensiero diffusa dalla scuola Huayan, poiché è l’unica che legittimizza la sua salita al potere, infatti la tradizione confuciana non ritiene una donna atta a regnare. Il “Sutra della Grande Nube” (Mahamegha-sutra) narra di una donna sovrana settecento anni dopo la morte del Buddha, così Wu Zhao si sente l’incarnazione del Buddha futuro (Maitreya) e nel 690 fonda la Dinastia Zhou, della quale è lunico sovrano fino al 705. Fedelissima adepta del buddhismo, opera in suo favore dando luminosità all’aspetto artistico delle grotte di Longmen ed esortando la costruzione di nuovi templi. Si erge a protettrice della scuola del “Sutra della Ghirlanda” (Huayan jing), la quale vede eccellere la figura del monaco Fazang (643-712). Egli, protetto dall’imperatrice, opera in modo tale da dare una nuova immagine del buddhismo, caratterizzata dall’accettare completamente il mondo. Successive figure importanti nella scuola sono Chengguan (737-838) e Zongmi (780-841) i quali apportano elementi della scuola Tiantai e della scuola Chan. Il Sutra della Ghirlanda, che caratterizza la scuola Huayan è assai complesso, poiché presenta un universo che compone un tutto integrato, dove ogni sua parte è collegata organicamente alle altre, e tutti i suoi dharma appaiono contemporaneamente, per creazione spontanea. Anche i dharma di questa scuola sono vuoti, ma questa vacuità è statica, poiché principio (LI), ed è dinamica, poiché è fenomeno (shi). Nel “Trattato sul leone d’oro” steso da Fazang per spiegare all’imperatrice i dettagli del “Sutra della ghirlanda”, prendendo come metro di paragone un leone d’oro: l’oro è il principio ed il leone l’insieme dei fenomeni, il monaco chiarisce così come il principio ed il fenomeno si mescolino e contemporaneamente come tutti i fenomeni creino un unico tutto. Un altro esempio che usa Fazang per facilitare la comprensione del sutra è una rappresentazione caleidoscopica di una statua di Buddha, così da richiamare la cosmologia del “Sutra della ghirlanda” , dove al centro risiede il Buddha del sole (Vairocana). Un’altra importante scuola, il cui fondatore è Huiyuan, è quella della Terra pura (Sukhavati), in cinese (Jingtu), la quale si affida alla misericordia del buddha dell’infinita luce (Amitabha), il quale ha dato luogo alla creazione della Terra pura poiché ha visto la fede nella sua potenza da parte degli esseri. Amitabha è accompagnato nella sua opera dall’intercessore che vede (Bodhisattva Avalokitesvara), colui che percepisce i suoni (Guanyin), il quale ascolta le preghiere dei più deboli e specialmente le donne che chiedono di poter dare alla luce una creatura. Questo aspetto del Guanyin, porterà infatti nella statuaria che era solita raffigurare la figura con baffi e tratti maschili, presto a sostituire questa iconografia con una femminile. Nel Nord della Cina si instaura un buddhismo magico per il suo aspetto pratico, mentre il buddhismo tantrico inizia a dare segni sotto la Dinastia Tang, dove la pratica religiosa tantrica comprende sia corpo che spirito nell’esecuzione del rituale. I cinesi vedono la scuola tantrica come una scuola esoterica (mizong): il termine tantra, in cinese (jing), indica un insieme di testi esoterici, i quali descrivono per lo più riti magici. Questa scuola è nata in India tra la fine del VII e l’inizio del VIII secolo ed ha radici nella mitologia indù, dove la simbologia sessuale è al primo posto. Il veicolo di ciò che diffonde la conoscenza (Tantrayana) o il veicolo della folgore adamantica (Vajrayana) è ripreso dal “Sutra del sincipite di diamante”. Fondamentale nel Tantrayana per raggiungere la salvezza è seguire delle pratiche che riguardano il corpo, la parola ed il pensiero, da ciò ne consegue la visualizzazione di forme stereotipate di sillabe concatenate (mantra). I mantra risultano essere una perfetta manifestazione della divinità, esse sono in grado di esorcizzare e dare vie immediate per raggiungere l’illuminazione. Durante la preghiera e la visualizzazione dei mantra è necessario mantenere una posizione delle dita, delle mani e del corpo a sigillo del rituale (mudra). Questa posizione ricalca quella della divinità a cui si sta recitando i mantra, in maniera che si crei così una fusione totale tra la divinità (sadhana) o con l’assoluto. Un altro metodo per ottenere queste fusioni, oltre alla recitazione dei mantra, è l’osservazione delle pratiche yoga e quelle sessuali, poiché l’unione uomo donna emulano i due lati caratteristici dell’assoluto: metodo e conoscenza, o vacuità e compassione. I luoghi di ritrovo dei santi o gli altari delle cerimonie sacre, sono i cosmogrammi, diagrammi delle aree consacrate, (mandala) delle pratiche tantriche. I mandala più conosciuti in Cina all’epoca Tang sono la “matrice adamantica” (Vajradhatu) e la “matrice uterina” (Garbha-dhatu), i quali basano sul “Sutra del grande sole” (Mahavairocana). Il messaggio salvifico che porta il Mahayana è accolto ben volentieri dai cinesi laici i quali non debbono seguire le rigide leggi della vita monastica, ma percorrere i principi del Bodhisattva: recitare i tre gioielli, applicare i cinque precetti e praticare le dieci opere buone. Questa possibilità di salvezza per tutti e la dottrina basata sull’altruismo influenzano, oltre ai monaci ed ai laici, anche gli scritti taoisti che riconoscono nel grande veicolo una via regale. Questa completa integrazione con la comunità cinese dà luogo alla nascita e al fermento di numerose feste religiose. Quelle che riscuotono maggior successo sono per lo più quelle legate alla pietà filiale. In questo periodo i monasteri si occupano del sostegno dei bisognosi, istituendo dei campi di compassione, mentre i laici, sempre sotto la supervisione dei monaci, organizzano dei gruppi di associazioni a carattere sociale (she) dove recitano i sutra, digiunano e scolpiscono statue o dipingono racconti accompagnati da prosa (bianwen), i quali diffondono il messaggio della dottrina buddhista al popolo cinese che tramite le immagini può attingere le storie principali di questa filosofia. I letterati, invece, prima si erano accostati alle scritture (sutra) buddhiste che poggiavano le loro impronte su fogli calligrafati dai monaci in rotoli incollati, poi su fogli piegati a fisarmonica; in seguito per praticità i fogli vengono rilegati ed i sutra hanno una più rapida e larga propagazione nel VIII secolo, quando i cinesi apprendono le tecniche della litografia. Nella dottrina che apprendono dai sutra, la maggiore concentrazione per i cinesi è rivolta alla pacificazione dello spirito che consente di vedere una realtà indipendente dai sensi (prajna), seguendo una disciplina preparatoria (dhyana), per i giapponesi zen, che verte su esercizi di respirazione e focalizzazione concentrata di un oggetto.

La scuola Chan

La scuola Chan, che rivendica le sue dirette origini indiane e quindi da Buddha, il cui insegnamento pone le basi nel “Sutra del diamante”, vede come suo fondatore in Cina Hongren (602-674). Alla sua morte la scuola passa a Shenxiu (605-705), il quale però dibatte con Shenhui (670-760), il quale sostiene che il reale successore sia Huineng (638-713). Una storia narra che Hongren per decidere il suo successore abbia indetto un esame di poesia che sarebbe stato vinto da Huineng e forse per questo motivo nella tradizione cinese la scuola portata avanti da lui, al Sud, si mette in così tale luce da eclissare quella del Nord capeggiata da Shenxiu. Le due si differenziano maggiormente in quanto quella del Nord prevede un’illuminazione graduale, mentre quella del Sud ne vede una immediata totale e apporta così un nuovo Chan, il quale è interessato a illuminare il proprio spirito così da vedere la natura di Buddha. Zongmi, un pensatore del IX secolo si dedica a distinguere le scuole Chan e le raggruppa in tre insiemi: Chan del Nord, che risentono del dhyana indiano; Chan del Sud che si biforcano uno in Madhyamika e vacuità, l’altro nel Yogacara e nell’essere Buddha. L’assoluto della scuola Chan, come nel taoismo, viene espresso in termini negativi, poiché non ci deve essere nessun altro pensiero che abbia o produca karma. Per raggiunger l’assoluto è importante mantenere una vita semplice, in modo che lo spirito riesca ad essere intuitivo, libero di captare la natura di Buddha grazie all’illuminazione. In questo frangente di tempo lo spirito risulta se stesso ed il suo contrario: comprende di essere un “non pensiero” (wunian). Wunian risulta essere così il momento del pensiero in cui vi sono tutti i dharma, ma è contemporaneamente anche quello in cui si è al di fuori di ogni pensiero. Questo stadio comporta realizzare che la natura di Buddha è sempre stata presente in noi ed è il nostro spirito. Infatti una priorità della comunità cinese è quella di trovare la verità in sè, così come Confucio ha sempre dichiarato che il senso dell’umano (ren) parte proprio da sè. Diversi cammini percorrono le scuole Chan per arrivare tutte alla vacuità dello spirito: Linji si addentra in una via dove è necessario sbarazzarsi di tutto, delle volte si lancia in dichiarazioni pesanti , volutamente provocatorie, per liberare lo spirito da schemi che non permettono di visualizzare l’illuminazione; Cao Dong percorre una via più tranquilla dove è basilare meditare da seduti (zuochan) per intravedere cosa c’è dentro di noi; Un’altra via è quella dell’anti discorso (gongan), dove litigi in pubblico fanno si che non vengano dette certe cose o che si creino dei paradossi, questa pratica ha dato modo alla letteratura cinese di affermarsi, perché di norma questi dialoghi avvengono in lingua volgare o bianca (baihua), parola viva lontana dai sutra ritenuti statici. La scuola Chan ha notevole successo in Cina poiché rispetta un’autonomia rispetto all’ordine sociale, diversamente dal legame con le caste dell’induismo e dei clan con il confucianesimo, essa infatti si adatta facilmente ad ogni istituzione tanto che diviene religione di stato. Rappresenta una delle scuole più originali e più longeve in Cina, anche perché non ha connotazioni di tipo specifico religioso, tanto che i suoi monaci, a differenza di altri, svolgono pienamente lavori manuali e per questo si integrano totalmente con quella che è la mentalità della società cinese, la quale non li accuserà mai di parassitismo.

Dominique Musorrafiti