Parkour, folli acrobazie in città

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parkour-titleI giovani delle metropoli in una spettacolare corsa a ostacoli urbana

L’interesse dei media cinesi nei confronti del Parkour è esploso verso la fine del 2007 quando, attraverso i siti e i forum online, la Cina ha scoperto questa comunità in continua crescita. Sono arrivate così le prime foto su Xinhua. Successivamente, anche gli altri media ufficiali hanno iniziato a parlare di Du Yize e dei giovani della BFA (Beijing Film Academy). Questi giovani sono riusciti a catturare l’attenzione praticando una spettacolare ginnastica urbana. Un tipo di street sport, che include la corsa abbinata a funamboliche acrobazie sugli edifici, e che richiede concentrazione e prontezza nei movimenti. Parkour è uno sport da città: lo scopo del “gioco” è quello di partire da un punto A per raggiungere un punto B nella maniera più veloce. Nel Parkour è permesso l’uso di qualsiasi parte del corpo: mani, braccia, gambe, piedi, cercando nello stesso tempo di superare gli innumerevoli ostacoli di una città. Per molti giovani cinesi il Parkour è quasi un’arte marziale. Come avviene per le arti marziali, infatti, i ragazzi che si accostano a questo sport devono affrontare un lungo ed estenuante training per imparare a “volare”. Du non lo vede unicamente come uno sport, ma anche come una disciplina di “autodifesa”: se scoppiasse un incendio, per esempio, Du potrebbe saltar fuori dall’edificio attraverso la finestra senza alcuna preoccupazione. È per questo che in Cina sta sviluppandosi una sorta di sintesi tra il Parkour e il Kung-fu. Il Parkour non è ancora molto conosciuto dalla maggioranza dei cinesi: un giorno, durante un allenamento, Wang Ling, un giovane del gruppo, mentre correva nel parco, è stato scambiato per un ladro e fermato da due guardie. Questi ragazzi sono coscienti della distanza che li separa da coloro che lo praticano da più anni in Europa, e sanno bene di essere in una fase di “apprendistato”. Per questo si danno appuntamento fisso tutti i sabati alla BFA dalle 9 del mattino fino alle 6 del pomeriggio al fine di raffinare la loro tecnica.

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Alcuni giovani cinesi hanno scoperto questa disciplina attraverso l’ultimo film di James Bond: Casino Royale

Quattro chiacchere con Larry Zhou
Zhou Hong, conosciuto tra gli amici come Larry, è stato il primo a importare il Parkour in Cina. Il giovane, originario del Sichuan, dopo aver visto alcuni video su Internet, ha deciso di imparare questa ginnastica metropolitana.

Quando e come è nato il tuo interesse verso il Parkour?
Sono venuto a conoscenza di questa disciplina nel 2006, tramite un amico francese. Da allora, abbiamo cercato di promuoverla attraverso il nostro sito ufficiale, www.paoku.com.cn. Ora la nostra comunità online è cresciuta fino ad arrivare a 12000 utenti.

Che emozioni provi quando corri e salti in giro per Beijing?
L'emozione che ci accompagna è quella dei giovani che cercano di mettere alla prova se stessi. Di superarsi in una costante ricerca di miglioramento delle proprie capacità. È una sfida continua, e sono tutte sensazioni molto stimolanti.

Quanti sono i giovani nel vostro team? Ci sono ragazze?
Beijing è la sede ufficiale del nostro gruppo, il 360. Si tratta di un team davvero niente male. Il nostro gruppo è composto da una decina di ragazzi. Ci sono anche delle ragazze che stanno facendo il training. In Cina, le ragazze interessate al Parkour sono poche. Sembra essere uno sport più maschile, a differenza di altri. All'estero c’è un team femminile che si chiama KAT, e loro sono veramente fortissime.

Esistono gare di questo sport?

Nel Parkour non ci sono particolari motivazioni che spingono alla competizione, dato che si tratta di una sfida personale contro se stessi. Ad ogni modo, per quello che so, sia in Cina sia all'estero non ci sono gare.

Quale è la fascia d’età dei componenti dei team in Cina?
Abbiamo tutti tra i 15 e i 30 anni, la stragrande maggioranza è intorno ai 20.

Cosa pensano le vecchie generazioni del Parkour? Come vi guardano?
Anche se c’è una certa diffidenza, chi ci vede riconosce subito che si tratta di una disciplina sportiva che richiede molta concentrazione, e per certi versi può ricordare alcuni sport tradizionali cinesi. Per questo motivo non abbiamo mai grossi problemi, anzi: una volta, una signora settantenne ha voluto provare a partecipare. Chiaramente non se n’è fatto nulla: avevamo tutti troppa paura che si facesse male, però è stato un momento divertente.

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La traduzione cinese del nome riprende sia significato che fonetica. I due caratteri che formano paoku significano infatti correre e cool

Per saperne di più ...
Il Parkour nel mondo

Attorno a questa disciplina si sono creati dei team e dei gruppi di supporto per promuovere il Parkour senza “inquinarlo” con inutili rivalità. Questi gruppi affermano di non credere nelle gerarchie. Le parole vincere e perdere non si sposano con la filosofia del Parkour. Inoltre, lo spirito di questo sport è quello di stare insieme, di condividere la conoscenza e di aiutarsi senza entrare in competizione. Secondo altri, invece, il Parkour è assimilabile ad altre discipline agonistiche e dovrebbero svolgersi gare anche di questo sport.

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Le origini

Il Parkour nasce in Francia negli anni ‘80 da David Belle e Sébastien Foucan, che intuiscono l’importanza della fusione di corpo e mente per superare le barriere naturali e artificiali dell’ambiente circostante. La città è la principale palestra per l’addestramento. Alla base di questo sport vi è una fusione tra le teorie di Georges Hébert, la filosofia di Laozi e le arti marziali di Bruce Lee. I due hanno ideato insieme anche altre due discipline sportive: lo Yamakasi e il Free Running. Queste tre discipline sono state divulgate anche grazie al cinema, che ha trasmesso l’emozione e l’adrenalina che si provano saltando, per esempio, dal tetto di un edificio.

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Abbigliamento semplice e totale assenza di protezioni: questa è la tenuta ideale per praticare il Parkour

 

Testo di Dominique Musorrafiti
Foto di Matteo Damiani
Traceur: Shen Yiliu
L'articolo è comparso originariamente sul numero 3 di Cina Magazine