La situazione dei diritti umani in Cina

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I Giochi olimpici di Pechino e la conseguente maggior attenzione della Cina per la propria immagine a livello internazionale avevano accresciuto le speranze di ottenere effettivi e duraturi miglioramenti della situazione generale dei diritti umani nel paese.

Nell’aprile di quest’anno, il governo ha pubblicato il 'Piano d'azione statale sui diritti umani 2009-2010', dove si afferma che dalla fondazione della Repubblica popolare cinese, sotto la guida del Partito comunista  cinese, la Cina si e' impegnata indefessamente per promuovere e tutelare i diritti umani. Amnesty International ha apprezzato il Piano ma ha sottolineato che il suo successo dipendera' dalla sua effettiva attuazione.

Nonostante queste premesse, nell’ultimo anno il rispetto dei diritti umani in Cina non e' affatto migliorato. Al contrario, il governo ha intensificato la repressione nei confronti dei difensori dei diritti umani in occasione della pubblicazione della 'Carta 08' (una petizione che chiede riforme legali e politiche) e poi delle ricorrenze del 50° dell’anniversario dell’inizio dell’esilio del Dalai Lama e del 20° anniversario di Tiananmen.

Amnesty International ha chiesto alle autorita' cinesi di svolgere un’inchiesta pubblica e indipendente sui fatti di piazza Tiananmen poiche', ad oggi, il governo di Pechino ha impedito ogni tentativo di fare luce sulla repressione militare che provoco', nel giugno di vent’anni fa, centinaia di morti e feriti. In assenza di dati ufficiali da parte del governo, diverse Organizzazioni non governative stimano che tra 20 e 200 persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento nelle manifestazioni per la democrazia del 1989 e che, tra queste, vi siano persone condannate per reati 'controrivoluzionari', che sono stati cancellati dal codice penale cinese nel 1997, mentre altre non presero effettivamente parte alle proteste.

A causa della successiva repressione, molte persone sono state condannate nel tempo, solo per aver esercitato il proprio diritto alla liberta' d’espressione, ad esempio dando vita a dibattiti on line o pubblicando su Internet poesie in ricordo delle vittime. Alla vigilia dell’anniversario della repressione di Tiananmen, le autorita' cinesi hanno intensificato il giro di vite nei confronti dei difensori dei diritti umani. Amnesty International ha documentato almeno 100 casi di attivisti trattati con violenza o sottoposti a brevi periodi di carcere per aver difeso i diritti sindacali, il diritto alla terra o quello all’alloggio.

Il carcere non e' l’unico strumento a cui le autorita' ricorrono per impedire il dibattito sugli eventi del 1989. Le piu' note rappresentanti del movimento delle Madri di Tiananmen, Ding Zilin e Jiang Peikun, sono soggette a frequenti intimidazioni da parte della polizia e a periodi di detenzione arbitraria. A maggio, e' stato loro vietato di partecipare a una cerimonia funebre, alla quale invece hanno potuto prendere parte 50 esponenti dell’associazione, ma solo dopo aver garantito al ministero per la Sicurezza dello stato che non vi sarebbero state presenze esterne, soprattutto di giornalisti. Recentemente sono stati minacciati avvocati in relazione al loro lavoro in difesa dei diritti umani e almeno a 18 di loro non e' stata piu' rinnovata la licenza per esercitare la professione. Questi avvocati patrocinavano cause che riguardavano tibetani coinvolti nelle proteste del marzo 2008, praticanti del movimento Falun Gong, difensori dei diritti umani, familiari delle vittime del terremoto in Sichuan e di quelle legate allo scandalo del latte in polvere avvelenato. I difensori dei diritti umani che cercano di denunciare le violazioni, che mettono in discussione misure giudicate politicamente sensibili o che tentano di coinvolgere altre persone nella loro causa rischiano fortemente di subire attentati e di vedere negati i loro diritti fondamentali. Per arrestare arbitrariamente e perseguire penalmente gli attivisti, i giornalisti e gli utenti di Internet vengono utilizzate le accuse di 'furto, possesso e divulgazione di segreti di stato' e di 'sovversione', reati con definizione vaga e con campi di applicazione ampi.

Molti attivisti, considerati da Amnesty International prigionieri di coscienza, sono incarcerati per motivi politici, mentre altri, sempre piu' numerosi, sono sottoposti ad arresti domiciliari e a forme di sorveglianza particolarmente intrusive, da parte della polizia. Coloro che hanno sottoscritto la 'Carta 08' vengono spesso convocati per interrogatori. A giugno e' stato arrestato Liu Xiaobo, 53 anni, docente universitario, esponente di spicco del movimento di Tiananmen del 1989 e firmatario della 'Carta 08', con l’accusa di 'diffondere voci false e diffamatorie contro il governo allo scopo di sovvertire lo stato e rovesciare il sistema socialista nel corso degli ultimi anni'. Se condannato, rischia un minimo di 15 anni di prigione. Il crimine di 'incitamento alla sovversione contro il potere dello stato' e' stato adottato dal codice penale cinese nel 1997 ed e' usato in modo regolare contro chi cerca soltanto di esercitare il proprio diritto alla liberta' di espressione. Sono decine i dissidenti imprigionati per questo motivo, tra cui Hu Jia, vincitore del premio Sakharov 2008, che sta scontando tre anni e mezzo di carcere per aver pubblicato sul web alcuni articoli sulla necessita' di una svolta democratica in Cina.

Nel contesto della recessione economica globale, il governo cinese ha dimostrato di essere pronto ad assumere un ruolo guida per stabilizzare l'economia mondiale ma quando si tratta di diritti umani, le aspettative
del mondo rimangono deluse. Il numero delle persone ancora in carcere per i fatti di Tiananmen dimostra quanto sia ancora dominante la mancanza d'impegno in favore dei diritti umani.