Cui Jian: Il rock arriva in Cina

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cuijian-titleDa dove si è originata l'ondata culturale che ha introdotto così tanti nuovi elementi estranei alla cultura cinese?

Bisogna tornare negli anni '80, a Pechino. Come ben illustrava il film Zhantai di Jia Zhangke, all'epoca cominciavano a circolare tra le altre cose le hit pop provenienti da Hong Kong e Taiwan che, proprio grazie alle similitudini culturali, facevano molta presa sulle giovani generazioni. Ma come avviene in ogni parte del mondo il sentimento di ribellione verso lo status quo è un germe che serpeggia inevitabilmente tra i ragazzi. Pertanto il rock aveva facile presa sui giovani di Pechino. Cui Jian, di origine coreana, è un cantante che al di là dei suoi meriti artistici, vale la pena di essere ricordato per avere guidato verso un nuovo modo di vita milioni di giovani cinesi. Oggi, a più di vent'anni dal suo esordio, per certi versi fa un po' sorridere il suo ingenuo modo di porsi, ma è innegabile che all'epoca doveva esercitare un fascino indiscutibile tra le giovani generazioni. Il suo primo album vero e proprio si chiamava "Rock and Roll on the New Long March", e questo la dice già lunga. La sua fama raggiunse l'apice durante gli eventi di Tiananmen del 1989, quando una sua canzone "nothing to my name" divenne l'inno della protesta studentesca. Dopo il crackdown del 4-5 giugno, il governo spinse numerosi musicisti rock, tra cui ovviamente Cui Jian a rifugiarsi nelle province. Ma le sanzioni vennero presto rimosse e Cui Jian fece ritorno a Pechino. Le sue gesta sono inoltre raccontate in un film di Zhang Yuan, Beijing Zazhong, del 1993, ovvero Beijing Bastards e racconta per l'appunto delle traversie e delle speranze di una band rock di Pechino.