La letteratura cinese

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E’ uscito “La letteratura cinese” di Lionello Lanciotti edito da Isiao, un testo che ripercorre la produzione letteraria della Cina dalla nascita fino al 1911. Uno strumento per chi, esperto o semplice curioso, vuole conoscere e approfondire la letteratura del Paese che si candida ad essere un protagonista del XXI secolo.

Cina, tre millenni di letteratura

La Cina, da Paese lontano e poco conosciuto, si è trasformato in un protagonista indiscusso del presente e, soprattutto, in un imprescindibile interlocutore per il futuro.

Sono molti i lati e gli aspetti che si cominciano a conoscere anche in Occidente: il progresso economico, la crescita industriale, l'egemonia, il neoimperialismo, il deficit di democrazia, solo per fare alcuni esempi. Ma la Cina non è solo questo. L'arte, la cultura e, in particolar modo, la letteratura sono strumenti necessari per capire l'anima di questo grande Paese e per costruire un ponte tra ciò che la Cina è oggi con ciò che è stata in passato.

A tal proposito, un'essenziale cartina di tornasole è il libro "La letteratura cinese", scritto dal professor Lionello Lanciotti ed edito dall'IsIAO, l'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente (220 pp., 26,00 Euro - Collana "Il Nuovo Ramusio", distribuito in libreria dalle Dehoniane).

"Con quest'opera ho voluto riprendere ed aggiornare la "Letteratura cinese"

che scrissi nel 1969. In questa nuova versione, che è uscita da poche settimane, ho cercato di raccogliere le recenti interpretazioni, le critiche e gli studi che mi hanno permesso di rivalutare e rileggere le opere classiche cinesi in un ottica moderna", ha dichiarato il professor Lionello Lanciotti.

La letteratura cinese, nel senso ampio del termine, abbraccia più di tre millenni di ininterrotta produzione. Essa comprende vari generi letterari: dal romanzo, nato tardi in Cina (tra il 1400 e il 1500) perché non ritenuto all'altezza dagli esponenti della corrente culturale dei confuciani, alla poesia, un genere molto amato dai lettori di ieri e di oggi, fino al genere autobiografico. Nel testo si trova anche un ampio excursus di testi filosofici e storici che, al loro interno, raccolgono il vasto corpus delle storie delle dinastie che hanno dominato la Cina.

Anche se ancora poco conosciuta in Occidente, la letteratura cinese occupa un posto rilevante nel panorama letterario internazionale. Nel corso degli anni, infatti, le sue produzioni hanno raggiunto le più elevate forme d'arte e sono arrivate ad includere importanti lavori di erudizione che non sono facilmente rintracciabili presso altre letterature.

Il libro, più che un profilo storico e letterario, intende offrire allo studioso un utile strumento di consultazione delle opere cinesi. Il testo, però, non pretende di rivolgersi alla sola platea degli esperti: la fluidità nella lettura e la semplicità del linguaggio rendono il libro fruibile anche ad pubblico più ampio e non specializzato, al quale è in grado di fornire un agile panorama della letteratura cinese - dalla classica a quella moderna e contemporanea - e del posto che essa occupa nel quadro della letteratura universale.

"Il mio libro - ha dichiarato il Professor Lanciotti - nasce sì dalla pretesa di coinvolgere il pubblico interessato alla letteratura straniera ma anche, e soprattutto, di parlare ai giovani. La Cina è il futuro e chi, come le giovani generazioni, deve guardare avanti non può prescindere dal conoscere questo Paese, anche nella sua produzione letteraria".

Lionello Lanciotti è il decano dei sinologi italiani. Dal 1960 è stato professore incaricato di Lingua e Letteratura Cinese presso l'Università di Roma, e ordinario della stessa disciplina dal 1966 al 1979 presso l'Università di Venezia. Dal 1979 al 1997 ha assunto all'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale" la cattedra di Filologia Cinese. Dal 1998 è professore emerito. Socio onorario dell'IsIAO, Lanciotti è membro delle più prestigiose accademie italiane e straniere.

Fra le sue opere vanno ricordate la Letteratura cinese (Milano 1969), Il libro della virtù e della via. Il Te Tao-ching secondo il ms. di Mawangtui (Milano 1981), Pechino, la città proibita (Novara 1983), Shen Fu: racconti di vita irreale (Venezia 1993), Confucio: la vita e l'insegnamento (Roma 1997), Wang Chong, l'iconoclasta (Venezia 1997).

L'IsIAO è un ente pubblico che opera sotto la vigilanza del Ministero degli Affari Esteri per favorire la conoscenza del mondo asiatico ed africano.

L'ente, che è sorto nel 1995 dalla fusione dell'IsMEO ("Istituto italiano per il medio ed estremo Oriente") e del IIA (Istituto italo-africano), ha tre sedi: a Roma, a Milano e a Ravenna. La missione dell'istituto è quella di operare nel campo della promozione culturale al fine di avvicinare l'Italia ai Paesi dell'Africa e dell'Asia e alla loro cultura.

L'IsIAO, nel corso degli anni, ha istituito centri di studio e di ricerca, organizzato mostre e conferenze, patrocinato convegni e seminari specialistici, edito riviste e pubblicazioni di spiccato valore accademico, finanziato importanti campagne archeologiche, istituito corsi di lingue e culture africane e orientali, sottoscritto convenzioni e gemellaggi con analoghi enti accademici sia italiani che stranieri, realizzando tutto ciò con la collaborazione dei suoi soci e di un gran numero di esperti e docenti di formazione africanistica e orientalistica. Sin dall'anno di fondazione, l'IsIAO è presieduto dal professor Gherardo Gnoli.