Estetica del vuoto. Arte e meditazione nelle culture d’Oriente

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L’Occidente rimane spesso sconcertato di fronte alle forme prodotte dalle arti tradizionali di Cina e Giappone.

Brossura | 164 | Marsilio | 2004 | ISBN: 8831757059

La ricerca di Giangiorgio Pasqualotto intende superare questa sorta di smarrimento delineando l’esperienza del vuoto come fonte primaria di alcune fondamentali forme d’arte che hanno reso celebri e del tutto originali quelle tradizioni: la cerimonia del tè (‘chanoyu’), la pittura ad inchiostro (‘sumie’), la poesia ‘haiku’, l”ikebana’, l’arte dei giardini secchi (‘karesansui’), il teatro ‘no’. Andando alle radici dell’esperienza del vuoto si scopre che essa emerge, ancor prima che da riflessioni teoriche, da una ‘pratica di meditazione’ – esercitata soprattutto nei modi indicati dal Taoismo e dal Buddhismo Zen – che può realizzare condizioni di vuoto produttivo nella mente, nel cuore e nel corpo non solo dell’artista, ma anche di chi ne gusta le opere. Questa ricerca, pertanto, affronta l’esperienza del vuoto attiva alle radici di alcune arti d’Oriente sia indagando i principali testi taoisti e buddhisti ad essa dedicati, sia, soprattutto, sviluppando alcune riflessioni originate dal contatto con Maestri (e Maestre) che dall’esperienza del vuoto hanno tratto vitali forme d’arte.