Deng Xiaoping e la rivoluzione culturale

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Cina, estate 1966: l’onda della rivoluzione culturale si abbatte sui ‘traditori’ e i ‘rinnegati’ del regime, che vengono denunciati e rimossi da ogni carica con l’accusa di essere seguaci del capitalismo occidentale.

Tra essi non viene risparmiato neppure Deng Xiaoping, all’epoca segretario generale del comitato centrale del Partito comunista. In questo libro, la figlia Deng Rong rievoca la persecuzione subìta dal padre e dalla sua famiglia: dagli arresti domiciliari, confinata in casa insieme ai fratelli senza poter comunicare con i genitori, ai tentativi delle autorità di costringerla a testimoniare contro il padre, sottoposto a umilianti sedute di autocritica e infine obbligato, con la moglie, a lavorare in una fabbrica di trattori nella provincia sud-orientale del Jiangxi. Ma ad avere la peggio è il figlio prediletto di Deng, Pufang: aggredito e torturato oltre ogni umana sopportazione, il ragazzo si getta da una finestra dell’Università di Pechino, procurandosi una lesione permanente alla colonna vertebrale che lo costringerà alla sedia a rotelle. Soltanto nel 1973, Deng Xiaoping verrà reintegrato nella vita politica nazionale, fino a diventare il principale artefice della riforma del regime comunista e degli enormi progressi economici del suo paese. Segnato dal ricordo di una sofferenza individuale e familiare non ancora sopita, questo libro è un severo atto d’accusa nei confronti della rivoluzione culturale, ma è anche l’appassionato omaggio di una figlia al proprio padre, capace di restituirci un ritratto inedito di uno dei più grandi leader del XX secolo.

Autore: Rong Deng