Balzac e la piccola sarta cinese

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La storia di Dai Sijie potrebbe essere una favola: vent’anni fa decide di andarsene dalla Cina e di stabilirsi in Francia, dove si dedica al cinema.

Balzac e la piccola sarta cinese
(Dai Sijie)

Deluso dall’insuccesso di un suo film, in soli quattro mesi scrive, in francese, Balzac e la Piccola Sarta cinese. Il libro viene accettato da Gallimard, che non lo considera un possibile successo editoriale e ne
stampa solo quattromila copie. L’autore viene comunque invitato da Bernard Pivot alla trasmissione televisiva “Bouillon de culture” (trasmissione che è stata per vent’anni seguitissima in Francia fino all’ultima puntata di pochi mesi fa) che fa del libro un elogio sperticato. Da questo momento il successo arride alla Piccola Sarta, tanto che Dai Sijie è potuto finalmente tornare in Cina, dove il libro è ancora proibito, per dirigere le riprese del film tratto dal libro.
Due ragazzi in un campo di rieducazione, una giovane sarta e una valigia di libri occidentali proibiti durante la rivoluzione culturale: questi gli ingredienti di un libro tanto breve quanto intenso. I due protagonisti, figli di scienziati, quindi “nemici del popolo”, vengono mandati in un piccolo villaggio in montagna per essere “rieducati”.
Durante il giorno sono costretti a lavorare faticosamente in una miniera; la sera, spesso, grazie alla loro straordinaria abilità nel raccontare storie, intrattengono i compagni. L’incontro con la giovane figlia del sarto della montagna cambia lo scorrimento delle loro giornate, ma è quando riescono a sottrarre una valigia piena di libri al loro compagno soprannominato Quattrocchi che le loro vite giungono ad una svolta. Balzac, Gogol, Dumas, sono alcuni degli scrittori tradotti in cinese che i due ragazzi scoprono all’interno della valigia: inizialmente sono attratti, poi conquistati infine soggiogati da quelle pagine che raccontano un mondo a loro estraneo, quello della donna, dell’amore e della passione. Anche la giovane sarta entra in questo mondo così diverso da quello che conosce e in cui è cresciuta: proprio attraverso le sue parole “Balzac mi ha fatto capire che la bellezza di una donna è un tesoro inestimabile” si concentra il senso del racconto e il motivo per cui questo libro è da considerarsi unpiccolo gioiello.
Bellissima è anche, nelle prime pagine, la reazione sospettosa del capo del villaggio di fronte al violino del narratore, reazione che si trasforma in entusiasmo quando Luo annuncia che il suo amico suonerà una sonata dal
titolo Mozart pensa al presidente Mao, perché “Mozart pensa sempre a Mao”.
Ma la vera protagonista del libro è la Piccola Sarta cinese. Luo e il narratore fungono semplicemente da intermediari tra lei e la Letteratura. La più bella ragazza del villaggio, carina ma non bellissima, si trasforma così al contatto con Balzac e Dumas in un’eroina da romanzo, una creatura eroica che è cosciente di avere un destino da seguire.
Balzac e la Piccola Sarta cinese è un libro tipicamente francese, a dispetto del fatto che i personaggi e l’ambientazione siano cinesi. Non perché sia stato scritto e pubblicato in francese, ma perché riconosce e proclama una verità che tutti i francesi sciovinisticamente sanno: senza la loro letteratura, senza Balzac e Hugo, Dumas e Flaubert, non solo la Francia, ma il mondo intero sarebbe più vuoto e triste, privo di passione e di vita. Perché Dai Sijie ci mostra come in tutti i personaggi che entrano in contatto con i proibiti libri occidentali, che se li scambiano di
nascosto o li sentono raccontare, si scateni una febbre divorante, quella stessa febbre che non permette al lettore di terminare un capitolo senza iniziare il successivo, che fa leggere a rotta di collo come se dalla lettura di un’altra pagina ancora fosse questione di vita o di morte. E il più grande elogio che si possa fare di Balzac e la Piccola Sarta cinese è appunto questo: non si riesce a smettere di leggere, finché non si è arrivati alla fine.

Franco Piacere