Chen Zhen

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Chen Zhen (Shanghai 1955 – Parigi 2000) è uno dei protagonisti del nostro tempo, un artista che ha fatto della sua opera un esempio di pluralismo nell’arte condensando nella nozione di “transexpériences” l’essenza del suo lavoro. Formatosi nel periodo della Rivoluzione Culturale Cinese, Chen Zhen ha vissuto e lavorato fra Shanghai, New York e Parigi, città nella quale ha vissuto dal 1986, muovendosi sempre oltrepassando le barriere tra il pensiero orientale e quello occidentale, nell’ottica della sinergia piuttosto che in quella della scelta e delle rigide classificazioni. Il suo linguaggio artistico, che affronta molte questioni, dalla politica internazionale alla vita dell’individuo, lo ha condotto a cercare una sintesi visiva dove fosse riconoscibile, innanzitutto da un punto di vista estetico, il bisogno di farsi comprendere in un mondo dalle prospettive diverse da quelle che lo avevano circondato e cresciuto, e il desiderio di mescolare la cultura della sua Cina con i paesi che andava conoscendo. Proprio per questo Chen Zhen, inizialmente orientato verso la pittura, si è concentrato successivamente sulle installazioni cominciando ad assemblare oggetti della vita comune come letti, seggiole, tavoli, vasi da notte, culle e materassi sottratti all’oblio e riconvertiti ad una nuova vita in cui, contrariamente alla loro originaria funzione, non sono più praticabili per l’uomo. L’anima che plasma queste opere trova le sue radici nell’antica filosofia taoista – dove yin e yang rappresentano le due facce di una stessa unità – e percorre le vie della spiritualità buddista senza comunque chiudersi alla cultura scientifica e razionale del mondo occidentale. Al centro della ricerca di Chen Zhen è anche l’indagine sul diverso approccio alla medicina in Oriente e Occidente che emerge in alcune opere incentrate sulla cura del corpo; corpo inteso come paesaggio interiore, come organismo che funziona se c’è armonia tra i suoi elementi.

Chen Zhen ha spesso condotto progetti in luoghi e contesti atipici, coinvolgendo direttamente le popolazioni locali: con i bambini di Salvador de Bahia, nei quartieri neri poveri di Houston o con gli shakers del Maine. 

La mostra toccherà i temi sopracitati attraverso una ventina di opere, realizzate tra il 1990 e il 2000, rappresentativi dei differenti passi creativi dell’artista.
* 1990-1993: Chen Zhen si concentra sullo studio della “relazione tra esseri umani, natura e oggetti”. “I desideri delle persone conducono ad un eccesso di beni che rovinano l’equilibrio della natura, con conseguenze negative sull’esistenza umana. È un circolo vizioso” (Chen Zhen).

Durante questo periodo Chen Zhen introduce gli elementi naturali come “acqua”, “terra” e “fuoco” nei suoi lavori per creare uno spazio metafisico dove gli oggetti e la natura possono dialogare, e per ricordare alle persone che vivono in questo mondo materialistico pieno di conflitti, il bisogno di fare un’analisi introspettiva.

I lavori A World in/out of the World (1991), Bibliothèque (1992), L’Autel – L’Équilibre/Le Déséquilibre (1993) sono rappresentativi di questo periodo.
Alla fine del 1993 dopo un periodo di tempo trascorso in Occidente, Chen Zhen desidera tornare in Cina. “Solo capendo l’Oriente ed essendo coinvolti nell’Occidente puoi creare la tua opinione oggettiva. Osservare il mondo ispezionando te stesso” (Chen Zhen).

Round Table – Side by Side (1997): questo lavoro rappresenta i conflitti e i fraintendimenti tra Occidente e Oriente. Secondo Chen Zhen pur persistendo “incomprensioni eterne” esistono comunque persone che vogliono e provano a capire la cultura, i desideri e le aspirazioni di altri popoli.

Chen Zhen realizza il lavoro Social Investigation – Shanghai 1 nel 1997 quando torna in Cina. Attraverso la fotografia rivela i cambiamenti e lo sviluppo di Shanghai in seguito alla Riforma e all’apertura in campo economico e politico.

Oltre alle mostre nei musei e nelle gallerie, Chen Zhen era molto interessato a partecipare a mostre con temi specifici; una di queste ha portato alla creazione di Beyond the Vulnerability.

Per creare questo lavoro Chen Zhen ha trascorso un mese, col supporto di una organizzazione caritativa, vivendo con i bambini senza casa di Salvador de Bahia, in Brasile. Attraverso l’arte, ha condotto i bambini alla comprensione e all’analisi della città tramite lo studio di sei diversi stili architettonici frutto di sei diversi strati sociali. In questo modo ha destato la loro curiosità per la vita, la loro comprensione della società, e ha nutrito il loro sogno di avere una loro “casa”. Tutti i bambini alla fine hanno creato più di trenta casine fatte con le candele.

Sei disegni mostrano lo sviluppo progressivo di queto progetto.

Anche Le produit naturel/le produit artificiel, è un lavoro creato in un ambiente speciale. Dieci artisti erano stati invitati ad intervenire in dieci giardini privati nel centro di Parigi. L’argomento era “Parcours privé”. Chen Zhen piantò 1400 rose di plastica in due metri cubi di sterco di mucca creando qualcosa di simile ad una stele di fango e introducendo un nuovo criterio di valutazione sulla bellezza e sulla bruttezza. Il brutto e maleodorante sterco di mucca è un prezioso elemento nutritivo naturale mentre le splendide rose artificiali sono inodori.

La perversa e contraddittoria sovrapposizione di bellezza e bruttezza, verità e falsità riflette come gli esseri umani siano sempre più lontani dalla natura e la loro visione limitata diventi un modo di pensare sempre più ristretto nelle “prigioni” delle città di oggi.

Progetto costante – Diventare Medico

All’età di 25 anni Chen Zhen cominciò a soffrire di anemia emolitica, per questo, fin da molto giovane ha raggiunto una profonda conoscenza e un alto livello d’analisi del valore del tempo e dello spazio. Considerava la sua malattia come un’esperienza degna di valore, dalla quale avrebbe potuto trarre ispirazione. Nel 1999 creò un nuovo oggetto di ricerca per la sua creazione artistica “Un progetto di vita – Diventare un dottore”.

Nel 2000, alla Galleria Continua di San Gimignano, si è tenuta la sua personale “Field of Synergy”, intesa come preludio a questo progetto.

Zen Garden: in questo lavoro Chen Zhen, attraverso il paesaggio interno del corpo, sovrappone due elementi, la natura connettiva del Qi e la natura incompleta della medicina occidentale, creando un terreno di dialogo tra il corpo e lo spirito.

Crystal Landscape of Inner Body: Chen Zhen realizza undici organi in cristallo e li dispone su un letto chirurgico creando un “paesaggio interno in cristallo”. Il paesaggio esterno si riflette sulla superficie di cristallo del paesaggio interno del corpo per sottolineare l’interscambio tra cause interne ed esterne, tra il corpo umano e la società; ma rivela anche il valore della vita e la sua debolezza.

Chen Zhen scrive: “Quando ti senti male è già troppo tardi, è meglio non ammalarsi (per prevenire); questa è la mia ricetta”.

Field of Synergy: in questo lavoro, attraverso la vista, sperimentiamo il campo magnetico di una energia vitale non comune.

Usando i letti da bambino in modo simbolico per rappresentare l’ingenuità, Chen Zhen sottolinea il chiaro contrasto con il mondo degli adulti pieno di desideri e contraddizioni, alla ricerca di potere e denaro.

L’artista usa il letto infantile per rappresentare il corpo dell’uomo e metaforicamente anche per rappresentare l’oggetto dei desideri, dei sogni e delle vicissitudini umane, per enfatizzare il legame organico tra la società e il corpo umano; esorta le persone a non ignorare l’origine dei disturbi sociali mentre si occupano dei loro disturbi fisici.

Bibliothèque musicale, Silence Sonore, Balai-serpillière: questa serie di lavori, attraverso l’implicazione del suono e degli oggetti, enfatizza il carattere cinese “Xi” (lavaggio): un’azione che va dal corporeo (lavaggio del sangue e dell’intestino), allo spirituale (purificazione dell’anima e della cultura).

Jue Chang – Dancing Body/Drumming Mind (The Last Song): è composta da numerosi “letti-tamburo” e “sedie-tamburo” sospesi nell’aria. Il pubblico è invitato a partecipare e sperimentare una sorta di cura rituale colpendo i tamburi. Quest’azione scaccia il malumore, fa trovare la pace e allontana il cattivo Qi vitale mentre lascia entrare quello positivo. L’azione di percuotere il tamburo equivale a rcevere una cura fisica e spirituale.

Durante il programma di scambio culturale tra Cina e Francia, tenutosi nell’ottobre 2003, secondo la volontà di Chen Zhen prima della sua morte, Tan Dun (celebre compositore cinese che vive negli Stati Uniti) e Huang Doudou (famoso ballerino cinese) sono stati invitati dal direttore dell’Istituto Musicale di Parigi e dai direttori del Palais de Tokyo a partecipare alla mostra retrospettiva di Chen Zhen tenutasi al Palais de Tokyo. Tan Dun ha creato un metodo percussivo per “Jue Chang”, mentre Huang Doudou e due percussionisti hanno dato vita alla performance “Dancing Body/Drumming Mind”.

Fra le più importanti esposizioni internazionali di Chen Zhen vanno ricordate: The New Museum of Contemporary Art, New York, 1994; Center for Contemporary Art, Kitakyushu, Giappone, 1997; Tel Aviv Museum of Art, Helena Rubinstein Pavilion for Contemporary Art, Tel Aviv, 1998; 48° Biennale di Venezia, 1999; GAM, Torino, 2000; MOCA, Zagreb, 2000; Serpentine Gallery, Londra, 2001; Palais de Tokyo, Parigi, 2003.

Testi a cura di Galleria Continua

Chen Zhen – Le Produit Naturel – Le Produit Artificiel


Field of Synergy
2000
chinese bed, children’s beds, plastic tubes, fabric, polystyrene balls,
fan,
light bulbs
cm 400 (h) x 1000 x 800
Photo Attilio Maranzano
Courtesy Galleria Continua, San Gimignano – Beijing


Field of Synergy
2000
chinese bed, children’s beds, plastic tubes, fabric, polystyrene balls,
fan,
light bulbs
cm 400 (h) x 1000 x 800
Photo Attilio Maranzano
Courtesy Galleria Continua, San Gimignano – Beijing


Round Table Side by Side
1997
wood, chairs, iron
cm 180 (h) x 630 x 450
Ph. Ela Bialkowska
Courtesy Xu Min

 


La chose la plus importante
1990
acryl paint and photocopies on paper
cm 80 x 60
Ph. Philippe Fuzeau
Courtesy Xu Min

L’Autel – L’Equilibre/le Désequilibre
1993
water, sand, wood, metal, glass, plastic sheet, objects, acrylic paint,
printing with water on rice paper
cm 210 (h) x 125 x 26
Ph. Éric Angels
Courtesy Galleria Continua, San GImignano – Beijing

Crystal Landscape of Inner Body

2000
crystal, iron, glass
cm 95 (h) x 70 x 190
Ph. Ela Bialkowska
Courtesy Galleria Continua, San Gimignano – Beijing

Un village sans frontières

2000
candles, chair
cm 35 (h) x 23 x 30
Ph. Sandrine Aubry
Courtesy Galleria Continua, San GImignano – Beijing