La Cina rispedisce al mittente le accuse di manipolazione della valuta

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renminbiLa Banca Centrale Cinese rifiuta l’accusa mossa dal segretario di stato americano Timothy Geithner di avere manipolato il reale cambio dello yuan per favorire le esportazioni cinesi e penalizzare quelle statunitensi. Secondo Su Ning, il vice governatore della banca centrale, queste critiche giungono in un momento inopportuno e non aiutano di certo a risolvere la crisi mondiale. Timothy Geithner alle sue preoccupazioni però ha aggiunto che bisogna assolutamente evitare il rischio di protezionismo, giacché una misura di questo tipo non aiuta uno sviluppo stabile dell’economia globale. Tuttaltro. Se dovessero essere attuate misure di questo tipo l’intera economia globale ne risentirebbe, a cominciare proprio dai rapporti economici tra Cina e Usa che l’anno scorso sono aumentati del 10,5% rispetto all’anno precedente. Secondo le statistiche rilasciate dal governo cinese, la bilancia degli scambi economici tra le due super potenze ha raggiunto i 333,74 miliardi di dollari nel 2008. Con il suo 9% di crescita del PIL, la Cina ha contribuito per quasi il 20% dell’intera economia mondiale. Secondo Zuo Xiaolei, analista di Galaxy Securities, le parole di Geithner andrebbero lette come un tentativo di ottenere una risposta dal governo cinese. L’apprezzamento dello yuan non è deciso dal surplus commerciale ma anche dallo stato dello sviluppo economico domestico. I prezzi vantaggiosi delle esportazioni cinesi dunque non sarebbero il risultato di manipolazioni della valuta, ma andrebbero piuttosto addebitate ad un minor costo della forza lavoro, delle materie prime e dei terreni. Dal luglio del 2005 la Cina ha cessato di vincolare lo yuan al dollaro, ha lasciato che la propria moneta nazionale si apprezzasse in un primo momento del 2,1%, e di un ulteriore 20% nel corso degli anni.
Fonte: Xinhua