Le armi invisibili

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L’ uccisione di un capitano giapponese e lo scoppio di una bomba contro la ferrovia Sud-Mancese offrì il pretesto all’Armata Imperiale giapponese del Kwantung per attaccare la Manciuria.

Di Matteo Mazzoni
mail: wobeef@hotmail.com

RINGRAZIAMENTI

Desidero esprimere i miei sinceri ringraziamenti al professor Franco Graziosi che più volte ha accolto nella sua casa un giovane e sconosciuto studente, regalandogli preziosi consigli. La sua collaborazione, oltre ad essere stata una profonda esperienza personale, è stata fondamentale per la realizzazione del mio lavoro. Il professor Graziosi, con estrema gentilezza e disponibilità, mi ha aiutato nella raccolta dei testi e dei documenti da me utilizzati per redigere questa tesi, mettendomi a disposizione tutto il suo materiale. Lo ringrazio per aver condiviso con me parte della sua vasta e importante esperienza che negli anni cinquanta lo vide tra i protagonisti di alcuni fatti su cui ho cercato di far luce.

INTRODUZIONE

La guerra biologica ha una lunga storia alle sue spalle, soprattutto ha lasciato dietro di sé numerosissime vittime. Per guerra biologica si intende l’uso di malattie infettive e altamente contagiose per uccidere o ferire il nemico e la popolazione civile. Le malattie sono diffuse tramite virus, batteri ed ogni sostanza viva e attiva prodotta da un microrganismo come spore o tossine. Questi microrganismi possono essere diffusi attraverso testate missilistiche, bombe, cosparsi in forma di aerosol oppure dispersi nelle risorse umane primarie, come cibo e acqua.
L’uso delle armi biologiche è d’estrema efficacia per la sua terribile letalità: un milionesimo di grammo di antrace costituisce una dose letale per l’uomo, un chilogrammo, potenzialmente, potrebbe uccidere centinaia di migliaia di persone in un’area metropolitana. Altro enorme e assolutamente non trascurabile vantaggio della guerra biologica è il suo bassissimo costo: colpire un chilometro quadrato di territorio con armi convenzionali costerebbe oltre i 2000 euro, 800 euro con armi nucleari, 600 con quelle chimiche, ma appena un euro usando agenti biologici, la cui produzione è agevole a qualsiasi nazione con un’industria farmaceutica e una ricerca medica relativamente avanzata; la messa a coltura di agenti patogeni è rapidissima: in alcuni giorni, partendo da un solo batterio, se ne possono ottenere a tonnellate.
L’effetto delle armi convenzionali, nella maggior parte dei casi, termina dopo la loro esplosione; le armi biologiche invece trasformano ogni contagiato in una bomba viva, sebbene l’impiego di determinati microrganismi richieda specifiche condizioni ambientali che ne consentano e favoriscano la sopravvivenza, ma soprattutto la diffusione. Un attacco biologico riuscito provoca uno spontaneo diffondersi dell’epidemia che, in assenza di adeguate contromisure sanitarie, tende a propagarsi in maniera esponenziale senza intaccare il potenziale economico del territorio colpito, lasciando intatte le infrastrutture e colpendo solamente l’ambiente umano.

La Direzione Generale della Prevenzione del Ministero della Salute ha considerato agenti biologici ad alta priorità (categoria A) i microrganismi del vaiolo (Variola major), dell’antrace o carbonchio (Bacillus anthracis), della peste (Yersina pestis), del botulino (tossina di Clostridium botulinum) e dei virus di febbri emorragiche. Tutti questi virus e batteri rappresentano seri rischi per la sicurezza nazionale perché

  • possono essere disseminati agevolmente e trasmessi da persona a persona;
  • causano alta morbosità e mortalità, con il rischio di un gravissimo impatto sulla sanità pubblica;
  • possono provocare panico e perturbamento sociale;
  • richiedono azioni speciali per la preparazione della sanità pubblica (1).

Altre malattie infettive e agenti patogeni utilizzati negli attacchi biologici sono il colera, la dissenteria, organismi rickettsiali (simili ai virus, ma di dimensioni più ridotte) come il tifo, la brucellosi, tularemia, cancrena gassosa ed altri ancora.

Uno dei primi usi documentati di guerra biologica avvenne nel 1346 nel presidio genovese di Caffa ad opera delle truppe tartare che catapultarono all’interno della città assediata cadaveri di appestati. Le navi in fuga e di ritorno a Genova portarono con loro il batterio della peste bubbonica che, secondo alcuni storici, da lì a cinque anni propagò la “Morte Nera” in Europa mietendo circa venticinque milioni di individui. Alcuni secoli dopo, nel 1763, durante la Guerra dei Sette Anni il governatore generale inglese delle colonie nordamericane, Sir Jeffrey Amherst (a cui fu intitolata anche un’università e una città), diede ordine di distribuire alle tribù indiane della Pennsylvania e dell’Ohio, sospettate di fiancheggiare i francesi, coperte intrise di germi prelevate dagli ospedali dove venivano curati i malati di vaiolo. In poco tempo questa terribile malattia decimò le forze indigene. Durante la Prima Guerra Mondiale, la Germania Guglielmina diede il via ad un programma di guerra biologica con l’intento d’infettare con antrace e morva il bestiame e gli animali da macello destinati alle forze alleate.

Dopo gli orrori generati dall’uso delle armi chimiche e tossiche durante la Prima Guerra Mondiale, si sentì il bisogno di limitare la prolificazione di tali armi di distruzione di massa. L’utilizzo di agenti biologici e batteriologici come arma di offesa fu vietato dal Protocollo di Ginevra del 1925 (Proibizione dell’Uso in Guerra di Asfissianti, Veleni o Altri Gas e dei Metodi di Guerra Batteriologica), nel corso della Conferenza Internazionale di Ginevra sul Commercio di Armi promossa dalla Società delle Nazioni e ratificato da 128 nazioni, compreso il Giappone. Tuttavia civili cinesi, per la maggior parte, ma anche alcuni prigionieri di guerra russi, mongoli, coreani, forse anche statunitensi ed europei furono utilizzati come cavie umane dallo staff di scienziati guidati dal generale di divisione Ishii Shiro, per lo sviluppo di un vasto programma di guerra biologica e sperimentazione sull’uomo. Negli anni che vanno dal 1932 al 1945, vennero costruite della vere e proprie fabbriche della morte (2) in numerose località della Cina occupata e negli altri stati del Sud-Est Asiatico sotto il giogo nipponico. In queste Unità (Togo a ??? Beiyinhe, 731 o Ishii a Pingfan, 1644 a ?? Nanjing, 100 a ?? Changchun, 1855 a ?? Beijing, queste le più conosciute) venivano studiati i batteri e i virus più violenti e letali quali peste, antrace, morva, tifo, colera, dissenteria, virus delle febbri emorragiche, tubercolosi e inoculati nei maruta (così venivano chiamate le cavie umane, pezzi di legno) in modo da poterne isolare i più virulenti e studiarne con estrema precisione gli effetti e la loro applicazione nelle operazioni di guerra biologica. La maggior parte dei soggetti infettati veniva poi dissezionata senza anestesia, per non alterare le osservazioni degli organi interni, ed i resti dei cadaveri inceneriti nei crematori.

Con tutta quella quantità di materiale umano a disposizione i migliaia di medici, tra le menti più brillanti del Giappone, dell’equipe di Ishii potevano sbizzarrire la loro fantasia e curiosità sottoponendo i loro “pazienti” a trapianti di organi animali; trasfusioni di sangue equino per poter sopperire all’estrema carenza di sangue umano; studi sui rimedi al congelamento (il Giappone voleva prepararsi ad un’eventuale guerra alla Russia); cura e prevenzione delle malattie veneree come la sifilide, molto diffusa tra i soldati dell’esercito imperiale; sperimentazione e produzione di vaccini su larga scala.

Nel 1939, iniziarono le sperimentazioni di guerra batteriologica direttamente sul campo. Al confine tra Unione Sovietica e Cina furono gettati in un fiume, nei pressi degli accampamenti nemici, batteri della febbre tifoide. Nel 1940, l’Unità 731 nella provincia cinese dello ?? Zhejiang disperse nei pozzi d’acqua 70 chili di batteri del tifo. La città di ?? Ningbo fu bombardata con i batteri della peste bubbonica, facendo scoppiare una micidiale epidemia provocando la morte del 99 per cento dei contagiati. La peste si diffuse anche nelle zone limitrofe a Ningbo, portata dagli abitanti in fuga dalla città appestata. In almeno 13 città dello Zhejiang scoppiarono epidemie di tifo e peste. Sempre in questa provincia, gli scienziati dell’Unità 731 fecero cadere piume pregne d’antrace e dispersero uccelli vivi cosparsi d’antrace che trasferirono i germi alle persone. Nel 1942, un terzo della popolazione del paesino di Chongshan morì di peste o vivisezionata in loco dai medici nipponici giunti per esaminare gli esiti dell’attacco. Nel maggio del 1942, bombe al colera (bombe Yagi) fecero scoppiare un’epidemia nella provincia dello ?? Yunnan causando oltre 200.000 morti (mai prima di allora si erano avuti casi di colera in questa provincia). Nel 1943, le stesse bombe colpirono la provincia dello ?? Shandong; le province dell’ ?? Hebei e dell’ ?? Henan furono decimate dagli sfollati che portavano in corpo i terribili effetti degli attacchi giapponesi, delle vere e inconsapevoli bombe biologiche umane, causando anche qui circa 200.000 morti. Si presume che siano circa 600.000 gli individui morti a causa del programma di armamento biologico giapponese. Il progetto di sperimentazione della guerra biologica fu un’idea del dottor e generale di divisione Ishii Shiro che ottenne l’appoggio dai massimi vertici dello stato, compreso l’imperatore Hirohito, e ingenti finanziamenti per realizzare i suoi atroci esperimenti in Cina.
Al momento della resa, nell’agosto del 1945, l’equipe delle Unità di Ishii, dopo aver distrutto le varie strutture e ucciso i prigionieri che ancora erano in vita, fuggì in Giappone. Lì, i membri dello staff furono interrogati per diversi mesi dagli scienziati statunitensi che cercavano di assicurarsi l’esclusivo possesso dei dati delle sperimentazioni sull’uomo e delle ricerche sulle armi biologiche dei nipponici. Nel gennaio del 1947, lo Stato Maggiore USA (massimo organo militare degli Stati Uniti) ordinò al generale Douglas MacArthur (comandante in capo dello SCAP, Comando Supremo delle Potenze Alleate) di mantenere segretissime le rivelazioni degli scienziati giapponesi, in cambio, Ishii e la sua equipe, avrebbero ottenuto l’immunità ufficiale da qualsiasi forma di persecuzione e di processo per crimini di guerra e contro l’umanità.
Nessuno scienziato giapponese fu quindi portato davanti ad una giuria internazionale per rispondere delle ferocissime colpe di cui si era macchiato, ad eccezione di dodici medici ed ufficiali dell’Unità 731 che furono giudicati nel 1949 al Processo di Khabarovsk nell’ex Unione Sovietica. I dodici furono tutti condannati a pene che andavano fino ad un massimo di 25 anni di reclusione, ma poi rimpatriati in Giappone nel 1956.

Durante la guerra di Corea (1950-1953), i governi della Repubblica Popolare Cinese e Corea del Nord accusarono pubblicamente gli Stati Uniti di utilizzare armi batteriologiche. I comunisti cinesi e coreani chiesero l’intervento di una Commissione Scientifica Internazionale (ISC) per valutare le accuse mosse contro gli USA. Il solo osservatore e consulente era il microbiologo professor Franco Graziosi, un italiano all’epoca ventinovenne e oggi unico testimone vivente dei fatti concernenti la Commissione. Non ebbe modo di compiere indagini sul campo, ma poté visionare e studiare i vari documenti e referti, giungendo alla conclusione che “il popolo coreano e quello cinese sono stati oggetto di attacchi con armi biologiche da parte dell’esercito statunitense (3) ” (Appendice 1, p. 211). Il rapporto stilato dall’ISC (oltre 600 pagine) cita anche il nome di Ishii Shiro come uno dei consulenti scientifici del programma degli attacchi batteriologici nella guerra di Corea e afferma che “i popoli della Corea e della Cina sono stati effettivamente l’obiettivo delle armi batteriologiche. Queste armi sono state impiegate da unità delle forze armate degli Stati Uniti, utilizzando una grande quantità di sistemi, alcuni dei quali sembrano essere evoluzioni degli armamenti impiegati dai giapponesi durante il Secondo Conflitto Mondiale (4)“.

I membri dell’ISC interrogarono anche alcuni aviatori statunitensi prigionieri di guerra che dichiararono di aver compiuto attacchi di guerra batteriologica, ma una volta rimpatriati, furono accusati di alto tradimento. Alla fine le accuse vennero ritirate e tutto fu messo nel dimenticatoio.
A tutt’oggi è molto difficile risalire alla verità: gli archivi cinesi, russi e statunitensi relativi alla guerra biologica non sono ancora del tutto accessibili agli studiosi, sebbene in molti ne abbiano richiesto l’apertura (tra i quali il professor Graziosi (5) e Joseph Needham, altro membro dell’ISC). Tutto ciò che riguarda i terribili avvenimenti sopra sommariamente descritti, è nascosto sotto la coltre del silenzio e bollato come top secret. Molte prove emerse dalle indagini dell’ISC che dimostrano gli attacchi di guerra biologica e successivamente confutate con ogni mezzo dalla leadership statunitense e dalla maggior parte delle potenze occidentali, possono essere confermate e ampliate solamente dall’apertura degli archivi militari dei paesi coinvolti.

1 Ministero della Salute – Direzione Generale della Prevenzione, Ufficio III; Malattie infettive e profilassi internazionale – Osservatorio Epidemiologico Nazionale.

2 Sheldon H. Harris, Factories of Death. Japanese Biological Warfare, 1932-45, and the American Cover-up, Routledge, London 1994.

3 Rapport de la Commission Scientifique Internationale Chargee d’Examiner les Faits Concernant la Guerre Bacteriologique  Coree et en Chine (avec Annexes), Pekin 1952, p. 621.

4 Ivi., p. 64.

5 Lettera di Franco Graziosi alle autorità cinesi, Encl. 2 – List of Documents in Franco Graziosi Archive, depositato al London Imperial War Museum.