Cenni storici sulla Sogdiana

0
225

La cultura iranica in Asia Centrale tra Cina e Persia

La geografia

Con il nome di Sogdiana si intende una regione storica dell’Asia Centrale oggi corrispondente all’Uzbekistan meridionale e al Tajikistan occidentale, dove si è sviluppata un’importante civiltà di lingua e cultura iranica a partire almeno dal VI secolo a.C. fino al X secolo d.C. circa, raggiungendo l’apice del proprio splendore tra il V e l’VIII secolo d.C.

Clicca sull'immagine per ingrandirla

Varie fonti antiche hanno trasmesso informazioni utili alla ricostruzione delle sue vicende storiche sebbene persistano molte zone d’ombra. La forma Sukhda, rintracciabile nell’Avesta, rappresenta una delle prime menzioni della Sogdiana, così come la Suguda delle iscrizioni di Dario I (522-486 a.C.) a Bisutun, collocabile nei primi anni di regno di quel sovrano. Gli autori greci la conoscevano come Sugdian? o Sugda o altre forme simili e la localizzavano nella Transoxiana, cioè la zona dell’Asia Centrale al di là dell’?xos (o Oxus, l’odierno Amu Darya), mentre gli arabi la chiamavano generalmente Sughd (o al-Sughd) e, a loro volta, erano al corrente del suo posizionamento nella regione del Ma War? al-Nahr, letteralmente “ciò che sta oltre il fiume”.

Sebbene i maggiori corsi d’acqua in Asia Centrale fossero anche anticamente l’Oxus e lo Iassarte (o Iaxart?s, l’odierno Syr Darya), la civiltà sogdiana si era sviluppata in realtà lungo le valli dello Zerafšan – il fiume noto nelle fonti greche come Polytim?tos ma chiamato localmente Namik, una dicitura quest’ultima utilizzata anche nelle cronache cinesi relative al VII-VIII secolo: Nami – e del Kaška Darya. Infatti, come tutti i popoli iranici (per molti dei quali il concetto stesso di regalità si presentava indissolubilmente collegato all’opera idrica del sovrano), anche i sogdiani avevano intrapreso da tempo immemore l’irrigazione del territorio tramite una serie di notevoli lavori di imbrigliamento delle acque o della bonifica delle zone acquitrinose. Anche l’indagine archeologica conferma questa situazione oltre al fatto che la base dell’economia sogdiana fosse costituita dall’agricoltura.

I confini della Sogdiana non sono sempre definiti da barriere naturali come nel caso dell’Oxus a occidente o del deserto del Kyzyl Kum a nord, ma si presentano, piuttosto, delimitati dalla geografia umana costituita dalle altre civiltà iraniche attigue: la Margiana a ovest (oltre l’Oxus, sul delta del fiume Murghab), la Chorasmia a nord-ovest, il Ferghana a est e la Battriana-Tokharest?n a sud. Tutto ciò è valido se si considerano anche Ustrušana e ??? quali parte integrante del territorio sogdiano, esattamente come la maggior parte degli studiosi contemporanei tende a fare. Tale suddivisione deriva dalle informazioni contenute nelle fonti cinesi, in particolare in quelle dell’epoca dei Tang (618-906), dove sono esplicitamente menzionate “le nove famiglie hu” (cioè barbare o non-han) – corrispondenti ad altrettante zone della Sogdiana conosciuta, a sua volta, come Sute – governate da una serie di regnanti accomunati dall’appartenenza alla dinastia zhaowu, forse una resa del sogdiano “gioiello” (?amuk). Ogni zona, contrassegnata da un carattere specifico, determinava anche il “cognome” dei sogdiani stabiliti in Cina, con i quali le varie amministrazioni del Celeste Impero intrattenevano intensi rapporti, specie di carattere commerciale, almeno dal III-IV secolo d.C. Non è escluso che l’artificio avesse una qualche utilità per l’amministrazione cinese per quanto, in mancanza di fonti esplicite, sarà bene mantenere congetture di questo tipo nella sfera delle ipotesi.

A seconda del periodo storico e della fonte a cui si fa riferimento, le “nove famiglie” in cui era suddivisa la Sogdiana possono così riassumersi: Kang indicava Samarcanda, Mi era Maymurgh, Cao corrispondeva a tre regioni distinte vicine tra loro tra Ištikhan e Ustrušana, Shi corrispondeva a Kiš, He a Kushana, An a Bukhara e Shi a ??? (cioè la regione di Tashkent). Assieme a queste sette compaiono a volte altri due caratteri: Bi per indicare Paykand e Fadi – forse una variante di Moudi – per indicare invece una zona posta sulla via per la Chorasmia e, probabilmente, identificabile con Vardana oppure, come proposto in precedenza, con Amul o con Betik. In questo modo si ottengono proprio nove toponimi sebbene non sia del tutto chiaro se, nelle cronache cinesi, tale cifra avesse un qualche riscontro con la reale suddivisione della Sogdiana o non avesse invece valore indicativo. A riprova di quest’ultima osservazione vi è la presenza della Chorasmia stessa in alcune fonti quale parte integrante della Sogdiana sebbene ciò non possa considerarsi corretto. Va poi osservato come, specie per gli autori musulmani, Sughd indicasse in realtà il territorio compreso tra l’Ustrušana e la regione di Bukhara, considerando, quindi, queste due zone estranee alla Sogdiana vera e propria.

Grazie principalmente alla storiografia cinese è anche possibile supporre che Samarcanda (la Marcanda dell’epoca di Alessandro Magno) godesse di uno status particolare, una sorta di capitale della Sogdiana in pratica, da dove si amministrava il potere. In realtà, tale sottomissione doveva essere stata per lunghi periodi solo nominale, in quanto la Sogdiana si presentava come una sorta di confederazione di piccoli regni (o “città-stato”) spesso sottomessi all’autorità di potenze esterne, sia esercitata da parte dei grandi imperi stanziali, sia da parte dei nomadi.

Clicca sull'immagine per ingrandirla