Violent Jokes

0
96

Immagina la figlia illegittima di Bjork e Goldfrapp come cantante degli Iron and Wine, ma in una versione più saltellante.

 

 

Parole: Chris Rees
Trad/Adatt: Claudio Canzonetta
Pubblicato da: BC Magazine

Poi immagina questa band saltellante che per un single collabora con Sufjan Stevens acustico in uno dei suo giorni felici. Poi i Prodigy si impossessano del single e ne fanno un remix da discoteca. Per finire MTV rimescola tale remix, infilandoci dentro la sigla di un cartone giapponese, di quelli con i robottoni. Questo di sicuro non è un quadro perfetto, ma forse non riusciresti a descrivere meglio “Past” dei Violent Jokes, usando come termine di riferimento il tuo archivio di ascolti.

Violent Jokes è tuttaltro che una tipica band di Hong Kong. Fanno Trip Hop, di cui il programmatore/bassista Griff dice: “Non esiste ad Hong Kong”.

E’ un problema. Così tante band locali si accontentano di suonare lo stesso vecchio punk e la maggioranza della folla si accontenta di sorbirselo. I Violent Jokes potrebbero nutrire qualche apprensione su come il pubblico reagirà durante i loro concerti a questo sound di sapore completamente differente, ma sembrano non porsi il problema: “Vogliamo fare qualcosa di nuovo. E se il pubblico non apprezza”, conferma veementemente il chitarrista/tastierista Claudio “è un problema loro. Facciamo qualcosa di diverso e questo è quello che conta”.

“A Hong Kong non hanno le palle per farlo”, dice Griff a proposito del genere Trip Hop, anche se ovviamente questo non include la cantante del gruppo, Shadow, che ammette “Non so suonare nessuno strumento, non ho mai imparato”, mentre rivela al contempo una straordinaria singolarità, così essenziale per una cantante, ma che così spesso manca nelle band emergenti locali.

Quando canta assume cadenze vagamente medio-orientali e ogni sillaba resta nell’aria più a lungo di quanto ci si aspetterebbe. Anche se Griff e Claudio mantengono giù un ritmo duro e serrato, Shadow si prende il suo tempo, allarga le braccia come dei serpenti, sfoggiando il suo fetish per le parrucche indossandone una nuova ad ogni concerto, catturando gli ascoltatori nel vortice sintetico creato dai Violent Jokes. E’ a questo punto che ti accorgi delle liriche di Claudio.

Uncommon Nonsense” (Controsenso Particolare) è un termine che il tastierista italiano usa per descriverle. Scrive regolarmente storie ed adattamenti teatrali nella sua lingua nativa, ed adesso si cimenta a sperimentare in inglese, spesso introducendo frasi che sembrano di per sé un assurdo, ma che evocano un’ambientazione, un’idea, diventando logiche nel contesto delle canzoni della band: “Come and See, Velvet in a Soucepan, Here you touch, I am smooth as a girlfriend” (Vieni, ti farò vedere velluto in padella, toccami, sono soffice come una fidanzata).

“Ha cercato di farmi cantare i cori in italiano”, si lamenta scherzoso Griff. E Shadow conferma, “Ho dovuto imparare tutta una canzone in italiano, senza saperne il significato – mi sono concentrata sulla pronuncia”.

Il loro debutto live è avvenuto lo scorso novembre, ad Underground 49 (www.undegroundhk.com). “E’ stato una specie di test per noi”, dice Griff, quasi un sondare le acque, tirare giù musica ed aspettare reazioni. E ne hanno ottenute. “Il pubblico era entusiasta”, rivela Claudio, “Hanno capito. Hanno capito che stavamo proponendo qualcosa di insolito ed hanno apprezzato. E’ stato sorprendente”.

La serata sarebbe dovuta essere interamente dedicata alla musica elettronica, una celebrazione di GarageBand, il software della Macintosh che molti gruppi usano per miscelare campioni, suoni e loop, “ma alla fine siamo stati gli unici a proporre trip-hop, musica elettronica”, sospira Griff. “Non siamo in molti ad Hong Kong. Ce ne sono di sicuro, ma non si fanno sentire”.

“Siamo in media più vecchi degli altri gruppi a Hong Kong”, Claudio lascia scivolare casualmente. Di conseguenza, i tre musicisti devono fare i conti con i molti problemi quotidiani e non possono fare l’alba in sala prove, come tanti. Provano una volta a settimana, quando ci riescono: in sala, è tutto comporre e finalizzare (birre e sigarette invece le lasciano per le serate al Castro Bar, in fondo alla strada). “Visto che siamo sempre di corsa e che affittiamo uno studio solo un paio d’ore a settimana, evitiamo di perdere tempo”, dice Claudio. E comunque, anche se il gruppo si è ufficialmente formato solo ad Agosto del 2007, hanno già registrato sei brani e ne hanno un’altra dozzina in cantiere. “Non male per quattro mesi” sorride Claudio soddisfatto.

Prossimi concerti: Listen Up! al Fringe a febbraio ed una data da organizzare in collaborazione con Star Crossed Tattoo per una serata tutta electro. Shadow parla di grandi progetti: “Forse farò un dipinto sul palco, muovendomi con la musica; sarebbe interessante vedere cosa ne viene fuori”. E se vi state chiedendo se Shadow (Ombra) è il suo vero nome: “Si!”, occhieggia ammiccante, “sono un agente segreto”.

http://www.myspace.com/violentjokeshk