Poliziotto di quartiere

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Se la notte del capodanno cinese può essere un momento di gioia e festeggiamento per molti cinesi, di sicuro non lo è per i poliziotti in servizio ed in special modo per quelli di Pechino.

Poliziotto di quartiere di Ning Ying – Min jing gu shi – On the Beat (1995)

Durata:
100′
Origine:
Cina, Francia
Soggetto:
Ning Ying
Sceneggiatura:
Ning Ying
Produzione:
Eurasia Communications / Euskal Media / Beijing Film Studio
Produttori:
Francesco Cosentino, Hu Yonsha
Produttore esecutivo: Han Sanping
Produzione Design: Kuangming Cheng
Fotografia: Wu Hong Wei, Lei Zhi
Interpreti:
Li Jian, Wang Lingui, Liu Ying Shu, Li Zhanho, Zhiming Zhao, Shen Zhenou
Musiche Originali:
Cong Su
Suoni:
Jun Chao

Al commissariato di polizia continuano ad arrivare chiamate di ogni genere e quando gli uomini in divisa tornano a casa dalle loro mogli si portano dietro con sè un pezzo del loro lavoro. In questo periodo in un quartiere della città è stato trovato un cane rabbioso il quale ha morso un poliziotto. La moglie del povero malcapitato è preoccupata, poiché i numerosi impegni dell’agente lo portano a dimenticarsi di completare il ciclo di punture antirabbia. Inoltre la donna stoltamente crede che il marito trascurando la cura possa tramutarsi in un cane. I suoi colleghi durante la ronda per le strade trovano un uomo che da un banchetto sulla strada propone il gioco delle tre carte e lo portano in comissariato per interrogarlo. Il giocatore abusivo, che dice di guadagnare 3600 yuan al giorno ma che agli occhi dei poliziotti sembra più un barbone, viene schernito perché non parla il mandarino e non riuscendo a farsi comprendere è costretto a scrivere le sue generatilà sulla polvere del tavolo dell’agente. Nel frattempo altri agenti si trovano intenti nella cattura dei cani nel quartiere dove v’è stato il caso di rabbia. Lì infatti, ora, vige il divieto di possesso di cani. Controllando in un appartamento dove è stata segnalata la presenza di un cane si trovano davanti ad una famiglia dove sia i coniugi che la figlioletta affermano di essersi già sbarazzati dell’animale. Ma così non è, infatti la pattuglia riesce a scovare protetto in una cassapanca un cucciolo che viene portato al commissariato. Seppur continuamente indaffarati, gli agenti tentano di distrarsi dal proprio lavoro guardando alla televisione film d’azione, ma il dovere reclama la loro attenzione interrompendo il diversivo tramite una telefonata. L’auto che deve scortare il giocatore abusivo è in arrivo, alcuni agenti devono accompagnare il prigioniero. La moglie dell’agente morso dal cane vuole sapere sue notizie ed inoltre giunge la notizia che il pedinatore di una donna è stato brutalmente pestato. La sala si sfolla ed ogni poliziotto si dirige verso la propria missione. Oltre alle quotidiane difficoltà del mestiere sopraggiunge un problema con la jeep che non funziona e il rigido inverno di Pechino per giunta impedisce al sidecar di accendersi: gli unici mezzi di locomozione rimangono le inseparabili biciclette. All’interno della stazione di polizia, un venditore di poster fermato per strada, viene accusato di commercio di immagini pornografiche poiché gli agenti non comprendono che i poster in questione sono semplici pubblicità e locandine di film colossal d’amore. Contemporaneamente nello stesso stabile altri agenti invece sono intenti nell’interrogatorio del padrone del cane rabbioso che ha morso il loro collega. Il fatto che l’uomo abbia permesso che ciò accadesse viene considerato un mancare di rispetto alle leggi e alle autorità e quindi questi tentano in ogni modo di spaventarlo, sperando che sentendosi umiliato abbia timore dell’ordine. La situazione però sfugge di mano e l’ostinazione dell’interrogato a non sentirsi colpevole nei confronti della legge lo portano a scatenare l’ira dell’agente che gli pone le domande, il quale inizia violentemente a schiaffeggiarlo. Ma l’impulsivo comportamento di un agente influisce su tutta la stazione. Per questo motivo per i poliziotti, pronti non solo a soccorre i cittadini di Pechino ma anche ad invadere le loro vite, viene promulgata una serie di leggi da rispettare.

La pellicola interpretata da attori non professionisti è un profondo scorcio sulla realtà di una possibile stazione di polizia. L’occhio della regista pone innanzi al suo pubblico le frenetiche e movimentate giornate di agenti dalle impeccabili ed ordinate divise. Questi uomini di ferrea disciplina, desiderosi del rispetto dei cittadini portano quella che è la legge in giro per le strade e le case di Pechino. Non è però sempre semplice avere a che fare con i cittadini della grande metropoli, proprio perché questi si differenziano totalmente per ideali e cultura. D’esempio sono le reazioni totalmente differenti della famiglia di musicisti con la figlia e dell’imprenditore del cane rabbioso. Ad entrambi viene posto il divieto di possedere un cane, unicamente privilegio delle campagne, ma mentre i primi tentando di nascondere il cucciolo, nel momento in cui vengono scoperti in flagrante rinunciano al proprio animale rassegnati all’autorità e alla legge con estrema pacatezza, il secondo invece cerca spiegazioni e plausibili risposte per la sua convocazione in commissariato e non ottenendo alcun segno assume un atteggiamento risentito e poco pronto alla collaborazione. Questi due tipi di reazioni opposte in chi detiene il potere suscitano reazioni profondamente diverse, portando chi ritiene di essere superiore per il prorpio mestiere a schernire e malmenare chi non è pronto ad un’immediata collaborazione. Questo pericolo di abuso di potere si riflette anche nelle frasi pronunziate da un agente quali La polizia non si comporta mai ingiustamente” o come “Non siamo in America, devi affrontare una realtà cinese“. L’interrogatorio dell’imprenditore è serrato, viene chiesta la sua appartenenza politica, la classe sociale propria e della famiglia d’origine, la posizione lavorativa e tutti i dati di professione anche del suo parentado. Lo strapotere di alcuni paradossalmente arriva anche a vietare, nel momento in cui tutti i poliziotti guardano la televisione, al giocatore abusivo di sbirciare il programma e per evitare che guardi viene obblicato a voltarsi verso il muro. Se la storia ci mette di fronte ad una dura realtà, il suo finale, in cui gli agenti ripetono le leggi che prevedono il rispetto per i cittadini interrogati, danno uno spiraglio di speranza verso una polizia più equa e rispettosa dei diritti di tutti.