My Name Is Fame

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Dopo una pausa di cinque anni il regista Lawrence Lau si tiene alla larga dal duro realismo e dagli adolescenti turbati che erano associati alle sue opere precedenti, proclama determinazione nell’arioso e intrigante My Name Is Fame.

Regia: Lawrence Lau
Anno: 2006
Durata: 93′ min
Origine: Hong Kong

Un misurato dramma sull’industria cinematografica si sviluppa via via che gli spettatori vengono a conoscenza della patetica situazione di Poon Kar-fai (Lau Ching-wan), ottimo attore e in passato una delle stelle più brillanti del cinema di Hong Kong, ma che ora, tra la televisione e piccoli ruoli secondari, si è del tutto tagliato fuori. Poon, che beve troppo, si annoia e si chiede dove sta andando a finire, è pronto a chiudere la sua carriera quanto una nuova attrice entusiasta fa la sua apparizione.

La dolce Faye Ng (Huo Siyan), con i suoi occhioni, è appena arrivata da Hangzhou e parte da zero nel mondo dello spettacolo. Riconoscendo il talento di Poon su un set televisivo, lo persuade a diventare il suo mentore e manager: in questo modo, oltre a formarsi, Faye dà il via alla rinascita di Poon. Mentre fa da pigmalione trasmettendo le sue capacità e la sua conoscenza del settore all’aspirante celebrità, Poon inizia a rivisitare quelle potenzialità per cui era stato lodato molti anni prima.

Film ottimista e adatto a tirar su il morale dei fan del cinema hongkonghese, My Name Is Fame permette a Lau di scodellare un dramma spensierato ma convincente, sebbene a volte la trama lasci gli spettatori in sospeso. L’onnipresente sguardo sul mondo del cinema garantisce un argomento di sicura riuscita: il film di Lau, arrivato sugli schermi in un momento in cui le uscite di film locali a Hong Kong calano anno dopo anno, costituisce un appello a restare fermi sulle proprie posizioni, a darsi da fare e a lottare per la qualità. Un tocco di nostalgia per i vecchi film e la vecchia televisione, sia che venga da un commesso che dal papà di Poon, ex scenografo, trova una voce occasionale e, con una struttura filmica quasi sempre misurata o ridotta al minimo, lo spettatore viene lasciato a osservare il rapporto nascente tra i protagonisti.

Scegliendo la nuova e frizzante attrice della Cina continentale Huo Siyan, il regista aggiunge fascino a My Name Is Fame; malgrado il doppiaggio in cantonese, lei riesce a trasmettere un’aria di autenticità. Huo fa un esordio promettente nel cinema hongkonghese; inscena divertenti momenti di recitazione esagerata, ed è convincente quando Faye sale di livello e incanta il suo maestro. Lau Ching-wan nel frattempo si accolla il suo ruolo succoso e variato con aplomb, e mostra di essere in ottima forma mentre si cala dritto nel personaggio a volte conflittuale di Poon. La sua famiglia di personaggi del grande schermo si allarga a comprendere tipi come Wayne Lai e Tony Leung Kar-fai, che appaiono nei panni di amici che spingono Poon a smettere o a continuare. Una piacevole sorpresa del film è rappresentata dal flusso costante di apparizioni cameo. Per gli amanti delle star sarà una buona occasione per veder saltar fuori ogni tipo di attori e registi, sia in ruoli da comparsa che in apparizioni di secondo piano – un astuto pizzico di realismo che rende ancora migliore My Name Is Fame.

Ringraziamo il Far East Film Festival per la gentile concessione