I figli della Rivoluzione

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Come ogni giorno durante l’intervallo della ricreazione Tong Kuà, la piccola principessa bloccata su una sedia a rotelle, dalle sue stanze che guardano sul cortile di una scuola, spia i ragazzini della sua età giocare allegramente con la maestra.

I FIGLI DELLA RIVOLUZIONE di GUAN HO (2000)

Durata: 102′
Origine: Cina, Francia
Interpreti: Xiao Jue, Jiang Ruoliu

Un giorno, durante un intervallo, alcuni militari usano come passaggio il cortile della scuola per trasportare ad una fabbrica vicina alcune casse; facendole cadere a terra ne svelano il contenuto: delle armi. Due ragazzini decidono allora di seguire di nascosto i militari e trovano così un deposito segreto. Nel frattempo Xiao, lo zio di Tong Kuà, propone alla madre di far frequentare alla piccola la scuola limitrofa, la donna accetta. Tong Kuà inizia così a frequentare il sesto anno nella classe della maestra Tang, dove vengono insegnate canzoni come “La marcia della strada“, “Difendiamo il fiume giallo” e “L’unione fa la forza“. Queste canzoni comuniste infondono negli studenti della classe uno spirito rivoluzionario tanto forte da incoraggiare alcuni di essi a distribuire ed appendere volantini e manifesti in giro per le strade. Tong Kuà si ambienta subito tra i suoi nuovi compagni ed in special modo perché la maestra le propone come lettura “La Sirenetta” , una fiaba che sembra scritta apposta per lei che, come la protagonista, sogna di poter avere un paio di gambe per poter camminare. Il mare, luogo natio della sirenetta la incuriosisce e così chiede alla maestra Tang di poterlo vedere: l’insegnante promette che non appena finirà la guerra porterà tutti i suoi alunni a vedere l’oceano. La dolcezza e la bellezza della piccola principessa colpiscono uno dei suoi compagni, che più volte la ritrae nei suoi disegni.

I militari del deposito vicino alla scuola, in un’operazione segreta riforniscono il luogo con nuove casse piene di pistole. I ragazzi, ormai a conoscenza del nascondiglio segreto, attirati dalle armi, si ritrovano nella fabbrica per accarezzarle. Gu Cheng, uno dei ragazzi, decide di prenderne una. Ritornati insieme ai loro compagni di classe, la morbosità con cui Gu Cheng tiene la borsa dove è nascosta la pistola incuriosisce Gao Xiao Yong, il figlio del direttore della scuola, il quale viene preso a fiondate da Shang Ze nel tentativo di proteggere il segreto e l’arma che custodisce l’amico. Seccati dalla curiosità di Gao Xiao Yong decidono, in un momento in cui il padre dorme nel suo ufficio, di scarabocchiargli il volto, ma non del tutto soddisfatti della marachella, Shang Ze affronta nuovamente il figlio. Questa situazione trova il disappunto della maestra che non comprende l’atteggiamento dei suoi alunni finché non li scopre giocare con la pistola. Scopre così che nel nascondiglio sono state portate circa 200 nuove pistole e per evitare che queste diventino strumenti di morte per i patrioti comunisti, non appena viene contattata dall’organizzazione, viene deciso che le armi serviranno per la causa rivoluzionaria. Alcuni pezzi di armi vengono rubati. I primi sospettati sono gli operai della fabbrica dello zio di Tong Kuà. Gu Cheng e un suo amico, entrati di nascosto nella stanza della maestra, scoprono che è proprio la loro insegnante la vera colpevole. Si offrono di aiutarla ma questa non vuole a repentaglio le loro vite. Il piccolo gruppo di compagni di classe, a cui fa capo Gu Cheng, decide ugualmente di appoggiare la causa. Tu Lin Lin e Tong Kuà si impegnano nella diffusione di dépliant. A scuola il direttore che inizia a notare movimenti ed atteggiamenti insoliti, con due militari ispeziona la classe della maestra Tang. Questi scoprono Tu Lin Lin in possesso di un dépliant propagandistico. Pronti a rimproverare e prendere seri provvedimenti contro la bambina, vengono immediatamente fermati da Tong Kuà, la quale afferma che l’opuscolo è stato consegnato alla ragazza da alcuni studenti univerasitari. Nonostante il tutto si concluda senza che il piccolo gruppo venga smascherato, i ragazzi decidono di rubare e distruggere la bicicletta del direttore. I giovani continuano la loro missione di furto e raccolta nella cantina di Tong Kuà dei pezzi delle pistole, ma bloccati nelle fabbrica da alcuni operai, nonostante riescano a passare con una bugia, insinuano il sospetto nello zio Xiao. Questi trova infatti nella cantina della casa della nipote Tong Kuà gran parte della refurtiva. Il piccolo gruppo si vede defraudato del proprio capo ispiratore, la maestra Tang infatti viene sostituita dal direttore con il maestro Su, e scopre di essere stato sabotato anche nella propria missione, quando non trova più le armi nella cantina di Tong Kuà. I ragazzi scoprono però che metà della casa dell’amica un tempo apparteneva alla fabbrica e quindi tramite un passaggio segreto ritrovano ugualmente un passaggio per il deposito d’armi. Ma tutte le pistole nuove sono rinchiuse nella cassaforte ed in più con una nuova combinazione. Il fotografo a cui faceva riferimento la maestra Tang per le informazioni dell’organizzazione è stato scoperto ed arrestato; trovatasi sola chiede al piccolo gruppo di alunni se è pronto alla battaglia prendendo le pistole il primo giorno dell’anno. Così mentre nella casa di Tong Kuà la madre e lo zio Xiao sono intenti nei festeggiamenti e ricordano piangendo i tempi dell’università, il gruppo capeggiato dalla maestra Tang si introduce nel tunnel che conduce al deposito delle armi. Tutto procede liscio poiché la guardia di sentinella è ubriaca. I primi giorni dell’anno nuovo durante un’ispezione da parte dei militari, il comandante Xiao viene schiaffeggiato dal generale poiché i beni dello stato ed i fucili dell’esercito custoditi nella cassaforte, sono scomparsi. Comprendendo che i colpevoli sono i ragazzi della scuola, il generale comunica a tutte le classi che chi rivelerà i nomi dei colpevoli riceverà una grossa ricompensa, ma il comunicato sfocia in un immenso spargimento di sangue. Il generale impassibile guarda i suoi soldati sparare ai ragazzi. Numerosi sono i feriti, la scuola viene così chiusa. Neve e vento arrivano in uno scenario già sconvolto. La maestra decide di mettersi in fuga per raggiungere l’esercito di liberazione. Affida, quindi, Gu Cheng ferito alle cure della madre di Tong Kuà, la quale era stata complice della maestra e dei ragazzi, distraendo lo zio Xiao, la sera in cui si erano recati per svaligiare il deposito d’armi. I tre alunni più fedeli alla causa e l’insegnante nella fuga notturna si imbattono però in un campo minato: la maestra Tang, Tu Ling e Jiao Jing non riescono ad evitare le mine. L’unico sopravvissuto piange disperato fino all’arrivo di alcuni cacciatori che lo ritrovano in mezzo ai corpi dei compagni feriti e della maestra morta. Il 1949 vince l’A.P.L ed ovunque si festeggia allegramente. L’esercito si impossessa delle armi custodite a casa di Tong Kuà. Finalmente gli alunni si sentono liberi, ma alla riaperture della scuola per il nuovo anno scolastico nella foto di classe vi sono due assenti: il giovane che ha chiesto Tong Kuà in sposa, poiché si è arruolato con l’esercito e la maestra Tang, morta nella fuga per la causa.

Il film che mette in scena uno dei periodi storici maggiomente raccontato dalle pellicole cinesi, anche questo dai toni propagandistici e mitizzanti, focalizza la sua attenzione su una classe di ragazzini che molto più dei loro genitori sente sulla sue pelle e sulla sua spalle il peso di quello che sarà un momento di transizione e grandi cambiamenti per la Cina. Nel luglio del 1937 i Giapponesi avevano occupato tutte le sue principali città ed il governo nazionalista aveva abbandonato il centro del potere. Con l’intervento degli Americani nel 1941 la guerra cino-giapponese veniva finalmente risolta. Questi anni di sofferenza sotto il dominio nipponico hanno fatto crescere in molti cinesi un sentimento di rancore e disprezzo per i vicini asiatici. Sono d’esempio le parole della maestra Tang, che esprime un forte dissenso verso il popolo giapponese, spiegando che i cinesi hanno più che mai bisogno dell’indipendenza. L’avvicinarsi dei fatidici anni 1948 e 1949 vede coloro che auspicano la libertà promotori di canzoni comuniste che raccontano della fame del popolo. La maestra di questa classe di giovani virgulti, coraggiosamente pronti persino al sacrificio pur di aiutare la causa, nonostante insegni loro questi motti, è conscia che le vecchie generazioni non la vedono di buon occhio, perciò chiede ai suoi alunni di non cantare queste strofe per strada, poiché possono essere potenzialmente pericolose in questo periodo. La donna che è colei che ha infondato forza e coraggio nei giovani, che tanto si è battuta per l’arrivo di una nuova era è l’unica che non può assistere alla nuova alba. La sua caparbietà e vigore però continuano ad esistere nei nuovi portatori della causa: i suoi alunni.

Alcune inquadrature risultano molto sperimentali, gli effetti più notevoli sono quelli utilizzati nella rappresentazione della rissa tra i ragazzi ed i militari che sparano su di essi. La fotografia inoltre delinea tratti vellutati, delicati e morbidi. La scelta stilistica del regista ci mette di fronte ad una narrazione in bianco e nero che bruscamente ritorna al colore solo nel momento dell’arrivo dell’A.P.L. Questa scelta può riportare alla mente “La strada verso casa“, poiché viene adottata una tecnica opposta. Mentre nel film di Zhang Yimou, il passato viene visto come qualcosa di prezioso e quindi è dipinto con tonalità calde e vive, ed il presente privo di valori è dipinto dal bianco e nero, ne”I figli della rivoluzione“, il passato è un passaggio necessario ed obbligato per la crescita ma difficile ed anche doloroso perciò le sue tinte sono quelle delle scale di grigio. Solo il momento della tanto sospirata liberazione può dar luogo e modo ai colori che erano nei cuori degli alunni della maestra Tang di esplodere e riempire la scena.