Rischio deflazione in Cina e rallentamento della produzione

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L’inflazione per la prima volta in 7 mesi cala e raggiunge il livello più basso degli ultimi 22 mesi, concedendo alla banca centrale cinese l’opportunità di tagliare i tassi di interesse per cercare di evitare una pericolosa depressione economica.

L’Indice dei Prezzi al Consumatore, il più importante indicatore di inflazione, è cresciuto solamente del 2,4% su base annua, secondo il Dipartimento di Statistica. I prezzi del cibo hanno continuato ad essere la principale causa per la caduta generale dei prezzi ai consumatori. In particolare, il prezzo della carne di maiale, individuata come una delle principali cause delle precedenti impennate dell’inflazione nella prima parte dell’anno, è crollato di quasi il 10%. L’Indice dei prezzi all’ingrosso, un’altro indicatore dell’inflazione, a novembre è cresciuto di un 2%, in netto contrasto con il +10,1% registrato ad agosto. Il rischio più lampante evidenziato dagli economisti è quello della deflazione, in stretta associazione alla riduzione del denaro circolante e delle esportazioni. Secondo un rapporto di Morgan Stanley l’economia cinese continuerà nel suo momento negativo sino almeno i primi mesi del nuovo anno, e solo dopo la primavera si potranno registrare degli aumenti. Secondo i dati rilasciati dalla sede asiatica di Morgan Stanley il PIL cinese potrebbe crescere “solo” del 7.5% il prossimo anno, rispetto al 9% delle stime precedenti. La proiezione è stata effettuata dopo che gli indicatori dell’andamento dell’economia cinese hanno mostrato che l’impatto della crisi economica che ha colpito i mercati internazionali avrà serie ripercussioni anche in Cina. Le esportazioni a ottobre hanno registrato 115 miliardi di dollari, un 2,2% in meno rispetto allo stesso mese del 2007, e la prima frenata dal giugno del 2001. I tre fattori principali per questo rallentamento sono stati il raffreddamento del mercato immobiliare, cercato con risolutezza dal governo centrale, ma forse giunto in un momento inopportuno, una massiccia mancanza delle entrate di materie prime come conseguenza del collasso dei prezzi internazionali delle merci, e una debola domanda esterna.