Intervista a Paolo Facco

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titleDopo diversi anni di attività in Italia ora opera e vive a Hong Kong come titolare di un’azienda che sviluppa nuove progettualità nel campo dell’elettronica.

Quali sono i maggiori scogli per fare import-export con la Cina?

Nella prima fase, la parte più complessa è l’apertura dell’attività commerciale in territorio cinese. L’ottenimento delle autorizzazioni, la chiarezza sulle documentazioni da presentare, le normative fiscali e non, che vanno a regolare l’azienda e che variano a volte sensibilmente tra le diverse regioni amministrative cinesi possono comportare dei rallentamenti e generare confusione. Una volta assestata correttamente l’azienda, lo scoglio maggiore è la ricerca di fornitori o clienti seri e professionali, e il mantenimento di tali clienti nella lunga durata. Non inserisco nella lista degli scogli le tasse d’importazione o di esportazione perché sono facilmente controllabili e reperibili contattando le dogane e nei siti del governo cinese vi sono dei riferimenti. Se pensiamo alle tabelle merceologiche più tassate rispetto alle altre, porto l’esempio degli alcolici, il ragionamento da farsi ha respiro molto più ampio e si assesta a livello di politica governativa per lo sviluppo di certe produzioni interne a discapito di altre.

Quali sono i settori meno problematici?

Non credo di poter distinguere settori secondo un criterio basato sulla criticità. Piuttosto penso che se un’azienda è preparata e al suo interno vi è personale qualificato al proprio interno, non vi sono settori più o meno problematici. Generalmente la criticità di un settore non viene dalla impreparazione del produttore cinese, ma dalla incapacità dell’acquirente di analizzare, valutare e conseguentemente gestire le caratteristiche del prodotto e del produttore.

A chi bisogna rivolgersi per iniziare un’attività di import export?

Ci sono diversi studi che offrono servizi di apertura e di gestione fiscale per le trading companies in tutte le sue forme (a capitale straniero, misto). Personalmente mi rivolgo a professionisti locali, perché ritengo che siano molto preparati ed esperti nella realtà territoriale in cui operano e in cui anche l’azienda in creazione andrà a operare. In un Paese organizzato come quello cinese, credo sia molto importante ricorrere al concetto di localizzazione delle forze o dei fattori da utilizzare al livello aziendale.

I prodotti cinesi normalmente raggiungono gli standard europei di sicurezza?

I prodotti cinesi, se richiesti, raggiungono gli standard qualitativi europei, ISO, IPCI, anzi tendo a dire che in certi prodotti gli standard cinesi superano quelli europei, per una questione economica in primo luogo. Il capitale sociale che viene investito nella ricerca in uno stato in piena crescita economica, a mio avviso dà i suoi frutti. Nel campo dell’elettronica, il rapporto tra qualità e numero di pezzi prodotti è nettamente superiore a quello europeo. Le aziende cinesi sono migliorate molto rapidamente sul piano qualitativo, ma soprattutto su quello del mantenimento della qualità del prodotto nel lungo periodo, il che significa che parliamo di aziende con processi produttivi all’avanguardia che hanno previsto ingenti investimenti di capitale. In Europa gli investimenti sulla ricerca e sul rinnovamento aziendale sono decisamente ridotti, specie in questi ultimi anni.