Intervista a Giorgio Bettinelli

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titleAbbiamo incontrato Giorgio Bettinelli, l’avventuroso viaggiatore che ha raggiunto i quattro angoli del mondo a bordo della sua Vespa. Nell’ultimo suo viaggio è stato messo alla prova dalla Cina.

Come ti è venuta l’idea di attraversare la Cina in Vespa?

Mi è venuto in mente di fare un viaggio in Cina, che non avevo mai visitato, nel febbraio del 2004. E’ stato un colpo di fulmine. Come per la Vespa, c’è stato quello per la Cina, che non era mai rientrata nei miei piani di viaggio su due ruote, anche per questioni burocratiche. In effetti, anche nel 2004 era piuttosto difficile perché dovevo avere la patente cinese dato che quella internazionale non è riconosciuta. Una volta comprato casa nel Xishuanbanna, siamo riusciti a Kunming ad ottenerla tramite conoscenze, e nel giro di una giornata mi è arrivata la patente che inseguivo da quasi due anni. Con quella è nata in contemporanea l’idea di un viaggio in tutta la Cina, che in pratica è stato il quinto viaggio realizzato in Vespa, finito recentemente. A differenza degli altri, è stato un viaggio in un paese solo; un viaggio però che mi ha portato a toccare tutte e 33 le realtà geografiche che compongono la Cina, compresa Taiwan, Hong Kong e Macao. E’ durato un anno e mezzo. Ho percorso 39.000 chilometri che insieme ai 260.000 dei viaggi precedenti, fanno ormai 300.000 chilometri! 

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Giorgio Bettinelli, prima di morire, stava cominciando a lavorare su un libro sul Tibet

E’ difficile trovare sponsors per realizzare un’ avventura del genere?

Gli sponsors ovviamente sono essenziali per viaggi di questo tipo, vuoi per le difficoltà burocratiche, vuoi per le esigenze economiche lungo la strada. Con sponsor, non intendo soltanto una realtà che ti passa equipaggiamento tecnico che produce, ma anche che ti dia dei soldi. Infatti un viaggio di tre anni e otto mesi costa. La mie sponsorship sono nate anche quelle un po’ per caso. Alla fine del primo viaggio la Piaggio ha deciso di sponsorizzarmi e mi ha chiesto se ne volevo fare un’altro; nel frattempo, avevo già individuato l’itinerario dall’Alaska alla Terra del Fuoco. Solo che da Roma a Saigon (il primo viaggio, ndr) sono partito dall’Italia, ma ad Anchorage in Alaska come ci arrivavo? Allora la Piaggio ha contattato la Lufthansa, con i quali hanno un rapporto di collaborazione. Da quel momento, il mio è diventato un vero lavoro. In seguito sono stato contattato dalla Feltrinelli, che ha una collana di libri di viaggio. Nel frattempo Rusconi Editore aveva pubblicato un libro che raccontava per immagini i tre viaggi fatti in precedenza. Ho sempre amato scrivere, ma non ho mai contattato nessuno, per evitare la solita risposta “La sua proposta è molto interessante, ma non rientra nei nostri piani editoriali”. Mi hanno così contattato loro dopo aver visto su Venerdì di Repubblica un articolo che parlava del viaggio appena fatto. Il libro è andato benissimo, vi sono state ristampe su ristampe (siamo arrivati alla quindicesima! ndr), ne ho scritto un secondo che si chiama “Brum, brum. 254.000 chilometri in Vespa”, poi ho scritto in Cina “Rapsody in Black”, che racconta del terzo viaggio dall’Angola allo Yemen, che ha toccato 90 paesi. Subito dopo aver finito il viaggio mi è stato chiesto dall’editor della Feltrinelli se mi fosse andato di scrivere un libro sulla Cina. Questa offerta per me equivaleva ad un invito a nozze in quanto dopo un anno e mezzo di Cina on the road, e dopo due anni di pseudo stanzialità nello Xishuanbanna avevo proprio sulle corde la Cina, la cinesità, i colori cinesi, le problematiche, le gioie, gli incontri. Nel giro di due mesi ho scritto questo libro, che è uscito a fine giugno in Italia e sta andando molto bene. 

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www.giorgiobettinellifansclub.it è il sito del fanclub dedicato a Giorgio Bettinelli

Nel tuo peregrinare in Cina, qual’è stato il luogo che ti ha colpito maggiormente?

Mi hanno colpito soprattutto le diversità che ci sono in un paese grandissimo. Quando ho fatto il coast to coast negli Stati Uniti, non ho riscontrato naturalmente questo genere di differenze così forti. Per farti un’esempio, negli Usa ho scattato poche centinaia di fotografie, mentre in Cina si va nell’ordine delle decine di migliaia! Tra le aree geografiche quella che mi ha colpito di più è stato il Nord Ovest, in particolare Gansu, Xinjiang, Qinghai, Tibet. Anche quelle parti che vengono tradizionalmente considerate la culla della civiltà cinese intorno, al Shanxi, allo Shaanxi, Taiyuan, Xian, mi hanno colpito. La costa un po’ meno, nonostante ogni tanto si possano visitare dei templi mozzafiato. Aggiungerei anche Hainan e lo Yunnan, in particolare il nord ovest di questa provincia. Lo Yunnan è ad ogni modo la regione che più preferisco in quanto concentra tante altre diversità: minoranze etniche, paesaggi incredibili, etc. 

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Vi sono stati momenti pericolosi durante la tua traversata del continente cinese?

Di momenti pericolosi durante il viaggio in Cina a dir la verità non ci sono stati. E’ un paese assolutamente tranquillo, anzi quando c’è bisogno d’aiuto, c’e’ sempre qualcuno disposto a darti una mano. I momenti pericolosi in questi anni li ho trovati in Africa, quasi ogni settimana c’era qualcosa che poteva succedere, che sarebbe potuto succedere o che è successa. Ad esempio in Congo sono stato sequestrato e derubato.

Cosa?

Si, mi hanno preso i ribelli che controllavano la zona, mi hanno visto passare e hanno portato via tutto. All’inizio continuavano a chiedermi come volevo essere ammazzato. Mi avevano scambiato per una spia a causa del laptop. Alla fine però mi hanno lasciato andare. In Cina l’unico momento pericoloso, che sarebbe potuto finire male, è stata una tempesta di vento improvvisa e allucinante in Mongolia Interna. Non riuscivo più ad andare avanti, mi sono piantato con le gambe per resistere al vento, cercando di capire cosa fare. Pioveva che dio la mandava e non riuscivo a vedere niente. Alla fine non ce l’ho più fatta, il vento mi ha fatto volare via. Era già buio e lungo la strada passavano camion dai fari abbacinanti con il rischio di mettermi sotto. Alla fine un gruppo di tecnici che lavoravano alla costruzione dell’autostrada mi ha aiutato a rialzare la Vespa, mi hanno scortato con il furgoncino controvento per cui potessi andare a passo d’uomo e mi hanno ospitato nel loro accampamento. Ad ogni modo paura in Cina da parte degli uomini, no. E’ un paese assolutamente tranquillo.

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La Cina in Vespa è un avvincente diario di bordo dell’ultima avventura compiuta da Giorgio Bettinelli

In questo tuo viaggio hai avuto modo di visitare praticamente tutta la Cina: come ti ha condizionato il divario tra aree rurali e megalopoli?

Abbiamo visitato tutte le 33 realtà che compongono la Cina. Il divario tra aree rurali e megalopoli non mi ha condizionato, ma è stato davvero appariscente, quasi drammatico. Io preferisco le aree rurali, in una metropoli mi sento meno a mio agio. Voglio dire quando sei in un villaggio della Mongolia Interna o nell’oasi di Turpan in Xinjiang e poi mentalmente la paragoni a Guangzhou o a Shanghai, sembra di stare in un’altra galassia. Quando vi sono questi stridori tra diverse realtà, questa cosa mi stimola piuttosto che impaurirmi. C’è da dire anche che mi piace quando le cose si fanno difficili. Quando tutto è troppo facile, come negli Stati Uniti, non è molto divertente. 

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Com’è stato il rapporto con le persone? Come reagivano i cinesi alla tua avventura?

Il rapporto con le persone è stato buono. Ne parlavo ieri sera con Ya Pei (sua moglie e compagnia di avventure, ndr), in questi 4 anni e mezzo in Cina, il 95% delle persone è stato disponibile. Non ho mai avuto contenziosi seri con un cinese, non ho mai ricevuto un cazzotto, mentre invece solo tre giorni fa a Changmai (in Thailandia, ndr), il cazzotto è puntualmente arrivato … I cinesi reagivano a questa avventura a volte con simpatia, a volte con incredulità, a volte con la voglia di farsi in quattro per aiutare. Ricordo una volta nel Gansu, la polizia mi ha fermato, ho fatto vedere la lettera di responsabilità assunte da parte della società cinese Zhongsheng che è partner di Piaggio in una joint-venture e i poliziotti, che all’inizio erano minacciosi, alla fine sono rimasti conquistati: mi hanno scortato nell’unico albergo che c’era in città, raccomandandosi con l’alberghiere di trattarmi bene, di portarmi l’acqua calda nei thermos, etc.

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La Vespa PX usata da Bettinelli per XXX è esposta al Museo della Piaggio di Pontedera

Sei mai rimasto a secco in posti isolati?

Per la prima volta questo viaggio è stato fatto con una Granturismo che è più sofisticata di una PX a marce. Di conseguenza anche una foratura è risolvibile abbastanza facilmente. A secco no, qualche volta ho dovuto portarmi dietro una tanica di benzina, ma non ho mai trovato situazioni drammatiche come in Patagonia o Siberia. L’ho trovato non solo un viaggio assolutamente bello, diverso, diversificato, policromo, ma, rispetto ai precedenti, facile. La difficoltà maggiore è stata quella di avere una moto che arrivasse dall’Italia in Cina (La Piaggio non distribuisce in Cina la Vespa, nonostante sia molto popolare in altri paesi asiatici, ndr). Infatti quando è arrivata ad Hong Kong, abbiamo dovuto togliere la targa perché altrimenti non sarebbe potuta entrare in Cina continentale. Ad ogni modo di difficoltà on the road non ne ho trovate. 

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Ya Pei la moglie taiwanese, che lo ha a tratti accompagnato durante il suo peregrinare nella Terra di Mezzo insieme a Giorgio Bettinelli

Prossimi progetti in Cina?

Quello di stare in Cina, avere dei bambini, scrivere, felice come una pasqua di avere 17 scatole di libri che sono già arrivate. Avere la casa piena dei libri con cui sono cresciuto mi da un conforto grosso. Più avanti ci sarà un altro viaggio, non so dove e non so come. In questo momento ho voglia di un po’ di stanzialità e di scrivere. Ho voglia di un po’ di casa dopo tre lustri di viaggi.  

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Biografia
Giorgio Bettinelli è nato a Crema nel ’55, ed è sempre stato affascinato dal viaggio on the road. E’ balzato agli onori della cronaca quindici anni fa, dopo aver compiuto il viaggio Roma – Saigon a bordo di una Vespa 125. Dopodiché sono seguiti altri viaggi incredibili, sempre a bordo dei bolidi Piaggio: dall’Alaska alla Terra del Fuoco, da Melbourne a Città del Capo, dall’Angola allo Yemen e quello che lo ha visto attraversare tutte le 33 province di cui è composta la Cina, per la bellezza di oltre 300.000 chilometri. Per Feltrinelli ha pubblicato “In Vespa, da Roma a Saigon”, “Brum Brum, 254.000 chilometri in Vespa”, “Rapsody in Black” e “La Cina in Vespa”. Per Rusconi Libri, il libro fotografico “In Vespa oltre l’Orizzonte”. Giorgio Bettinelli è morto il 16 settembre del 2008 per un malore nella sua casa nel Xishuanbanna.