BEIJING OLYMPIC STADIUM

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titleL’avveniristico stadio protagonista delle Olimpiadi di Beijing 2008.

 

Il Beijing National Stadium, chiamato anche “Bird’s Nest”, nido d’uccello, sta rapidamente giungendo a completamento. Questa colossale struttura, ospiterà gli eventi sportivi principali, tra cui le cerimonie d’apertura e di chiusura, dei Giochi Olimpici.

Oltre al suo design unico, è il più grande spazio architettonico all’aperto del mondo. Alla fine delle Olimpiadi non sarà unicamente adibito ad eventi sportivi, ma ospiterà anche importanti momenti culturali.

Herzog & de Meuron, lo studio svizzero che cura il progetto, nello sviluppo dello stadio aveva pensato a funzionalità pratiche, non preventivando che il simbolismo involontario evocato dalla struttura avrebbe condizionato la sua vittoria sui design concorrenti. Spiegando i meccanismi e la struttura dell’azionamento del tetto di protezione alla commissione cinese che valutava i progetti proposti, lo studio aveva usato la metafora di un nido d’uccello, per chiarire i concetti chiave della sua funzionalità. Incosapevolmente, questa fortunata analogia ha portato agli occhi della commissione selezionatrice un’ottima motivazione per prediligerne il particolare design: l’opera soddisfava difatti il desiderio di costruire un ponte tra modernità e tradizione.

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La forma geometrica dell’ellisse è stata completata utilizzando i software di sviluppo Arup, mentre per la struttura finale è stata consultata Enerpac

 

Il nido d’uccello nella cultura classica rappresenta un cibo prezioso che si presenta solo in determinate occasioni. Per questo motivo, l’associazione a tale speciale prelibatezza lo rende vincente anche agli occhi di tutti i cinesi poiché riesce a proporre questa struttura in una dimensione naturale, suggerendo allo stesso tempo concetti apparentemente contrapposti come armoniosità ed imponenza.

Oramai la scelta di efficaci soprannomi è una necessità quotidiana indispensabile per identificare luoghi, oggetti e status e per la Cina galvanizzata, è un’arma in più per impressionare il mondo e mostrare il suo successo economico dal proprio punto di vista.

Herzog, dopo la vincita del progetto, ha dichiarato che il radicamento nelle tradizioni ed il passato, non impediscono alla Cina di accettare le proposte di design più stravaganti. Infatti ha ribadito che durante la presentazione dell’eccentrico design del Beijing Olympic Stadium era sicuro di non shockare nessuno.

Meuron, ha preferito mettere l’accento su di un rischio che bisogna prendere seriamente in considerazione quando si iniziano progetti di tale portata in Cina. Non tutte le opere infatti giungono al loro completamento. Ad esempio, alcuni anni fa, erano sei i progetti vinti in questo paese dal loro studio, ma ora, sono solo due quelli che vanno avanti.

Yung Ho Chang, insigne architetto cinese del M.I.T. di Boston, spiega che le costruzioni incomplete in Cina sono causa del pesante sistema burocratico che obbliga a passare per differenti uffici governativi, in aperta contraddizione tra loro (come nell’incubo burocratico del lasciapassare A38, dell’indimenticabile “Le 12 fatiche di Asterix” , n.d.r.).

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Sono circa 7mila gli operai in continuo lavoro dall’apertura del cantiere

 

Nonostante questo rischio, i due architetti sono convinti che valga la pena imbarcarsi in tali progetti, proprio perché è interessante il confronto culturale. Ma Ai Weiwei, l’architetto indipendente cinese che li appoggia nella realizzazione in loco, trova vergognoso questo tipo di atteggiamento del governo, in quanto è conscio che la costruzione dello stadio procede solo perché non era possibile cancellarlo come un progetto qualsiasi, in quanto la sua fortuna è strettamente legata all’ evento mondiale per eccellenza: le Olimpiadi 2008.

Durante il primo anno di lavori, dopo la vincita del progetto, Herzog & de Meuron hanno dovuto affrontare anche un altro problema: quello cioè di essere fisicamente presenti a Pechino, come segno di rispetto verso le autorità, giacché il governo non aveva nessuna intenzione di comunicare a distanza ed hanno dovuto accettare il fatto di lavorare per un lungo periodo senza contratto, firmato solo nel novembre 2003.

Infinita pazienza è stata anche necessaria quando è giunta la notizia dell’inaspettato taglio del budget, che ha apportato delle modifiche sostanziali nella realizzazione del tetto retraibile, ma ha dato anche un’accellerata dei tempi di costruzione.

L’iter e la costruzione di questa grande opera d’architettura sono stati messi a dura prova da una serie di difficoltà organizzative, ma grazie ad una collaborazione che ha voluto creare un solido matrimonio tra le tradizioni cinesi ed un look estetico moderno, il Beijing National Stadium può essere ora completo e mostrasi in tutta la sua grazia.

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Per gli architetti occidentali oramai la Cina è il mondo dei sogni dove potere proporre i più incredibili progetti

 

Scheda

Il bando è stato vinto nel 2002 dagli architetti Jaques Herzog e Pierre de Meuron in collaborazione con ArupSport, CAG China Architecture Design & Research Group e l’architetto indipendente Ai Weiwei. La legge cinese impone che per ogni firma straniera ve ne sia in collaborazione una cinese. I lavori sono iniziati nel dicembre 2003 ed il soffitto è stato completato nell’ottobre 2006. Ha una pavimentazione di 258mila metri quadrati di cui ne sono fruibili 204mila, la capacità di 80mila posti a sedere, più 11mila posti provvisori previsti per i Giochi. Lo stadio, su 7 livelli, è lungo 330 metri, largo 220 metri ed alto 69,2 metri. Dispone di 11mila metri quadri di V.I.P. reception room sotterranee con mura waterproof. La struttura reticolare che lo compone è di 45mila tonnellate d’acciaio per un percorso totale di 37 km. 78 sostegni provvisori d’acciaio hanno sorretto il soffitto durante i lavori di costruzione. Una serie di pannelli insonorizzanti isola sonoricamente lo stadio. Il costo complessivo è di 4 miliardi di RMB circa 400 milioni di Euro.

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Herzog & de Meuron, credono che lo stadio rappresenterà per Pechino ciò che la Tour Eiffel è per Parigi: da testimonial di un evento ad identificazione di una Nazione

 

L’enorme stadio sorge all’interno dell’Olympic Green Park che comprende anche altri edifici e palazzine che ospiteranno i giochi e gli atleti.

 

I PROTAGONISTI

Ai Weiwei nasce a Beijing nel 1957, è figlio del famoso poeta e prigioniero politico Ai Qing e durante la Rivoluzione Culturale ha trascorso con lui 5 anni d’infanzia nei campi di lavoro nello Xinjiang. Nel 1978 ha frequentato la Beijing Film Academy e gli allora studenti eccellenti, Cheng Kaige e Zhang Yimou. Nel 1981 si trasferisce a New York, ma la malattia del padre lo spinge a ritornare in Cina nel 1993. Nonostante abbia partecipato al completamento finale del design dello stadio, ha deciso ora di mettersi in una posizione d’opposizione nei confronti del governo, poiché sostiene abbia la tendenza di proporre cultura esclusivamente per i scopi propagandistici.

 

HdeM (Herzog & de Meuron Architekten) è una prestigiosa firma svizzera di architetti con sede a Basilea, fondata nel 1978 da Jacques Herzog e Pierre de Meuron, tutti e due nati nel 1950. Hanno frequentato entrambi il Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo. Uno dei primi progetti più importanti del loro studio è stato il Tate Modern di Londra nel 2000. Lo studio Herzog & de Meuron, ha vinto premi che lo hanno contraddistinto e portato ad un’ammirazione mondiale. Ha rinunciato a partecipare all’assegnazione del progetto delle CCTV Tower, in segno di lealtà nei confronti dell’amico rivale Remment Koolhaas.

 

 

Foto: Charles Pope