Intervista a Tujiko Noriko

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Tujiko Noriko al BigScreen Festival

Intervista a Tujiko Noriko, 01/12/2007
di Massimiliano Carponi

foto di Piero Vio

Come hai avuto i primi contatti con la tua attuale etichetta, Mego Editions?

- E’ successo a Tokyo, dopo un concerto ho conosciuto Pita (Peter Rehberg, ndr.) e così gli ho lasciato una cassetta con incisi dei demo, non credevo davvero gli sarebbero piaciuti, ma così è stato. Di seguito ho registrato il mio primo album, che conteneva davvero le mie primissime canzoni.

Così è dunque iniziata la tua collaborazione con un’etichetta europea, austriaca per la precisione… parlando delle tue influenze musicali, le senti maggiormente radicate nell’elettronica giapponese o europea?

- Penso in entrambe, ma probabilmente di più nella scena giapponese. Quando ero ragazzina ascoltavo musica pop, ma dopo qualche tempo ha cominciato a piacermi parecchio Ryuichi Sakamoto e gli Yellow Magic Orchestra, i Flipper’s Guitar di Keigo Oyamada (di successiva fama internazionale con lo pseudonimo di Cornelius, ndr.) e Kenji Ozawa … Improvvisamente poi ho scoperto la noise music, un amico mi ha fatto ascoltare alcuni album, che alle mie orecchie suonavano come un qualcosa di assolutamente nuovo. Da quel momento ho così iniziato a voler ascoltare più musica… strana diciamo, mi sono concentrata anche su musica tradizionale giapponese, che a tratti ricorda, per il suo minimalismo, la struttura di certi brani elettronici attuali…

Hai menzionato Ryuichi Sakamoto come musicista che ha segnato il tuo percorso musicale; egli pochi anni fa ha registrato un album ed è stato in tour con Christian Fennesz, prodotto dalla Mego Editions proprio come i tuoi dischi…

- E’ vero, ma l’incontro tra i due non è stata opera mia. Penso sia avvenuto naturalmente, per affinità musicali. Sakamoto è sempre alla ricerca di collaborazioni con musicisti di altre generazioni, così da creare qualcosa di sempre nuovo dalla fusione di stili diversi...

Tu stessa hai avuto a tua volta diverse collaborazioni con altri musicisti...

- Sì, ho collaborato ho registrato due album in collaborazione: 28 con Aoki Takamasa e Stéréotypie con Pita stesso… e anche altre due esperienze di collaborazione, tutte lo stesso anno… ero un po’ annoiata di fare sempre tutto da sola, sai, a casa… comporre la musica, i testi, registrare la voce… quindi ho provato l’esperienza di collaborare con altri musicisti, ma sempre amici.

Ora vivi a Parigi. Cosa ti ha portato a scegliere come base la capitale francese tra tante città europee, alcune molto più attive musicalmente?

- In effetti il mio piano iniziale era quello di provare a stabilirmi a Berlino, dove vivevano vari amici, ma poi ho trovato un lavoro a Parigi e in quel periodo ho conosciuto là anche il mio attuale compagno… non sono mai stata veramente attratta dalla Francia, ma una volta intrecciate delle relazioni l’idea di cambiare città si è allontanata sempre di più…

Ultimamente Mego Records è diventata Mego Editions, sotto la direzione di Peter ‘Pita’ Rehberg. Non si può non notare che nel passaggio gli artisti dell’etichetta da 35 sono passati a solo 10…

- Non sono bene a conoscenza dei movimenti all’interno dell’etichetta, ma probabilmente nella scorsa decade, quando anche lo stesso concetto di far musica solo con un laptop era nuovo, c’era più fermento per la novità…

La tua carriera di musicista è iniziata facendo musica col laptop oppure sei passata per qualche altro strumento?

- Ho iniziato con un sintetizzatore analogico… a breve però sono passata a lavorare in digitale, al computer.

Riviste musicali spesso ti paragonano a Björk: c’è una diretta influenza della musicista islandese sui tuoi lavori?

- Mi piace la sua musica, specialmente i primi album, ma non penso di avere molto in comune con lei, a parte il fatto che Islanda e Giappone sono entrambe isole! Abbiamo entrambe un sound eccentrico, tutto quà.

Di recente hai avuto un approccio col filmmaking, stai lavorando a dei cortometraggi… quali sono i tuoi progetti per il futuro?

- Sì, ne sono molto felice... penso che un tempo girare un cortometraggio non era alla portata di tutti come ora, mi è sempre parsa una cosa difficile, ma ora che è sufficiente una videocamera digitale e un computer per il montaggio... sono sempre stata attratta dall’idea di fare cinema, per gioco ho provato a recitare per degli amici filmmakers, ma penso di trovarmi più a mio agio dietro la telecamera piuttosto che sulla scena. Al momento ho due corti in cantiere ma voglio girarne anche altri, cercare investitori...

Quindi avremo la possibilità di vedere i tuoi lavori nella prossima edizione di Bigscreen Festival?

Sì! Sì, lo spero davvero!