LA FOTOGRAFIA E LO SVILUPPO VISIVO CINESE

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Nella serie di lavori The People di Bai Yiluo, centinaia di fototessere di gente comune, recuperate da carte d’identità e venate con pieghe bianche, come se fossero stropicciate e nuovamente riappiattite, sono state cucite insieme con fili rossi o neri per formare un ampio patchwork fotografico in cui ogni quadrato raffigura un anonimo individuo. Le cuciture regolari fissano i volti di estranei in un motivo a griglia in cui sono sia connessi sia separati, come muri reali rinforzati da griglie d’acciaio, come piani e soffitti di una grande torre di cemento che connettono e separano coloro che vivono in file e colonne di appartamenti. Come gli abitanti di un palazzo, queste persone sono casualmente vicine, altrimenti scollegate, e possono avere o meno interferenze tra di loro nella propria vita quotidiana. Ciò che loro hanno in comune è la nazionalità, la locazione geografica e il fatto che siano stati fotografati dall’artista.

In qualche modo, questo libro può essere paragonato alle fotografie viste insieme di Bai Yiluo. Qui collegati da carta ed inchiostro, questi artisti hanno in comune il fatto che sono Cinesi, ancora residenti nella loro madrepatria e che spesso si posizionano davanti o dietro alla macchina fotografica per creare le proprie opere. Ma mentre il patchwork di Bai riduce i suoi componenti a mere unità, privandole della propria identità e personalità; l’intenzione di questo libro è quella di lasciar risplendere l’individualità e la creatività di questi artisti, mostrare il loro contributo al mondo internazionale dell’arte, fornire ai lettori interessati uno sguardo al paesaggio culturale e sociale della Cina, un paesaggio a cui il lavoro di ogni artista aggiunge uno strato di rappresentazione ed interpretazione. Come raccolta, questo libro non auspica ad essere comprensivo di tutti – ci sono veramente molti più artisti contemporanei che ora lavorano in Cina – ma a fornire uno sguardo più dettagliato al lavoro di alcuni dei più giovani artisti che attualmente stanno esplorando questo mezzo. Il loro lavoro comprende un’ampia varietà di generi che vanno dalla fotografia concettuale, a quella di performance, a immagini fotografiche digitalmente manipolate, a ritratti contemporanei, a foto documentative e così via, ma è solitamente difficile assegnare un lavoro ad una singola e semplice categoria. Ciò in parte perché la maggioranza degli artisti selezionati è attiva anche in altri campi, come ad esempio Xu Zhen, che crea installazioni, video, performance di gruppo e lavori concettuali come le sue fotografie, o Ma Liuming, che è pittore, scultore e noto performer e quindi le sue foto sono parte integrante delle performance.

La fotografia fu introdotta in Cina negli anni Quaranta, non molto tempo dopo la sua invenzione in Occidente. Durante la sua storia è stata utilizzata per diversi scopi e oggi costituisce sia una prospera industria sia un hobby popolare. In riferimento all’arte contemporanea, la fotografia è incominciata piuttosto tardi e si è rafforzata come veicolo d’arte contemporanea a pieni diritti solo nella seconda metà degli anni Novanta. Prima di questo momento veniva utilizzata prevalentemente come documentazione di installazioni, performance e altri lavori temporanei. Questo era in parte dovuto al fatto che le Accademie di quel periodo offrivano agli studenti un’educazione tradizionale più o meno limitata a pittura ad olio in stile occidentale, pittura cinese ad inchiostro, scultura, stampa e pittura murale. Sebbene abilissimi nella loro specializzazione, molti giovani artisti appena diplomati erano inesperti di tecniche fotografiche e probabilmente incapaci di utilizzare una macchina fotografica. Così, mentre la pittura regnava sovrana agli inizi degli anni Novanta; la mostra del 1993 “China’s New Art Post-1989”, che era finalizzata all’introduzione dell’arte contemporanea cinese ad un’audience più vasta, presentava sezioni dedicate a differenti stili pittorici, scultura e nuovi mezzi, ma nessuna alla fotografia. Questo è un testamento rivolto all’eccitante sviluppo che ha preso piede dalla metà degli anni Novanta e al rapido evolversi della fotografia nell’ambito dell’arte contemporanea cinese.

Fantasie digitali
La fotografia, per la sua propria natura, è stata tradizionalmente concepita per catturare, in un’ottica realistica, drammatica o inventiva, un’immagine realmente presente nell’ambiente visivo, differentemente dalla pittura che può manifestare esclusivamente qualcosa che esiste soltanto nell’immaginario dell’artista.
Prima dell’avvento delle tecniche di manipolazione digitale dell’immagine e dell’ubiquità del computer, effetti speciali venivano raramente utilizzati nelle fotografie artistiche ed erano limitati a ritoccare l’immagine piuttosto che alterarla drasticamente. Di certo, oggi come oggi gli artisti possono alterare, ricolorare o incollare immagini fotografiche usando una tecnologia digitale ampiamente accessibile, e sono in grado di creare scene fantastiche con la stessa facilità che in pittura, ma con un effetto differente. Alcuni degli artisti presentati in questo libro hanno utilizzato la tecnologia come parte del loro processo creativo, avvicinandosi ad essa ed applicandola in diverse maniere. Le foto della serie “Light as Fuck” di Yang Zhenzhong sono state ovviamente modificate attraverso Photoshop (o software equivalenti), mentre nei lunghi “rotoli” fotografici orizzontali di Lin Tianmiao (“Go” e “Growing”) e di Wang Qingsong (“Night Revels of Lao Li”, “China Mansion” ed altri), alcune immagini sono state omogeneamente ed impercettibilmente unite a formare un singolo disteso panorama.

La “gigantessa” in “25:00” di Chen Lingyang è un altro sublime esempio di tecnologia digitale utilizzata per la fotografia. Nuovamente il lavoro appare realizzato senza interventi, ma naturalmente sappiamo che la sua figura non può essere così grande e perciò è occorso un aiuto a computer. Prima di questo lavoro, Chen Lingyang ha tracciato un sentiero attraverso la zona intima e tabù delle funzioni corporee femminili nella sua serie “Twelve Flower Months” (“I fiori dei dodici mesi”). Ogni mese dell’anno, al giungere del suo periodo mestruale, focalizzava le lenti sulla propria vagina nuda e sanguinante, usando tecniche stratificanti e incornicianti che costruissero uno stato concettuale delicato che posizionasse la donna sia come elemento funzionale del mondo naturale sia come un individuo con un contesto storico e politico. L’opera “25:00” continua l’esplorazione dell’identità femminile evitando questo tipo così acerbo di confronto; i nostri occhi devono abituarsi al buio prima di vedere le implicazioni femministe di questo sottile e poetico ritratto psicologico. Una comune area residenziale urbana è resa mitica da effetti di luce scuri e ombrosi, e al di fuori del crepuscolo appare una gigantessa nuda che, allo scoccare della venticinquesima ora, ha assunto immediatamente dei super-poteri, ma non sa ancora che cosa farsene. Arricciandosi e stirandosi auto-consapevolmente, nascondendosi e arrendendosi, rivela la propria paura, quindi l’accettazione di questa forza che convive con la vulnerabilità. Qui è riposto il forte desiderio dell’artista, ossia che centinaia di anni di condizionamenti fisici e psicologici dovuti a pesanti condizioni sociali possano venire rimossi nel corso della notte.

Huang Yan ha impiegato immagini manipolate a computer in lavori estremamente concettuali del genere “art hoax”. Nel 1996, come parte della sua serie “Postal Art” (“Arte postale” 1992-1998), in cui ha stampato i propri lavori su buste o cartoline e le ha spedite a conoscenti di tutto il paese; ha spedito l’immagine del suo suicidio – immaginatamente tranciato sulle rotaie di un treno nella provincia del Jinan per il suo trentesimo compleanno – che alcuni dei destinatari hanno creduto fosse vero e hanno fatto pertanto le loro condoglianze alla famiglia dell’artista. Egli ha utilizzato questo metodo anche per ideare un’enorme mostra personale dei suoi lavori allestiti in otto stanze, un’esibizione virtuale esistente soltanto come cartolina.

Realtà e Identità
Non tutti gli artisti analizzati in questo libro creano fantasie, e alcuni sono focalizzati attentamente su ciò che li circonda, interessati ad aspetti della società contemporanea e della cultura di cui sono agenti e spettatori. I loro lavori sono una risposta sensibile agli elementi dell’ambiente visivo che ha attirato la loro attenzione, elementi che possono essere affascinanti, di disturbo, umoristici, insoliti o familiari e alle volte trascurabili. Questi artisti hanno trovato tali temi e soggetti nelle proprie case, negli spazi condivisi delle città in cui vivono, nei propri concittadini e abitanti delle campagne, nelle mode, nei mass media e anche nelle grandi opere d’arte Cinesi e Occidentali da cui sono stati influenzati nel corso degli anni. Song Yongping realizza vecchie foto in bianco e nero dei suoi genitori ammalati e infine morti che contrappone a vecchi scatti che ritraggono la coppia nella loro giovinezza. Queste immagini raccontano la storia di una coppia rivoluzionaria modello la cui forza e ardore giovanili si sono spente servendo quella Causa che non ha saputo dar loro supporto e conforto negli ultimi giorni di vita. L’eredità di Liu Zheng lasciata alla Cina è invece l’opera “The Chinese” (“Cinesi”), una lunga serie di affascinanti ritratti di persone da lui incontrate – spesso figure marginali come intrattenitori di turisti o personaggi reclusi in comunità religiose. Una preoccupazione sulle tematiche essenziali di sesso, morte e paura pervade l’intera serie.

L’area più intima e privata dell’ambiente visivo di ognuno consiste nel proprio corpo, nudo o vestito, direttamente osservato o riflesso in uno specchio. In generale siamo maggiormente consapevoli della nostra apparenza quando siamo in compagnia , perché in questa circostanza siamo consci anche di far parte dell’ambiente visivo di altre persone e che essi rispondono a noi in quanto tali. I nostri corpi e volti, e i modi che decidiamo di presentarli, formano una parte importante della nostra identità, e molti artisti hanno scoperto ciò inserendosi letteralmente nelle foto, agendo non soltanto come autori ma anche come protagonisti delle loro opere, essi possono esplorare e costruire le proprie identità e l’idea assoluta di identità. In quanto società di passaggio dal comunismo al capitalismo – o forse a qualcosa di totalmente diverso – le tematiche di identità e individualità sono molto importanti in Cina. Degli specchi, elementi importanti nella costruzione dell’identità, sono stati impiegati da tre di questi artisti – Ma Liuming, Li Wei e Chen Lingyang – nei loro lavori che comprovano un’identità sociale e sessuale, l’interazione del sè con gli altri, e i conflitti nell’apparenza e nella percezione dell’identità.

I lavori fotografici di Li Wei si originano dalla pratica artistica performativa e trattengono ancora un forte elemento performativo, con l’artista che spesso nella fase creativa è lui stesso performer e agente nei suoi lavori. Nell’opera di Li Wei c’è uno scambio persistente tra mente e corpo, un senso di dislocazione rispetto all’ambiente, un campo di forza fabbricato o un “piccolo mondo” che esclude o protegge l’individuo reale dal mondo reale. Per un po’ di tempo egli appariva nei suoi lavori come una testa priva di corpo (un effetto originariamente ottenuto con uno specchio e in seguito anche con la tecnologia digitale), esistente non nella città reale ma in una città riflessa, una città rimossa. Nei suoi lavori chiamati “Specchio”, il corpo, quando non è visibile, è ridotto più o meno alle funzioni del tripode di una macchina fotografica, mentre la testa fluttua inconsciamente, tagliata non solo dal proprio corpo ma anche disancorata dal fermo legame con la terra. Recentemente egli ha ritratto anche quello che può essere definito un “corpo senza testa”, un corpo che ha perso il suo sistema guida e si è impiantato nel terreno scontrandosi come una meteora proveniente dallo spazio. In “How much does your head weigh?” (“Quanto pesa la vostra testa?”), estende l’idea dello “Specchio” anche agli altri, fotografando una varietà di persone nei loro ambienti lavorativi con una bilancia da macellaio per “pesare” le loro teste. Questo è finito per essere un processo di livellamento: senza corpi, vestiti ed altri accessori identificativi, questi cittadini diventano in qualche modo disconnessi dai loro ambienti e lo spettatore non è in grado di esprimere giudizi stereotipati sul loro status, carattere o sui loro ideali.

Odissea Urbana
Uno degli elementi del panorama visivo che produce più interesse è anche quello più vasto: lo sfondo contro il quale molti degli altri elementi esistono, ovvero il contesto in cui circolano. Naturalmente è la Città e la trasformazione del paesaggio urbano in cui tutti questi artisti risiedono, una città con molti nomi, Pechino, Shanghai, Guangzhou, etc. ma per alcuni versi sono le stesse Città, concrete e concettuale. Lo spazio urbano interno ed esterno è una presenza significativa nei lavori di Weng Peijun, Yang Zhenzhong, Yang Fudong, Cui Xiuwen e Li Wei. Nella serie ‘On the Wall’ e ‘Bird’s Eye View’, Weng Peijun (meglio conosciuto come Weng Fen) usa come figure giovani liceali, da sole o in coppia, per filtrare lo sguardo dell’osservatore sulle imponenti strutture dei grattacieli di nuova costruzione che sembrano spuntare nella notte nell’industrializzato sud della Città di Guangzhou, Shenzhen, e Haikou la città di Weng.
I colori puliti e i cieli drammatici sono reminiscenze delle incantevoli immagini del complesso di immobili edilizi in sviluppo, che vengono usati per attrarre potenziali compratori, ma la calma presenza delle ragazze riempie la scena con delle emozioni ambigue che sono entrambe semplici e complesse, mentre l’osservatore vede in simultanea la Città attraverso i suoi occhi e quelli di un bambino.
L’essenza delle fotografie di Weng è neutrale, ed è l’empatia dell’osservatore, e il suo personale atteggiamento che riempie lo sguardo della studentessa con stupore o trepidazione, il desiderio di conquistare l’apice della città o la paura di essere rimpicciolita o esserne inghiottita. Guardando a queste immagini, possiamo anche essere colpiti dall’accelerazione di crescita delle Città Cinesi, e la crescita dei ragazzi sembra esserne attenuata in confronto. Il lavoro di Yang Fudong “Breeze” “Don’t Worry, it Will be Better” e “Honey” ci porta dentro i grattacieli che vediamo a distanza nel lavoro di Weng Fen ( o al massimo all’ identica controparte di Shanghai). Le fotografie di Yang accuratamente messe in scena, il cui cast è composto da amici, colleghi artisti, attori che fingono di essere impiegati, statali in divisa, carrieristi speranzosi e intellettuali annoiati, mentre passano il tempo libero in stanze di hotel o uffici impersonali. Il lavoro di Yang Zhenzhong la serie di collage al computer ‘Light as Fuck’ (anche ‘Light and Easy’) unisce le fotografie fatte in differenti parti della ultra-urbana Shanghai con immagini di oggetti pesanti e culturalmente simbolici, che vanno dal lanciamissili ai carriarmati al caterpillar, all’edicola o ai leoni di pietra. Tutte questi oggetti pesanti sono stranamente diventati leggerissimi, e possono essere alzati facilmente da giovani cittadini di Shanghai che si trovano al centro di questa scena. La rapida velocità di cambiamento che sta prendendo piede in tutti i settori della vita urbana, insieme alla sicurezza ispirata dal boom economico, sembra aver sospeso momentaneamente la forza di gravità.
Nuove cose arrivano e le vecchie cose vanno via in maniera così veloce che noi dubitiamo perfino della loro esistenza, o forse la Città si sta modificando più rapidamente delle leggi della natura. Comunque, queste immagini ci ricordano del vecchio adagio “La superbia andò a cavallo e tornò a piedi”, e noi abbiamo il sentore che il peso della realtà potrebbe tornare in qualsiasi momento facendo crollare questi oggetti che erano stati alzati con tanta facilità, schiacciando sotto i giovani insolenti che hanno osato alzarli. Per molti anni, Zhao Bandi ha vagato in città con il suo fidato compagno Panda, conducendo un’inarrestabile finta campagna sociale che affronta molti temi di carattere sociale, ambiente, questioni morali come il fumo, inquinamento, disoccupazione, merce contraffatta e il sesso sicuro. I risultati sono stati spesso mostrati negli spazi pubblici come le stazioni della metropolitana e gli aeroporti come se fossero delle campagne ufficiali. Queste ultime, sono molto colorate e divertenti con delle vignette che contengono un testo in inglese volutamente tradotto in maniera sbagliata. Durante il periodo di crisi della SARS del 2003, Zhao ha velocemente risposto con un poster esortando i cittadini a “Block SARS, defend your homes” (Blocca la SARS, difendi la tua casa) a cui fu dato rilievo da diversi media. Questo caso è approdato in tribunale quando due grandi pubblicazioni a Pechino hanno riprodotto il lavoro senza la sua autorizzazione negandone a Zhao il riconoscimento come autore. Zhao ha vinto poi la causa per la copyright (ma ricevette solo una piccolissima parte del compenso che gli spettava), di seguito ha prodotto una nuova serie di fotografie e video relativa a questa esperienza.

Gli studio di fotografia commerciali sono un settore molto forte dell’economia Cinese. E’ diventata una nuova tradizione di costume urbano per gli sposini che vogliono avere un set di fotografie commemorative scattate dopo il loro matrimonio, nella quale loro sono intonacati con il trucco e vestiti elegantemente, o spesso in costumi di genere ispirati dalla letteratura romantica o a famose figure storiche sia in Cina che in Occidente. Le fotografie dei bambini sono l’altra parte importante dell’area commerciale. Molto uso viene fatto del materiale scenico e dello sfondo, soprattutto l’effetto raggiunto con i colori sgargianti e l’uso estensivo della assenza di messa a fuoco con risultati kitsch e spesso non volutamente comici. Molti artisti, fotografi e pittori allo stesso modo sono stati ispirati da questa particolare forma di sottocultura, e ne hanno fatto umoristicamente o criticamente, un punto di riferimento per il loro lavoro. Liu Jin nel lavoro ‘Same You, Same Me’, è una citazione delle sopraindicate fotografie di matrimonio, in cui entrambi lo sposo e la sposa sono interpretati dallo stesso artista. Zhou Meijun ha trasferito uno studio di fotografie di matrimoni, che per la maggior parte è una tradizione urbana, nella campagna. Lui ha invitato mariti e mogli contadini, che non si sono potuti permettere questo tipo di souvenir delle loro nozze, per essere fotografati con gli abiti e gli sfondi di loro scelta, con i campi, i laghi e le loro case. Gli abiti mostrano chiaramente l’influenza della moda dei matrimoni Occidentali, e sono stati mischiati senza pretesa con decorazioni tipiche insieme ai tradizionali abiti matrimoniali dei contadini. La sgargiante artificiosità dei costumi è molto più pronunciata qui, e che appare alquanto incongrua in mezzo alle semplici camere ammobiliate o ai terreni arati, ma molte coppie che hanno preso parte hanno dimostrato senza vergogna un entusiasmo contagioso, la presenza nella loro vita giornaliera che si intravede in queste romantiche scene aggiunge un aspetto comico e della umanità che generalmente manca nei freddi ritratti fatti in studio.