Università e le nuovi leggi in Cina

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8 gennaio 2007 – Alcune razionali, altre particolarmente strane e quelle educative …

Molte leggi che riguardano l’Università in Cina stanno cambiando: una volta non era permesso alle studentesse sposarsi durante l’arco di studi all’Università e fino a pochissimo tempo addietro non era neppure concesso avere dei figli.

Ora le cose stanno cambiando rapidamente; nella Soochow University, nella provincia del Jiangsu, nell’est della Cina, una studentessa incinta, che risulti legalmente sposata può congedarsi per maternità e riprendere regolamente gli studi in linea con la nuova legge sul matrimonio, accettata anche nelle università cinesi.

Il Ministero dell’Educazione, dal 29 marzo 2005, ha tolto il divieto di matrimonio per gli studenti universitari e di seguito, ogni regione, seguendo il proprio corso burocratico ha fatto passare ufficialmente la legge (es. nello Yunnan solo da settembre 2006 è stata considerata in vigore).

Ora gli studenti in età legale da matrimonio non solo possono sposarsi, ma anche compilare application form per chiedere il congedo per maternità e successivamente continuare gli studi.

Fino a pochissimo maternità e studi in Cina non erano permessi contemporaneamente.

Questa nuova legge, ha però sollevato altre richieste, come ad esempio se le spese del periodo di gravidanza possano essere coperte dall’ambulatorio medico del campus.

Le autorità nella provincia del Jiangsu, che avevano accettato già dal 2005 la legge sui matrimoni sono sicure che arriveranno molte domande ora che, oltre alla coppia nelle Università si prospettano dei bambini.

Nel marzo 2005, Wang Hongjie, una studentessa regolarmente sposata, che frequentava Mudanjiang Medical College, era stata espulsa poiché scoperta incinta, poco prima che terminasse gli studi. La ragazza dopo due dispute legali era riuscita lo scorso 27 febbraio ad essere riammessa per concludere l’Università.

Fortunatamente le studentesse che sceglieranno di diventare mamme non dovranno più intraprendere lunghi percorsi legali. Ma se le leggi nelle Università in Cina da un lato migliorano, vi sono alcune eccezioni e realtà che operano delle scelte poco consone alla modernizzazione che vive il paese.

Xinhua, riferisce di un’università, nella provincia del Jiangxi nellest del paese, che ha introdotto una legge che richiede agli studenti di ottenere un permesso prima di andare a mangiare nei ristoranti con i compagni di studi.

L’ università in questione è la Jiangxi University of Science and Technology, che ha deciso che gli studenti che vogliono pagare agli amici il pranzo al ristorante devono formulare un’apposita richiesta scritta per ottenere il permesso dall’Università.

Molti studenti, genitori ed insegnanti hanno accolto di buon cuore, considerando l’iniziativa un passo per ridurre l’irrazionale spesa che sostengono alcuni studenti, ma alcuni hanno criticato la regola considerandola un’infrangere i diritti umani ed individuali degli studenti, riportando che può essere controproducente.

Altri si sono posti anche la domanda di come la regola possa essere eseguibile realtmente (forse gli studenti devono prenotare in anticipo l’invito a pranzo per i propri compagni, ma con quale anticipo ? Mah !!!)

I più sostengono che debba essere fatta un’azione congiunta tra l’università, le famiglie e la società; ad ogni modo il fatto è balzato agli onori della cronoca guadagnandosi l’appellativo “big meal permission” per le sovrapese degli studenti nella pausa pranzo.

Gli univesitari che già si sottopongono a lezioni e letture di money management e sono incoraggiati dagli istituti a pianificare una spesa razionale, preferiscono spendere i soldi a proprio piacimento, a volte in cose che non necessitano.

(da capire, e forse è questo il punto fondamentale, da dove provengano i soldi, se frutto del proprio lavoro o sussidi di famiglie o dell Università, è questo il punto che crea la differenza … giusta la responsabilizzazione a controllare le spese che si fanno, ma se uno studente che si mantiene lavorando è anche desideroso di condividere il momento del pasto offrendo, come diritto personale ha giusta facoltà di deciderlo e farlo. Ovvio che non è lecito farsi belli con i soldi degli altri e sovraccaricare le spese di famiglie ed istituzioni …)

Una ricerca all’interno dei campus della città ha dimostrato che è un fenomeno in forte aumento quello dello spendere completamente o inutilmente il denaro; molti sono pieni di soldi all’inizio del mese e senza una lira in tasca alla fine.

Altre Università hanno scelto metodi di responsabilizzazione che non possono dare controsviluppi, ma sono solo capaci di far riflettere e magari spingere gli studenti a considerare il valore del denaro.

La Nanjing University of Finance and Economics ha imposto agli studenti il calcolo del costo di ogni giorno di studio nel campus, dicendo che avere in mente chiaramente il prezzo può aiutare molti di loro ad impegnarsi e studiare meglio, riducendo il fenomeno assenze ingiustificate dai corsi.

Il Beijing News ha riportato che facendo un calcolo approssimato, il costo di ogni ora per studente si aggira attorno ai 12 RMB (circa 1,2 Euro). L’Università vuole con questo messaggio che il costo della mancata presenza è una cifra non minima e quindi da considerarla come tale.

Il media ha inoltre considerato che piuttosto che concentrarsi sul costo delle assenze ingiustificate le Università dovrebbero lavorare molto sul fatto di far comprendere il valore e la qualità dell’educazione. Assumendosi le responsabilità e comprendendone i metodi d’insegnamento, gli studenti dovrebbero essere più attratti dalle classi per i contenuti presentati, più che considerare l’impegno e lo studio solo per i soldi persi.

Effettivamente però se le Università nelle ricerche dei campus trovano come argomenti predominanti il denaro (come metro per scegliere un futuro marito, come necessità, perché dura molto poco nelle tasche etc ..) forse hanno considerato di più il fatto di prendere come ispirazione un soggetto presente negli argomenti dei giovani più che mettersi nella posizione di tutor.

Fonti originali: Beijing Time – Beijing News – CRIEnglish – Xinhua