Intervista a Leste Chen

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Leste Chen presenta, all’ottava edizione del Far East Film Festival, il suo primo lungometraggio The Heirloom.

Udine, Venerdì 28 Aprile 2006

Dopo aver partecipato al Festival del Cinema di Venezia con Unhinibited , un film di 72 minuti, girato grazie ad una borsa di studio governativa, incentrato sulla vita di un gruppo di giovani, il regista presenta quest’anno un horror: una delle poche produzioni del genere nel contesto della scena cinematografica Taiwanese.

The Heirloom inizia introducendo al pubblico una tradizione soprannaturale cinese chiamata Xiao Gui (macabro rito attraverso il quale si possono evocare spiriti di bambini morti prima della nascita), per poi svilupparsi nelle oscure vicende di una famiglia taiwanese che ha fatto di questa tradizione la propria fortuna (e sfortuna).
Il ruolo degli interpreti principali è affidato a Terry Kwan (Turn Left Turn Right ) e Jason Chang (Formula 17), che insieme a Chang Yucheng e Tender Huang consolidano così la propria carriera con uno dei film taiwanesi di maggior incasso degli ultimi anni.

-Cosa l’ha portata a girare un film horror dopo Unhinibited, presentato a Venezia lo scorso anno, che parlava della vita di un gruppo di giovani taiwanesi?
Il primo film parlava della mia esperienza come giovane taiwanese e l’ho scelto perché mi interessava personalmente; di girareun film horror invece mi interessava il punto di vista estetico, volevo fare un film molto spettacolare, molto bello dal punto di vista visivo.

-Come si spiega la quasi totale mancanza di film horror a Taiwan, al contrario delle prolifiche scene di Hong Kong, Giappone, Corea, Thailandia, Vietnam e Filippine?
Non è soltanto il film dell’orrore che manca a Taiwan, un po’ tutti i generi sono in ribasso, solo adesso stiamo ricominciando anche grazie a varie co-produzioni con l’estero a risviluppare tutti i generi cinematografici.

-Nel suo film mancano scene di sangue e violenza, cosa le ha fatto scegliere di puntare sulla tensione e sull’atmosfera piuttosto che su scene cruente ed effetti speciali, d’impatto più immediato?
Con The Heirloom io volevo rappresentare una tragedia, non un film dell’orrore che tentasse di spaventare il pubblico con scene cruente, volevo raccontare un dramma familiare dal sapore oscuro e con elementi paranormali e soprannaturali. E poi, l’attrice protagonista Terry Kwan non sopporta la vista del sangue, con scene del genere sarebbe stato impossibile girare!(ride)

-La presenza dell’acqua nelle scene dei film horror orientali sembra essere una costante, anche nel suo film i soffitti sgocciolano in continuazione. E’ solo un metodo per creare tensione o ha un qualche significato diverso?
In generale in Asia l’acqua è un elemento associato a Yin, che nel concetto di Yin e Yang rappresenta il lato oscuro, negativo della realtà. Sicuramente comunque il suono ritmico di uno sgocciolare è un accorgimento che i registi horror usano per creare tensione in una scena.

-Ha avuto qualche difficoltà ad assumere il ruolo del regista all’interno di una troupe dove era il più giovane di tutti?
Grosse difficoltà non ne ho avute, non credo sia tanto una questione di età quanto di esperienza, io ho bisogno ancora di imparare, non solo per quanto riguarda il genere horror, ma in generale per quanto riguarda il cinema. E’ stata una grossa fortuna poter avere come direttore della fotografia Kwan Pun-leong di Hong Kong che considero un cineasta dal quale non si può mai smettere di imparare.

-La sua carriera è iniziata girando video musicali. Pensa di riprendere a lavorare a quel tipo di produzioni?
Girare video musicali è divertente, si impara molto, sono cose semplici che durano poco… se ne avrò l’occasione ne girerò altri, comunque non è quella la direzione in cui voglio lavorare, bensì quella dei lungometraggi.

-Per i prossimi film proseguirà sulla strada dell’horror o esplorerà altri generi?
Sicuramente proseguirò la strada delle produzioni horror in futuro, ma il prossimo film invece sarà una storia d’amore, mi cimenterò nel genere della commedia romantica.

di Massimiliano Carponi
Foto di Paola Schiavon