Cina a luci rosse

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12 gennaio 2006 - Peacereporter - Chi si fosse trovato, lo scorso 29 novembre, a Shenzhen, città cinese non lontana da Hong Kong, avrebbe pensato di essere tornato all’epoca della Rivoluzione Culturale, quando le Guardie Rosse facevano sfilare in piazza “i nemici della rivoluzione” esponendoli all’umiliazione della pubblica condanna.

Questa vecchia pratica è stata riproposta dalla polizia di Shenzhen ai danni di un centinaio di prostitute che, dopo essere state arrestate, sono state mostrate in piazza come esempio negativo di immoralità, davanti a una folla di cittadini più perplessi che indignati. Con le manette ai polsi e vestite di giallo, le ragazze cercavano di coprirsi il viso per non farsi riconoscere da amici e familiari. Ma gli agenti le riscoprivano subito.

Prostitute fuori da un albergo cinese20 milioni di prostitute. A Shenzhen, come in tutte le altre metropoli cinesi, il fenomeno della prostituzione è in piena espansione. Un’espansione che va di pari passo con il boom economico cinese. Il mercato della prostituzione è infatti costituito, a basso livello, dalla moltitudine di giovani single immigrati dalle campagne che sono venuti a lavorare in città. E, a un livello più alto, dalla nuova classe media e ricca che ha tanti soldi da spendere. Oltre che dagli alti gerarchi del Partito, che in realtà non si sono mai fatti mancare questo lusso.
Un economista cinese, Yang Fan, ha calcolato che nel paese ci sono almeno 20 milioni di prostitute, le quali generano un reddito pari al 6 percento del Pil cinese.
Il fenomeno, a parte le messe in scena come quelle di Shenzhen, pare essere largamente tollerato dalle autorità cinesi. Le ragazze, quasi tutte provenienti dalle zone rurali afflitte dalla disoccupazione e dalla miseria, lavorano sui marciapiedi, nei bar, nei centri massaggio, nelle saune e negli alberghi di ogni categoria, sia privati che statali.

Prostitute cinesi

Schiave importate dal Vietnam. Dietro questo fenomeno, si nascondono storie drammatiche. Soprattutto nel sud della Cina, dove esiste un fiorente commercio di ragazze vietnamite. Ragazze che vengono fatte fuggire dal loro paese da organizzazioni di trafficanti con la speranza di una vita migliore, e che poi invece vengono vendute come schiave sessuali a ricche famiglie del sud per prezzi che vanno dai 300 ai 2000 euro, a seconda dell’età e della bellezza della ragazza. Il loro destino è quello di lavorare di giorno e di soddisfare di notte le necessità di tutti i maschi della famiglia. Non hanno possibilità di denunciare la loro condizione alle autorità: non solo perché spesso vivono rinchiuse in casa, ma perché sono immigrate illegali e finirebbero in prigione. Le più fortunate diventano moderne concubine, alcune vengono addirittura sposate da uomini che si innamorano di loro. Molte altre, soprattutto nelle regioni minerarie della provincia di Hebei, invece di finire in casa di privati, vengono vendute ai bordelli frequentati dai minatori.