I poeti cinesi contemporanei e la loro concezione della poesia cinese odierna: Yang Lian

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Yang Lian, nato a Berna nel ’55 (la famiglia tornerà in Cina lo stesso anno), svolge negli anni settanta, come grandissima parte dei giovani cinesi, lavori nelle campagne e viaggia in diverse regioni periferiche della Cina; nel ’76 perde la madre, figura centrale nella sua vita.

Poeti cinesi contemporanei:

YANG LIAN

Queste esperienze gli forniscono i primi spunti ispirativi per la sua poesia. Comincia a pubblicare i suoi versi nel’79, sulla rivista Jintian, dopo esservi stato introdotto da Gu Cheng, conosciuto durante il movimento democratico Primavera di Pechino. Nell’83 è attaccato dal governo nell’ambito della campagna “contro l’inquinamento spirituale” a causa del contenuto del suo poema Norlang (nome di una divinità tibetana) e da quell’anno, quindi, incontra grosse difficoltà nella pubblicazione in Cina. Nel 1987 fonda insieme ad altri poeti il Club dei Poeti Superstiti con cui crea la rivista «Xincunzhe» (per l’appunto superstiti). Sul finire degli anni Ottanta comincia a viaggiare per il mondo, fissando un punto di ferma collaborazione con l’Università di Auckland in Nuova Zelanda, città in cui si trova quel drammatico 4 Giugno, quando l’esercito cinese massacra centinaia di studenti. A causa delle sue affermazioni sull’evento è esiliato.

Yang Lian e l’amico Gu Cheng restano ad Auckland dove organizzano una storica lettura di protesta presso la cappella Maclauren dell’Università. Diviene uno dei poeti simboli dei menglong, prendendo elogi e venendo tradotto in più di venti lingue. Oggi vive a Londra.
Due sono i temi- base dei versi di Yang Lian: il laceramento della materia e la scomposizione temporale. La storia, si introduce nella scrittura e la colma nei suoi lati visibili ed invisibili. Si passa da un’idea diacronica della storia ad una ideazione sincronica, dove passato e presente non si differenziano, o più semplicemente non sussistono. In Lian, come nei menglong e nei postmenglong, risulta basilare la forma, lo stile, il ritmo interno, visibile nell’ideogramma, tangibile, constatabile, evocativo, come Pound aveva sostenuto nella sua rinomata ed apprezzata (anche dai nuovi poeti cinesi) opera su Confucio e sui manoscritti di Fenollosa. Confessione rappresenta una delle prime prove dell’allora venticinquenne poeta, è una poesia della post-devastazione, un’ode alla solitudine, alla permanenza in vita dopo l’olocausto, una distesa desolata che richiama alla mente le rovine della waste land Eliotiana:

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Confessione.
Alle rovine dello Yuanmingyuan1
(residenza imperiale a Pechino distrutta dagli eserciti europei nel 1860, divenuta simbolo della crisi nazionale cinese)

nascita

possa questa pietra taciturna
testimoniare la mia nascita
possa questo canto
risuonare
nella nebbia fluttuante
in cerca dei miei occhi

dove si infrange la luce grigia
archi e colonne proiettano ombre
e ricordi più oscuri della terra bruciata
immobili come nell’estrema agonia
braccia tese convulsamente al cielo
come ultime volontà
consegnate al tempo
ultime volontà
divenute la maledizione della mia nascita

sono venuto tra queste rovine
in cerca di quella debole stella intempestiva
sola speranza che mi ha illuminato

destino – nuvole cieche
segnano impietosamente la mia anima
non per piangere la morte! Non è la morte
che mi ha attratto verso questo mondo desolato
io resisto a tutta
la desolazione e la vergogna
le fasce del neonato
sono un sole incompatibile con la tomba

nella mia precoce solitudine
chi sa
a quale spiaggia porta questa strada
fosforescente che cantando va verso la notte
un orizzonte segreto
ondeggiando porta a galla sogni remoti
quasi infinitamente remoti
invece della meridiana spezzata sepolta nel fango
c’è solo il vento che alzando una canzone
indica la mia aurora
(trad. di A. Russo)

Ecco riportate le sue parole a proposito della singolarità della poesia cinese contemporanea: “per <> s’intende la poesia della Cina continentale che ha il suo punto di partenza nella “poesia underground” del periodo della rivoluzione culturale e che si è manifestata apertamente dal 1979 attraverso riviste indipendenti come “Jintian”. Con questa stessa definizione si indicano anche le due caratteristiche principali di questa poesia. In primo luogo, si tratta della profondità dell’esistenza individuale. Parlo di esistenza e non di politica. Infatti fin dall’origine della poesia cinese contemporanea v’è l’abbandono di tutto il lessico, nonché della logica, delle menzogne politiche in Cina. La politica è soltanto un certo colore del contesto esistenziale nel quale si genera questa poesia. Perciò i problemi socio-politici non sono mai diventati il tema della poesia cinese contemporanea (come invece avviene spesso nella <>). La modalità fondamentale con cui la poesia cinese contemporanea esprime l’esistenza è individualizzata, non socializzata, è concreta, non astratta. Infatti la tonalità poetica fondamentale è permeata dalla sofferenza, dal dolore, dalla disperazione, dalla fluttuazione, dalla morte e dalla predestinazione. Vorrei ora parlare della “profondità”.

Non intendo dire che la poesia cinese contemporanea è la più profonda che ci sia al mondo, ma indicare che in generale essa possiede un severo “senso dell’esistenza”. Forse la storia è stata tanto pesante, la vita tanto oppressiva, che l’umorismo è diventato un lusso. La lingua non può che combaciare con la durezza del mondo. Si può dire che noi, a partire dalla nostra personale sofferenza, abbiamo colto sempre più in profondità l’esistenza umana. Per esempio, a proposito di quel <> (il massacro di Tian’anmen del 1989 ) che ha scosso il mondo, nella mia poesia non ho potuto che scrivere <>, non potendo esprimere in nessun altro modo l’intensità del dolore. Una poetessa ceca mi ha detto: Le ho risposto: <>
La seconda caratteristica è che la consapevolezza e la forma della poesia cinese contemporanea sorgono dalle caratteristiche della lingua cinese. L’atteggiamento del poeta cinese nei confronti della sua lingua è estremamente complesso. Da un lato sente profondamente l’oppressione di storia e cultura di cui è permeata la lingua stessa; ma d’altronde questa è la sua sola lingua. Noi non possiamo far altro che cercare individualmente di ricreare una tradizione. La caratteristica pittografia del cinese è stata alle origini della poesia imagista inglese e americana. Il poeta italiano Montale ha detto: <>. D’altronde la poesia menglong ha creato un così grande scompiglio in Cina solo perché i poeti hanno cercato di ripristinare queste caratteristiche espressive della poesia tradizionale. Ma il fatto che la poesia contemporanea ritorni alle caratteristiche proprie della lingua cinese è il punto di partenza della ricerca della coscienza e della forma della poesia moderna.

Ancor più dopo il 1985 alcuni poeti hanno strutturato <> isolate e disperse nella composizione di <> complesse, utilizzando intenzionalmente nella poesia contemporanea le peculiarità della lingua cinese: le sue caratteristiche visive, l’agilità grammaticale, la mancanza di flessioni, l’ellissi dei pronomi personali eccetera. In tal modo hanno composto alcune opere che io chiamo di <>. La mia raccolta di versi Yu siwang duicheng [in simmetria con la morte] del 1986 mostra come i poeti cinesi sono impegnati nel duplice sforzo di esplorare la tradizione ed esprimere l’oggi.
Io penso che a tutt’oggi la forza motrice della poesia cinese contemporanea, il principale fattore della sua singolarità, proviene dal fatto che noi proviamo un senso di : un altopiano di terra gialla non significa solo la povertà, ma anche lo scorrere inutile del tempo. Ogni carattere cinese è una trappola nella quale cadono una dopo l’altra intere generazioni. Questo non è il dolore per , ma il dolore per aver <> tutto ciò che forse non è mai esistito. Quanto a questa dell’esistenza stessa, ciò che la poesia cinese contemporanea ha espresso finora è largamente insufficiente.
Naturalmente ciascun poeta è fin dall’inizio del tutto diverso dagli altri. Io sto solo discutendo alcune impressioni generali.”

5 aprile 2005
(i discorsi circa la poesia contemporanea in Cina sono tratti dalle risposte al questionario proposto da C. Pozzana e A. Russo, postfazione di “nuovi poeti cinesi”)