Intervista a Zhang Bingjian

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Zhang Bingjian al Far East Film Festival

Udine Fareast Film Festival, Giovedì 28 Aprile 2005.

1 – Cosa ne pensi dei remaking di Hollywood dei successi horror giapponesi come “The Ring” e “The Grudge”? Una pura operazione commerciale o un qualcosa di necessario per il pubblico occidentale?

Sì, li ho visti entrambi e di primo acchito la versione hollywoodiana mi è sembrata piuttosto buona. Dopo qualche tempo li ho visti nuovamente e la versione giapponese mi è sembrata non troppo adatta al grande pubblico americano, perché a mio avviso quest’ultimo non ha molta pazienza, infatti analizzando la versione americana risulta di visione molto più veloce. Dalla versione giapponese, al contrario, traspare molto la cultura orientale, quello che noi cinesi chiamiamo “Run wu xi wu sheng”, la pioggia che cade non fa rumore, ma si sente il terreno sotto i piedi già umido. Per come viene ripreso da un regista giapponese un uomo orientale che beve il tè, per esempio, la scena risulta densa di elementi filosofici e mistici tipici della cultura orientale… Insomma la pellicola americana mi sembra molto più adatta al grande pubblico occidentale.

Con The Ring 2 anche la versione di Hollywood è stata diretta da Hideo Nakata, probabilmente perché i produttori avranno trovato il primo capitolo troppo “americano” e, con l’intenzione di arrivare ad una sorta di “mix”, hanno fatto dirigere allo stesso regista giapponese anche il loro remake, arrivando comunque ad un risultato a mio avviso piuttosto commerciale.

2 – Quali sono state le tue sensazioni lavorando con una star del cinema cinese come Ge You?

Ho avuto moltissime emozioni. Quando stavamo lavorando sul set lui rispettava sempre il mio ruolo di regista, diceva:
– Io sono un attore, offro le mie doti di interpretazione, il potere è certamente nelle tue mani -. Mentre stavamo girando in un hutong (1) una scena con delle persone che camminavano in lontananza, questa è stata ripetuta tantissime volte, e lui ha semplicemente detto – sei tu a decidere -.

Attori famosi come lui hanno vinto premi a livello internazionale e anche tutti i premi che si possano vincere in Cina: io che sono al mio primo lavoro come regista questo l’ho sentito parecchio, non è certamente una cosa che riesce fare qualsiasi attore, certi ad esempio diventano piuttosto arroganti, ma lui al contrario ha uno spirito molto professionale, inoltre il suo modo di recitare è veramente particolare: è il modello di uomo cinese che tiene dentro di sé le proprie emozioni, non è un tipo molto estroverso… ah, poi ci sono le sue commedie, quando tutti ridono lui non ride e ci sono poi dei momenti in cui è addirittura molto serio… penso proprio che abbia uno stile tutto personale.

3 – Hai incontrato difficoltà per trovare il budget necessario per la produzione di questo film?

Credo proprio di essere stato fortunato. Mentre stavamo girando non ho incontrato grandi difficoltà; all’inizio questo era un film con un budget ridotto, più o meno pari a due milioni di renminbi (200.000€), ma l’entrata in gioco di Ge You l’ha alzato. Ho usato una scorciatoia: prima trovare attori famosi e poi i finanziamenti.

4 – “Suffocation” è il primo thriller psicologico girato in Cina: pensi che questo genere sia destinato a dilagare divenendo mainstream in Cina così come è stato in Giappone?

Non so se [il genere thriller] possa diventare proprio mainstream [in Cina], penso però che nella cultura cinese questo tipo di sopranaturale sia presente, i [registi] giapponesi probabilmente hanno preso ispirazione da antichi testi cinesi come il Liaozhai (2), anche nel romanzo Viaggio Verso Occidente c’è il Demone dalle Ossa Bianche (3), quindi tutte cose che appartengono al soprannaturale. Probabilmente in futuro ci saranno molti film che invaderanno il mercato e inoltre con diversi stili, perciò spero che questo mio film sia stato un punto di inizio. Penso al primo uomo che tentò di mangiare un granchio: non afferrandolo adeguatamente subì la reazione del granchio, col risultato che questo cadde a terra. Non è un buon risultato per vari motivi, ma tutti questi per me non hanno alcun valore perché è stato, comunque, un inizio: ritengo importante che, in un futuro, anche noi [cinesi] potremo avere la possibilità di girare film di questo genere. La mancanza di pluralismo nel cinema cinese c’è da sempre ed è una grave perdita.

5 – Cosa ha portato i registi della sesta generazione secondo te, ad ambientare i loro lavori in una realtà presente ed urbana, piuttosto che in un passato a tratti mitico come i registi della generazione precedente, primi fra tutti Zhang Yimou e Chen Kaige?

Anch’io sono della quinta generazione, Zhang Yimou e Chen Kaige erano miei compagni di corso, ma all’epoca non avrei mai immaginato di fare realmente il regista, nel dipartimento di produzione cinematografica c’erano più di cento registi, ma ogni giorno si giravano solo dieci filmati e così non c’era molto spazio per i giovani.

Chen Kaige è andato a girare a Xi An, Zhang Yimou nel Guangxi: molte persone pensano che a Pechino o a Shanghai ci siano tante possibilità per fare film. Diversamente, i registi della sesta generazione non portano sulle loro spalle un fardello storico così pesante come quelli della quinta; io sono cresciuto durante la Rivoluzione Culturale, guardando Peacock di Gu Changwei (presentato in questa edizione del Far East Film Festival, ndr.) rivivo mie sensazioni del passato, lo stesso con i film di Zhang Yimou; loro invece sono vissuti dagli anni ’70 in poi, durante una politica della Cina di apertura e riforme. Penso che nessun artista possa staccarsi dalle proprie radici, dal proprio contesto culturale, come un pesce che nuota sempre nell’acqua. Questo vale anche per me: io ho vissuto a lungo in America e al mio ritorno in Cina ho sentito ancor più il bisogno di esprimere sensazioni attuali, sono venuto a contatto con molti argomenti interessanti, inclusi quelli presenti in Suffocation, che ha tematiche contemporanee, non storiche.

6 – Hai appena parlato dell’analogia tra un artista nel suo contesto culturale e un pesce nell’acqua; si nota spesso la presenza di un acquario con dei pesci anche in varie scene di Suffocation, c’è un significato particolare dietro a questo?

L’acquario coi pesci è un modo di esprimere un modo di percepire la vita: il lavoro corale della vita. Credo che i pesci abbiano un sesto senso.

Che gli animali abbiano il sesto senso è una credenza orientale, per esempio quando arriva un terremoto gli animali sono i primi a sentirlo, e anche nel caso della sciagura dello tsunami in India, quando gli animali si erano già allontanati, l’uomo doveva ancora sapere nulla. In molte altre occasioni simili i pesci si sono mossi per primi, mentre l’uomo ancora non sapeva niente di cosa stava per accadere. Quindi nel mio film tra l’uomo e gli animali c’è un certo tipo di cooperazione: non riuscivo infatti a rendere la violenza adeguatamente, perciò ho pensato di usare l’acquario coi pesci: nella scena in cui Ge You spinge Qin Haigan contro la vasca dei pesci uso un processo indiretto per esprimere violenza, inizialmente nel mio copione c’era una scena di una lite in cui il marito soffocava la moglir con un cuscino, ma questo tipo di scena a mio parere non rendeva abbastanza, così ho pensato di esprimere la violenza di quel momento in maniera alternativa.

7-Avendo studiato all’Accademia di Cinema di Pechino nel distretto Haidian, che sensazioni ti ha dato il veloce cambiamento urbano di quella zona, specialmente del quartiere Wudaokou e dei suoi caratteristici locali, culla della scena musicale punk-rock pechinese ed ora trasformato in un parcheggio per automobili?

Penso sia un gran peccato, purtroppo lo sviluppo in Cina in questi anni non lo trovo sufficientemente equilibrato, infatti il progredire delle costruzioni non va pari passo con il crescendo culturale della popolazione, c’è una crisi spirituale e non materiale: ora molti hanno una casa e una macchina, anche la classe media si sta arricchendo, ci sono i soldi per andare all’estero e viaggiare, ma io come artista guardo molto al lato spirituale che è stazionario. Il cinema e la musica sono due aspetti molto importanti che non devono essere soffocati, purtroppo però accade anche questo, è uno degli aspetti di questo veloce sviluppo.

26 agosto 2005

Note

1 Quartieri tradizionali cinesi a schiera, costituiti da case ad un piano in mattoni e legno.

2 antica antologia di storie di fantasmi

3 Demone dalle sembianze di scheletro ma travestito da donna che viene affrontato da Sun Wukong nel classico della letteratura cinese Viaggio Verso Occidente di Wu Chengen.