EVOLUZIONE DELLA POESIA CINESE MODERNA DAL 4/5 ALLA RIVOLUZIONE CULTURALE

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Alcuni studiosi sono soliti affermare che la letteratura cinese moderna abbia avuto inizio nel 1917, anno in cui Hu Shi e Chen Duxiu pubblicarono sulla rivista Xin Qingnian articoli che inneggiavano alla creazione di una “letteratura nuova”;

altri asseriscono che il movimento del 4 Maggio 1919, la prima grande protesta studentesca a carattere nazionale (contro le concessioni in Cina attribuite dal trattato di Versailles alle potenze straniere, soprattutto al Giappone), sia da considerare l’inizio della letteratura cinese contemporanea, in quanto legato alla diffusione di nuove riviste che non si servivano più della lingua letteraria (wenyan), ma della lingua volgare (baihua). La letteratura in lingua volgare, come abbiamo visto, aveva una sua antica tradizione, che non aveva però mai avuto un riconoscimento ufficiale ed era sempre stata legata al teatro e alla narrativa. Hu Shi, a favore di essa, sosteneva che la letteratura in baihua era stata la fonte di tutti i rinnovamenti importanti nella letteratura in wenyan. Già nel 1915, alcuni intellettuali, come Chen Duxiu e Hu Shi appunto, avevano propugnato l’uso del volgare come lingua letteraria, utilizzabile in ogni tipo di espressione scritta; per la poesia, tuttavia, l’abbandono del cinese classico a favore del volgare era una sfida fino ad allora intentata.
E fu nei primi anni venti che il Ministero dell’Educazione varò una serie di decisioni mirate al fine di sostituire il wenyan con il baihua nell’insegnamento scolastico, anche nel settore della lingua e della letteratura. Il passaggio dal cinese classico a quello moderno fu soltanto uno degli aspetti della Rivoluzione Letteraria, la quale si prefiggeva, inoltre, di opporsi alla moralità confuciana e all’ordine sociale tradizionale per creare una nuova Cina, moderna, sviluppata e potente; ovviamente, lo sguardo era rivolto all’Occidente come fonte di temi, idee, ispirazione. L’importanza rivestita da Hu Shi riguardo allo sviluppo della letteratura cinese moderna va ben oltre la pubblicazione di articoli su riviste: egli fu, infatti, uno dei primi autori a sperimentare la poesia in baihua, la sua raccolta Changshi ji (Esperimenti) venne alla luce nel’19.
Molti scrittori degli anni Venti si politicizzarono in modo sensibile dopo la riunificazione nominale della Cina da parte del Guomindang nel’28, e anche molti scrittori degli anni Trenta, che dapprima avevano focalizzato nella felicità individuale la loro somma ricerca, divennero sempre più politicamente impegnati, soprattutto dopo lo scoppio della guerra sino-giapponese nel 1937.
È possibile dividere la letteratura moderna in Cina in due fasi distinte: 1917-1942 e post-’42. Nel primo periodo gli scrittori godevano di relativa libertà di scelta riguardo ai metodi, ai temi e ai mezzi adottati per esprimere i propri ideali; dopo il’17 ci furono brevi periodi di cooperazione tra scrittori e governo. La corruzione dei membri del Guomindang e la loro incompetenza portarono molti intellettuali a schierarsi per disperazione tra le file dei comunisti. Nella poesia dei primi anni Venti, abbandonati i tradizionali concetti formali, comparve il verso sciolto e di conseguenza vennero alla luce componimenti poetici in prosa, come quelli che troviamo nella raccolta Yecao di Lu Xun del ’26; verso la fine degli anni’20 attirarono l’interesse i poeti che cercavano di adattare la poesia occidentale alla lingua cinese e i poeti che creavano nuove forme di scrittura basate sulle caratteristiche del baihua. A livello di contenuti fu il Romanticismo a svolgere un ruolo predominante in quegli anni: si studiavano Byron, Keats e Shelley, nonché Whitman. Tra i poeti in voga nei primi anni venti si annoverano Zhu Ziqing (1898-1948), Yu Pingbo, Bing Xin e i più noti Wen Yiduo, Guo Moruo e Feng Zhi. Bing Xin ottenne fama per la prosa “al femminile”, Yu Pingbo per gli scritti critici e accademici e Zhu Ziqing per i saggi in baihua.

Guo Moruo (1892-1978), nato nel Sichuan e laureatosi in medicina in Giappone, fu uno dei pochi scrittori cinesi influenzati, oltre che dalla letteratura in lingua inglese, dalla letteratura tedesca, nel cui ambito, peraltro, si cimentò in traduzioni, pubblicando la versione in cinese del Faust e de I dolori del giovane Werther di Goethe. Egli si fece notare come poeta con la raccolta Nüshen (Le dee) del’21, in cui anela all’unione cosmica con l’universo; si iscrisse al Partito Comunista nel’25, partecipò alla Spedizione del Nord, ma, dopo il colpo di mano di Jiang Jieshi del ’27 si rifugiò in Giappone per tornare in Cina nel ’37; dopo aver scritto ancora poesie dalle forme più tradizionali, nel’66, allo scoppio della Rivoluzione Culturale, rinnegò tutto ciò che aveva scritto.

Wen Yiduo (1899-1940) si guadagnò la fama di poeta moderno con due raccolte, Hongzhu (La candela rossa, 1923) e Sishui (acqua morta, 1927), raccolte in cui si leggono versi rimati dalla struttura metrica delineata, i quali esprimono i dolori pubblici e privati del poeta.

Xu Zhimo (1897-1931) è stato spesso insignito del titolo di maggiore poeta cinese moderno; nato da una famiglia di banchieri, si trasferì nel’18 in America dove cominciò ad interessarsi di letteratura, nel 1920 si recò a Cambridge e tornò in patria nel 1922. Fu un appassionato di poeti romantici e nel ’24 accompagnò Tagore in un viaggio attraverso la Cina, insegnò in diverse università e collaborò con Wen Yiduo a vari progetti letterari. Le poesie di Xu Zhimo dalla fama più longeva sono le brevi poesie d’amore in cui sperimentò nuove forme strofiche, pubblicate in quattro volumi tra il 1925 e il 1932.

Il più famoso professionista del sonetto in Cina fu Feng Zhi (1906-1993), anche egli sperimentatore di diverse forme strofiche; oltre a brevi versi in cui urla disperazione e solitudine, scrisse lunghi poemi narrativi basati su leggende popolari. La sua permanenza a Harbin nel 1927 lo ispirò alla stesura di Beiyou (viaggio al nord). Dal ’30 al’35 studiò letteratura tedesca in Germania, tradusse varie opere e ne scrisse altre per il cui tono contemplativo egli fu definito poeta “metafisico”.

Negli anni trenta i poeti cinesi cominciarono ad ispirarsi all’Imagismo e al Simbolismo ma, con l’avvento del conflitto col Giappone, si ritornò a semplici forme di poesia popolare. Il simbolista più noto del periodo fu Dai Wangshu (1905-1950), il quale soggiornò in Francia e in Spagna e dopo essere tornato in Cina, scappò nel’38 a Hong Kong per sfuggire alle milizie nipponiche; tuttavia, presa anche Hong Kong, egli fu fatto prigioniero. La sua salute peggiorò di mese in mese e, infine, Dai morì a causa di una malattia polmonare. I suoi versi continuano ad essere apprezzati per la caratteristica inafferrabilità.

Zang Kejia (1905-), allievo di Wen Yiduo, è ricordato oltre che per la qualità formale dei versi, anche per il patriottismo che permea le sue opere. Bian Zhilin (1910-) divenne famoso per le raccolte Yumu ji (occhi di pesce, 1935) e Hanyuan ji (Il giardino Han, 1936) che contengono versi meditativi ambientati nelle strade pechinesi. Ai Qing (pseudonimo di Jiang Aicheng, 1910-1996), fu esponente di spicco del verso sciolto. Tornato dalla Francia nel’32, fu subito catturato per le sue “idee pericolose”; in quel periodo scrisse Dayanhe, pubblicato nel’36, raccolta di poesie ricca di ricordi di gioventù, a cui fanno sfondo il divario fra ricchi e poveri. Tian Jian (pseudonimo di Tong Tianjian, 1916-1985) iniziò a pubblicare nel ’32 lunghe poesie patriottiche influenzate dal poeta russo Mayakovsky.

Il secondo periodo della letteratura cinese moderna si apre con i discorsi di Yan’an, attraverso cui Mao decretava irrevocabilmente che la responsabilità della modalità del lavoro degli scrittori fosse di competenza delle autorità politiche. Durante l’epoca maoista, il pensiero di Mao Zedong si manifestava anche attraverso poesie di soldati, operai e contadini, che inneggiavano al socialismo; Mao stesso scriveva componimenti rifacendosi alla poesia classica, sostenendo che la poesia fosse necessaria alla rivoluzione. Il disastro del Grande Balzo in Avanti (1958), il progetto per la promozione dell’industrializzazione in chiave domestica, causerà il collasso economico e la fine dei rapporti con l’Unione Sovietica, e obbligherà Mao a finalizzare tra il ’62 e il ’65 una grande campagna per educare le masse al socialismo; dal ’58 al ’68 verranno alla luce circa 880 milioni di testi, il cui soggetto sarà la vita quotidiana del popolo e i cui autori saranno sovente giovani studenti; diminuiva l’importanza degli scrittori professionisti, mentre s’innalzava quella dei dilettanti provenienti dalle masse; la poesia perderà, così, il suo carattere elitario per divenire popolare. Essendo il pubblico a cui la letteratura era indirizzata costituito da operai, contadini e soldati, gli autori avevano il compito di narrare le proprie esperienze in una forma riconoscibile e gradevole per operai contadini e soldati, essi dovevano ottenere consenso fra le masse e desistere dall’imitazione di forme e temi occidentali, rappresentare modelli positivi di condotta e fare prendere coscienza al popolo della situazione attuale. Scrive Xiao Kaiyu, “in Cina, dopo aver realizzato il sistema socialista, si volle che la tradizione poetica potesse essere ripristinata solo quando tutti fossero diventati poeti e avessero cominciato a scrivere versi” (1). Si tentò di adottare la tradizione dei testi da rappresentazione in modo nuovo: l’esempio più indicativo è il lungo poema narrativo Wang Gui yu Li Xiangxiang di Li Ji (1921-1980), in cui è narrata la storia del contadino Wang Gui che si unisce ai guerriglieri e sposa Xiangxiang, figlia di un fittavolo, dopo che il feudatario è stato cacciato dal villaggio.
Inevitabilmente si assisteva a scontri tra partito e scrittori, il primo dei quali sfociò nella campagna contro Hu Feng (pseudonimo di Zhang Gufei, 1902-1985) il quale entrò in conflitto con le autorità sostanzialmente a causa del suo ergersi a paladino dell’importanza dell’individualità nella letteratura. Nel 1957, durante la campagna contro la destra, parecchi autori, tra cui Ding Ling e Ai Qing, furono oggetto di critiche: mentre si effettuava la campagna dei Cento Fiori, l’anno precedente, avevano protestato contro il giogo a cui erano imbrigliati nello svolgimento della propria mansione.