Un miliardo e trecento milioni di figli unici (maschi)

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La popolazione della Cina è passata ufficialmente a 1 miliardo e 300 milioni di abitanti grazie alla nascita di un bambino di 3,66 kg nato due minuti dopo la mezzanotte di giovedì 6 gennaio al “Beijing Hospital of Gynecology and Obstetrics” di Pechino.

Più volte è stata riportata dai media la frase del neopadre il quale ha dichiarato che suo figlio sarà benedetto per tutta la vita. Zhang Yichi, a cui sono stati offerti numerosi contratti pubblicitari, non sarà il volto di nessuna campagna propagandistica delle società di prodotti per neonati e bambini. Il padre Zhang Tong, impiegato dell’Air China di 37 anni, ha ritenuto che proporre al figlio così tante campagne commerciali e quindi farlo già lavorare a soli pochi giorni di vita sarebbe stato controproducente per la sua crescita (effettivamente il bambino ancora troppo piccolo, forse in futuro potrà decidere autonomamente se sfruttare o no il suo titolo di cittadino 1 miliardo e 300milionesimo). Per ora i genitori si sono limitati ad accettare un’offerta di assicurazione da parte di una compagnia, non è chiaro però se il bimbo sarà il testimonial delle loro assicurazione. Il China Daily in proposito riporta che un funzionario ha affermato che il nuovo cittadino che ha fatto salire a 1.300.000.000 probabilmente eserciterà una forte pressione sull’economia, sulle risorse, sull’ambiente e sulla società (il piccolo non si rende conto del peso che ha assunto la sua nascita e di tutte le discussioni in merito, fortunatamente ora le sue principali attività sono mangiare, fare pipì e cacca come tutti i neonati del mondo). L’occasione di questa nascita ha dato anche modo al governo di elogiare i benefici della politica dell’unico figlio. I media ufficiali vantano che è stato proprio grazie alla politica dell’unico figlio che non si è raggiunta la cifra di 1 miliardo e 300 milioni già quattro anni fa. Altre fonti giornalistiche invece ammettono che la stessa legge è stata mal applicata in altre località della Cina, senza dare però dei dettagli. I gruppi per i diritti umani oltre oceano come pure gli esponenti religiosi hanno criticato questa politica coercitiva e draconiana ed hanno accusato le autorità di aver più volte forzato delle donne all’aborto. Amnesty non si è mai direttamente schierata in merito alla politica dell’unico figlio, poiché ritiene che ogni stato sia libero di pianificare in maniera autonoma la strategia che crede più opportuna in merito. L’argomento inizia ad attirare il suo interesse quando la legge entra nella sfera della mancanza di diritto dei singoli. Infatti secondo Amnesty privilegiando i benefici della comunità, si trascurano o si calpestano i diritti dell’individuo.


La Cina che sta intensificando gli sforzi per controllare la popolazione limitando le coppie a procreare una sola volta, ha introdotto la politica del figlio unico nel 1979 con Deng Xiaoping, poiché il paese più volte nella storia è stato oppresso da problemi di inondazioni e carestia e questa soluzione, ipoteticamente avrebbe dovuto permettere alle coppie di essere in grado di sfamare tutto il proprio parentado senza problemi ed avrebbe dovuto arginare l’esplosione demografica. Le famiglie a cui è stato imposto, per legge, di concepire una volta sola, in caso di successivi parti da allora hanno dovuto pagare una sanzione di 160.527 Yuan, pari a 15mila Euro (cosa improponibile per una famiglia cinese media che guadagna all’anno 8.031 Yuan pari a 750 Euro). Da quando è stata promulgata questa legge solo ad un numero molto ristrettto di benestanti è stato possibile avere una prole numerosa. L’esempio offerto della famiglia prototipo cinese è infatti 1+2+4: un figlio, due genitori, quattro nonni. (Se avete avuto modo di vedere alcune pubblicità degli ultimi anni affisse sui taxi di Pechino, avrete notato che molto spesso le banche per promuovere i loro prestiti alle famiglie moderne che devono acquistare la prima casa ricorrono all’immagine del primo nucleo 1+2). Il governo rivelò ufficialmente che la politica ebbe un grandissimo successo, quasi 250 milioni di nascite dal 1980 furono evitate. Il “People’s Daily”, edito dal Partito Comunista disse che non bisognava fermarsi a questo traguardo ma che era necessario mantenere permanente la legge per controllare le nascite. La popolazione della Cina nel 2050 potrebbe raggiungere un picco di 1 miliardo e 600 milioni di abitanti, senza contare in non numerosi dichiarati. Il vantaggio più grande che ha offerto la legge, oltre a disinnescare la bomba demografica, è stato aumentare del 27% la frequenza dei ragazzi di campagna nelle scuole; una volta infatti le famiglie numerose non potevano permettere ai propri figli di avere un’istruzione superiore per motivi economici, dovendo sfamare più bocche.

Colpita alla testa, sospesa e legata alle caviglie sono alcune delle torture che ha subito Mao Hengfeng, una donna cinese di Shanghai poiché non ha rispettato la politica del figlio unico. La signora che sta scontando 18 mesi di lavori forzati, nell’aprile 2004 è stata condannata alla ”rieducazione attraverso il lavoro” dopo 15 anni di processo. Nonostante vigesse la legge dell’unico figlio la donna aveva desiderato e messo al mondo un secondo genito nel 1988 e per questo la fabbrica di sapone dove lavorava l’aveva licenziata. Ella aveva intentato allora una causa per far valere il suo diritto al lavoro. Durante il dibattimento legale la donna era rimasta incinta per una terza volta e con accordo del giudice, il quale aveva promesso di esprimere sentenza in suo favore consentendole di riavere il suo lavoro, Mao Hengfeng ha acconsentito all’aborto. La donna però è stata ugualmente condannata poiché ha infranto la normativa dell’unico figlio. Liu Qing, presidente di “Human Rights” (HRIC) ha denunciato le ripetute torture a cui è stata ripetutamente sottoposta. Nella provincia del Jiangsu, invece una coppia benestante di Wuxi, poiché ha deciso di far nascere il terzo figlio ha dovuto pagare il massimo della pena: 420mila Yuan pari a 52 mila Euro, perché una nuova postilla della legge dell’unico figlio applicata in alcune regioni dice che la multa è pari a 6 volte il proprio stipendio annuo.

A Shanghai, però per la penuria di giovani sul mercato del lavoro sono stati offerti anche incentivi fiscali alle coppie che fanno due figli. L’età media, secondo degli studi USA, potrebbe salire vertiginosamente tanto da portare i più che sessant’enni nel 2025 a 300 milioni. Hu Jintao , preoccupato di trovare un sistema previdenziale che garantisca delle pensioni di sussidio agli anziani, è stato consigliato da alcuni esperti di adottare la politica dei due figli in modo che questi possano ristabilizzare sia il divario generazionale che diventare una sicura colonna portante per le nuove famiglie. Shanghai che ha rispettato ligiamente la politica dell’unico figlio, ora ha dovuto decidere di rinunziarvi. Dal 1993 la sua popolazione giovane è diminuita portando una crescita dell’età pensionata a cifre insostenibili, il 19% degli abitanti ha più di 60 anni. Ora la città ha deciso che vi sono 11 tipi diversi di famiglie che possono permettersi di aver un secondo figlio. Tra cui quelle composte da due figli unici che mettono famiglia, quelle che si separano ed hanno però già un solo figlio e quelle che abitano fuori dall’area urbana e presentano una disabilità che impedisce loro il lavoro. Se negli anni ’80 nascevano 180mila neonati ora ne nacono 60mila. Peng Xizhe, un professore dell’Università Fudan di Shanghai, sostiene che nella città la politica dell’unico figlio è stata applicata con troppa severità ed un’alta percentuale di giovani coppie non vuole avere figli, come accade anche a Pechino, dove il 10% preferisce non procreare, non per il costo dei bambini ma per libera scelta poiché ritengono che la coppia sia più importante dei valori della maternità o della paternità. Le statistiche della Commissione popolazione e pianificazione familiare dalla promulgazione della nuova legge hanno rivelato che sono stati numerosi i permessi richiesti per il secondo figlio.

I genitori privilegiati in Cina in genere sono quelli che hanno dei gemelli, poiché non debbono pagare né multe né sovrattasse. Il presidente Hu Jintao, proprio perché si è creata l’emergenza per la denatalità, l’ invecchiamento accelerato e l’emergenza pensioni causata anche dal numero crescente di giovani che vogliono godersi il benessere senza figli, è più che favorevole all’introduzione limitata del secondo figlio. Se la maggioranza dei cinesi non ha abbandonato la credenza della “superiorità del maschio”, è la penuria di donne ormai una fonte di preoccupazione per le autorità di Pechino. Il presidente allora ha ideato il festival dei gemelli per meglio introdurre la possibilità del secondo genito approvata per Shanghai. Sabato 3 ottobre 2004 la televisione di stato ed altre tv da tutte le parti della Cina, hanno aperto i propri servizi con il titolo «Pechino ci vede doppio» in occasione del primo festival che si è tenuto nella capitale cinese, in un parco in prossimità della Città Proibita. Si sono riunite 500 coppie di individui somiglianti o identici. Le coppie, dai 4 mesi ai 70 anni, abbigliate a festa o con cappelli, maglioncini, pantaloni pettinature rigorosamente uguali per accentuare maggiomente la somiglianza hanno animato ballando, suonando e cantando l’evento per ben quattro giorni.

Le autorità di Taiwan alcune volte hanno obbligato delle donne cinesi sposate con taiwanesi ad abortire per adeguarsi alla legge della Cina. Quelle che non hanno rispettato tali norme hanno subito contro la loro volontà l’aborto ed infine sono state sterilizzate; lo conferma Patricia Lin, legale della “Taiwan’s Straits Exchange Foundation”. La fondazione ritiene che dal momento che i bambini hanno residenza a Taiwan, le mamme non dovrebbero essere soggette alla legge cinese sul controllo della popolazione. Anche se le unioni fra taiwanesi e cinesi sono in aumento, solo a 3600 cinesi è permesso di contrarre le nozze e trasferirsi nell’isola. Tuttavia le donne cinesi incinte e regolarmente sposate con taiwanesi stanno ottenendo il permesso da Taiwan per allungare i loro permessi provvisori e quindi poter rimanere fino al parto del figlio, che così potrebbe nascere senza alcun problema. Di alcuni dei casi riferiti dalla “Taiwan’s Straits Exchange Foundation” però non si hanno più notizie, poiché non è più stato possibile sapere se le donne ritornate nella madre patria siano state costrette o no all’aborto.

La tradizione che ha sempre prediletto le nascite di bambini a quelle delle bambine ha causato un gran numero di aborti di feti femminili, infanticidi e mancata registrazione all’anagrafe. (La pellicola The King of Masks tratta appunto della preferenza ai maschi radicatasi nella società attraverso la vita di una piccola bambina venduta come maschio). Ovviamente, questi bambini non registrati, non hanno alcun diritto né per quanto riguarda l’istruzione, né per il diritto alla salute. Circa 120 maschi vengono registrati in media, mentre il numero delle registrazioni femminili è pari a 100. Nonostante questo sbilanciamento di generi, vi sono giornali che dicono che la legge dell’unico figlio deve continuare ad essere applicata. Ma la Cina ha capito anche che è necessario ribilanciare la situazione della mancanza di nascite di bambine. Da alte sfere governative è stato promulgata una legge che punisce severamente il traffico e l’abbandono di bambine e che stabilisce che l’aborto selettivo verrà messo al bando.

L’aborto selettivo è per lo più praticato da numerose coppie delle grandi città che sapendo di poter avere un unico figlio decidono, scoperto il sesso grazie all’ecografia, di rinunziare alla figlia femmina per ritentare con una possibile nascita di un maschio. Zhao Baige, direttrice e deputato della “China’s National Population Commission” aveva ribadito nel luglio 2004 che l’aborto selettivo è diventato illegale ed è severamente vietato. La Cina ha infatti deciso di provare a regolare la proporzione del rapporto dei numeri tra i sessi livellandola fino al 2010. Zhao Baige specificò in proposito che è iniziato a Pechino un progetto dal nome “Girl Care” istituito per proteggere le bambine. In proposito ha ripetuto che la campagna di educazione nelle aree rurali della Cina insegnerà a rispettare e valorizzare le figlie quanto i figli. E’ consuetudine infatti dire che avere un bambino è una benezione più preziosa di qualsiasi tesoro e per questo nessuno si occupa e si cura delle bambine. Solo ai figli maschi è concesso di proseguire il culto degli antenati e solo loro vengono considerati in grado di garantire la discendenza; la società rurale li preferisce per il lavoro fisico nei campi (se però viaggiate per le campagne della Cina vedrete in ugual misura e modo lavorare sia donne che uomini). Per questo motivo verranno dati dei supporti economici a quelle famiglie contadine che solitamente si affidavano in età avanzata alle cure dei figli maschi: verrano offerte alle famiglie con figlie sgravi fiscali, polizze gratuite fino alla maggiore età della figlia, vantaggi economici, rimborso delle rette scolastiche, sconti sull´affitto della casa e agevolazioni nella ricerca di lavoro. Zhang Weiqing dirigente della Commissione Nazionale per la pianificazione demografica, ha specificato sul quotidiano ufficiale China Daily , di essere favorevole alla nuova legge poiché questa potrà creare un ambiente più piacevole per le donne, promuovere l´uguaglianza tra i due sessi oltre che correggere lo squilibrio nelle nascite. Questo però, secondo Zhao Baige, non significa rinnegare la politica dell’unico figlio, anzi a suo giudizio vi sono altre società asiatiche che nonostante sprovvisti di tale legge hanno sbilanciamenti simili. Zhang Weiqing, ha confermato la messa al bando dell’aborto selettivo, ma è scettico sulla effettiva voglia dei cinesi di rispettare la nuova legge, poiché sempre più nuove tecnologie renderebbero possibile identificare il sesso. Il divieto non ha ancora dato alcun risultato positivo. La polizia non riesce sempre a fermare i dottori che praticano clandestinamente gli aborti di bambine. Ed è difficile avere accesso alle statistiche per poter quantificarne il numero.

Fonti:
Amnesty International – Ansa – BBC Asia – Beijing Portal – Beijing Times – China Daily – China News Service – China Youth Daily – “Figlie della Cina” di Bamboo Hirst – news.com – “Storie di infanzia violata” di Stella Pende – Unicef – Xinhua