Il Punk rosa scuote la Cina

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La musica è sempre stata un modo per cercare di spiegare i “giovani” di tutto il mondo. L’austera ma camaleontica Cina si trova ad affrontare quello che la generazione degli anni ’70 ha insegnato al mondo: vivere creando proprie ritualità e valori nel dopo Tienanmen

“La scoperta della musica occidentale, in particolare della musica punk in Cina (pe’ngke), è una chiave di lettura importante per conoscere una società così complessa”. Serena Zuccheri, autrice del libro “Punk in Cina”, affronta con entusiasmo gli studenti dell’università Orientale di Napoli in un incontro dal titolo che richiama quello del suo lavoro, svoltosi a Napoli l’8 marzo. Insieme al professor Trentin, docente di lingua Cinese e a Valentina Pedone, altra protagonista del dibattito, si è cercato di comprendere l’evoluzione e la ricerca di una propria identità dei ragazzi cinesi, da sempre abituati a un rigido schema educativo. “Il fenomeno punk in Cina l’ho scoperto durante due viaggi. Il primo – prosegue la Zuccheri – nel 1999 è durato pochi mesi, mentre nel secondo, un anno tra il 2001/2002, ho potuto approfondire quanto la musica punk sia cresciuta, soprattutto tra le ragazze, che pian piano cercano di vivere la propria femminilità e indole senza dover per forza mostrarsi donne di ferro a difese delle tradizioni di famiglia. Grazie all’arrivo massiccio di studenti e turisti stranieri, dal ’90 in poi si è assistito a una crescita a vista d’occhio dell’attenzione verso un genere, il punk appunto, che ha per molti ragazzi cinesi rappresentato libertà e scoperta della propria individualità”. Si allaccia al discorso Valentina Pedone, che ha partecipato al documentario “Fiori a Beijing”, presentato durante il dibattito: “Nel documentario, frutto dei miei anni in Cina in seguito a una borsa di studio, ho potuto vivere la mia passione per la musica punk, in particolare con alcune ragazze con cui ho anche suonato (come si vede nel filmato ndr.) dal vivo. Ho vissuto in sintonia con i giovani cinesi, scambiando opinioni, esperienze e scoprendo molto. Come quando – prosegue la Pedone – una volta chiesi a uno di loro come stava e lui di rimando si è davvero compenetrato nella domanda, descrivendomi dettagliatamente il suo momento, soprattutto la noia che sentiva, vera molla del punk”. Un esempio infine per rendere meglio l’idea: ”Per comprendere in fondo la vitalità e la voglia di vivere nuovi stati emotivi, basta sottolineare il “rito” tra i giovani punk cinesi del baodàzi (stripping off cassettes in inglese), che vuol dire sentire e risentire la cassetta o il cd tante volte fino a farli consumare”. E se questo non è punk?

11 marzo 2005

Si ringrazia http://www.campaniasuweb.it per la gentile concessione