Per la prima volta Proprietà privata e tutela dei Diritti Umani nella Costituzione cinese

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Pechino – 16 marzo – Quasi una rivoluzione, almeno sulla carta, l’inclusione nella Costituzione cinese della proprietà privata. Difatto la Cina aveva abbandonato il vecchio e fallimentare modello economico già da ormai da 25 anni, teorizzando una economia socialista di mercato e aprendo così la strada ad una progressiva e talvolta selvaggia liberalizzazione. In ogni caso Pechino sembra voler decisamente voltare le spalle ai vecchi fallimenti in tema economico, gettandosi a testa bassa nella mischia del mercato globale, anche talvolta col rischio di ammaccarsi le spalle. Ma Pechino fa un passo oltre, e forse anche più significativo: nella Costituzione, dall’altro ieri si fa accenno alla tutela dei diritti umani, anche se non si parla propriamente di libertà d’espressione. Due provvedimenti studiati sia per garantire maggiore sicurezza agli investitori locali e stranieri, che da questo momento possono godere della certezza di non essere espropriati dei loro beni in Cina, sia per rabbonire le critiche volte a Pechino da vari governi occidentali in tema di tutela dei diritti umani, in un momento di incertezza politica, visto le difficili relazioni tra Pechino e Taipei.