Pechino ferma il dialogo con il Dalai Lama

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19 settembre 2002 - La Cina nel corso della settimana scorsa ha annunciato che non vi sarà alcun cambiamento di politica nei confronti delle "attività separatiste" del Dalai Lama, invitandolo a riconoscere l'autorità del partito comunista sul Tibet e su Taiwan. Le affermazioni del portavoce del ministero degli esteri cinesi, Kong Quan, mettono dunque fine a tutte le speranze che si erano create in seguito all'incontro fra il rappresentante del Dalai Lama e alti ufficiali del governo tibetano. "Non vi sarà alcun cambiamento nella nostra politica" ha affermato Kong, "almeno finché il Dalai Lama non metterà fine alle sue attività separatiste e riconoscerà il Tibet e Taiwan parte inalienabile della Cina, e che la Repubblica Popolare Cinese è l'unico governo legittimo a rappresentare la Cina…Poi si potrà parlare con il Dalai Lama".
Queste tre condizioni sono state esposte per la prima volta nel 1997 dallo stesso presidente Jiang Zemin; se non saranno sottoscritte dal governo in esilio tibetano non sarà possibile aprire alcuna trattativa. Il Dalai Lama da Dharamsala in India, dove si trova esiliato, si era già più volte impegnato sulla parola a rispettare questi tre punti, ma Pechino aveva bollato gli impegni presi verbalmente dal Dalai Lama come inattendibili, continuando a rifiutare qualunque tipo di dialogo già dal 1993.